Giorno: 11 giugno 2014

Le cronache della Leda #18 – Finestre

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Le cronache della Leda #18 – Finestre

 

Il mare mi è sempre piaciuto, ma soltanto come una cosa da guardare da una certa distanza, come quando si indietreggia per guardare meglio un quadro, per coglierne l’insieme. Già da piccola, le volte che andavamo in Liguria a casa di una zia di mia madre, mi incantavo a guardarlo dalla finestra del salotto che dava sul lungomare. A me piaceva quel rettangolo di mare contenuto dal bianco dell’infisso, come se non fossi pronta a sopportarne l’immensità. A me non serviva tutto il mare, me ne bastava un pezzo. Andavo con le mie amichette a giocare in spiaggia e sulla sabbia, ma quando stavo lì non mi sembrava di vederlo più il mare, ero solo una bambina che giocava sulla spiaggia.

Anche negli anni successivi il mio mare è stato spesso quello della Liguria; da ragazzina prima e da sposata poi, nelle case o negli alberghi dove avremmo soggiornato, all’arrivo, sceglievo una finestra e quella, Saverio lo sapeva, diventava la mia finestra per tutta la vacanza. All’alba e al tramonto, e comunque prima che il sole calasse, me ne stavo lì e guardavo il pezzo di mare che mi ero scelta. Certe volte pioveva e lo spicchio d’acqua e di spiaggia diventavano ancora più mie. Dopo un po’ che stavo lì, in silenzio arrivava Saverio a portarmi il caffè. Questa cosa di guardare il mare dalle finestre a lui non l’ho mai spiegata ma l’aveva capita. Mi portava il caffè, restava un paio di minuti a guardare quello che vedevo io, poi mi lasciava sola col mio pezzo di mare.

Poi i treni, se si andava verso il mare, stavo attenta a scegliere il posto accanto al finestrino nella direzione giusta, quella da cui sarebbe comparso il mare. Dai treni la vista era diversa, il mare era qualcosa che passava e che poi subito ti mettevi alle spalle, il mare spariva mentre gli andavi incontro. In quei momenti forse ne ho afferrato la grandezza, la meraviglia di qualcosa che è dappertutto ma che per te sarà soltanto un pezzo. Il pezzo che puoi vedere da un buco nel muro, da uno spiraglio che lasciano due assi divelte, da una finestra.

Ho sempre cercato di ritagliarmi un pezzo di bellezza che potessi sopportare, l’impossibile. Sono sempre stata una che si è appassionata alle cause perse e ritagliare il mare dovrebbe essere la metafora da usare per raccontare le cose che non si possono raggiungere.

Io, comunque, il mare lo amo sul serio, anche adesso. In giugno, ogni anno, io e la Luisa ci andiamo, facciamo due settimane sempre nello stesso albergo. Prendiamo una camera doppia con la vista sul mare. La Luisa non brontola più come fino a pochi anni fa, ora rimane a letto quando mi alzo all’alba a guardarmi il mio mare, so che mi guarda e mi vuole così bene che finge di dormire.

Leda

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©gianni montieri