Giorno: 27 Mag 2014

Nadia Terranova – Scusi lei ha votato?

MIlano Rogoredo - foto gm

Nadia Terranova

Scusi, lei ha votato?

 

Signora, cosa le offriamo? Prosecco, grazie. Snack dolce o salato? Salato. Taralli o biscotti al rosmarino? Rosmarino. Ora mi chiede se il rosmarino lo voglio cinese o biorganico, sembra quelli che ti sfiniscono di domande sulla pizza al taglio: la taglio o la piego, la mangia qui o in piedi, camminando o seduta, vuole un tovagliolo o un vassoio? Il giorno in cui perdemmo l’assertività. Signor Romanov, mentre ci prendiamo il Palazzo d’Inverno preferisce accomodarsi in salotto o nella stanza degli ospiti? Tra bolscevichi e menscevichi vinse il carrello della carrozza business. Un altro prosecco non ce l’ha, intendo: avete solo questa marca? Sorride e mi riempie il bicchiere. Scusi, sa, devo ancora votare. Di dov’è, ah siciliana, e arriva fin laggiù? No, torno soltanto a Roma, ero fuori per lavoro. Anche perché scusi, sa, ma se andassi fino in Sicilia arriverei alle quattro di mattina e i seggi sarebbero già chiusi. Il giorno in cui scoprimmo che chi ti faceva lo scontrino non sapeva l’aritmetica. Accendo il mio tablet, tanto spartano che i miei amici l’hanno battezzato Tabliet, il tablet sovietico. Tabliet dice che abbiamo preso la Grecia e perso la Francia, e dice pure di ricordarmi la cultura del sospetto, che il ragazzo con il carrello avrà votato Grillo. Scusi, lei cosa ha votato? Io non voto, signora. No, scusi, perché, quanti anni ha, così giovane e già così sfiduciato. Sono del ’70, signora. Ma è più vecchio di me, smetta subito di chiamarmi signora. Ho detto sette volte scusi. Il giorno in cui mi era rimasta solo la buona educazione, e non mi faceva compagnia. Sono seduta in direzione contraria a quella del treno, potrei vomitare il prosecco. Ho mai vomitato qualcosa di cui non mi sono pentita? Mi sono mai pentita di qualcosa che ho votato? Il primo voto non si scorda mai. Storia della sinistra in Italia: first we take l’attacco al cuore dello Stato, then we take pista ciclabile. Ho votato per la prima volta negli anni Novanta e il giorno dopo sono partita per la gita della maturità, la scuola ci portava a Praga. Mi piaceva un ragazzo e in pullman mi addormentavo tutte le mattine. Mi ricordo il giorno che siamo stati a Karlovy Vari. Mi ricordo che una sera mi è caduto il phon nel lavandino e ho pensato che in quella stanza saremmo morti tutti. Mi ricordo che quando il preside al microfono, in pullman, ci ha comunicato i risultati dello scrutinio, la guida ceca ci ha rimproverati perché avevamo fatto vincere i comunisti che nel suo paese avevano fatto tante brutte cose. A quell’affermazione i ragazzi fascisti hanno battuto le mani e invece i ragazzi comunisti hanno fischiato. Io, fresca di lettura dei Manoscritti del ’44 e della mia giovane e secondo me originale convinzione che non fosse un libro politico ma un romanzo straordinario, ho detto solo: ma di cosa parlate, guardate che ha vinto Prodi, però non mi ha sentito nessuno. L’ultimo voto non si scorda mai. Per due mesi: voi state governando con Alfano – no, siete voi che sapete solo stare all’opposizione con l’orecchino. Poi arrivava Napolitano e faceva finire la ricreazione. First we take presidente della Repubblica, then we take aperitivo business. Mi alzo, mi sgranchisco, vado alla carrozza ristorante. Ce l’ha un prosecco in bottiglia piccola? Sì, ecco. Ma è una bottiglia grande! È la più piccola che abbiamo. Vabbè, mi dia un bicchiere. Si può sedere, se vuole. Mi accomodo e sparpaglio le mie cose sulla tovaglietta blu di carta. Tabliet dice che in tv c’è Gabriel Garko, mi telefona l’uomo che amo: “in televisione c’è…” “lo so”. La distanza tra il primo voto e il prossimo voto è un pullman in un’epoca senza cellulari e una business class con uno schermo portatile tutto tuo, senza che tu sia diventata più ricca. Scusi, e lei mi dica, almeno lei ha votato? Sì, signorina, ho votato stamattina, e lei? Sto andando a votare adesso. Eh, votare è importante. Grazie per avermi chiamato signorina. Scusi, lei se lo ricorda il primo voto? Ah no, era molto tempo fa, mica sono giovane come lei, signorina. Grazie per il giovane, sa, io mi ricordo anche prima del primo voto. Tabliet non lo sa, ma a quindici anni appena compiuti mi sono presentata a un gazebo di partito e sono stata molto assertiva: ciao, mi chiamo Nadia, firmo la vostra protesta (ricordarsela, la protesta), e poi mi fate anche la tessera. Mi hanno detto che potevo firmare l’importantissima protesta ma per la tessera niente da fare, ero piccola. Ho detto che non ero piccola per niente e un minuto dopo avevo in mano il modulo e la penna. Qualche mese dopo serviva qualcuno che andasse a Frattocchie, non voleva andarci nessuno e ci andai io. First we take scuola estiva di partito, then we take signorina. Scusi, sa, signorina fa tanto zitella, forse era meglio signora. Due anni dopo avevo restituito la tessera e fatto casino di dissidenza, credo non se ne ricordi nessuno.

Il treno è entrato in stazione, torno a posto, tiro fuori dalla borsa la tessera elettorale, c’è la firma di Alemanno, ci sono tre timbri, chissà dov’è quella vecchia, quella siciliana, la mia storia è una storia di timbri e dolore. Il manager di fronte alza gli occhi e per la prima volta mi guarda. Ha la faccia di uno che ha sempre votato bene e vorrei supplicarlo senza ironia, scusi lei ha votato? Cosa ha votato? Mi sento smarrita, sono depressa oppure non me ne importa nulla, so che stavolta voglio copiarlo. Il suo sguardo dice solo: questa business in offerta a trentanove euro, accessibile davvero a tutti, comincia a essere un serio problema del paese.

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© Nadia Terranova