TRP, un giorno dopo: Mario Benedetti

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Treviglio, 25 maggio 2014

Queste sono alcune delle parole che Stefano Pini ha scritto, in accompagnamento ai testi che Mario Benedetti ha scelto di leggere:

“L’incontro di oggi è nato, inconsapevolmente, una mattina d’inverno del 2008, quando presi in prestito in una biblioteca milanese Umana gloria, libro di Mario Benedetti edito nel 2004. Lo feci quasi per caso, incuriosito dal tanto parlare che se ne faceva allora: io arrivavo in ritardo, dopo due ristampe esaurite e la vittoria del Premio Napoli; io non sapevo niente dell’autore, delle sue storie. Il libro mi ha aperto a un mondo diverso e al tempo stesso conosciuto, mi ha fatto intuire una delle possibili strade della poesia italiana di oggi. Umana gloria è una mappa: geografica, innanzitutto, con i rimandi ai luoghi dell’infanzia e della giovinezza di Benedetti, snodata tra il Friuli e la Slovenia, che passa per Milano e arriva fino all’amata Bretagna; antropologica, poi, con la volontà – e la necessità – di indagare senza falsificazioni (etiche e poetiche) il reale, la vita com’è, nuda; linguistica, infine, con il verso che si distende, si spoglia degli sperimentalismi per abbandonarsi a una scrittura tenue, prosastica. Tutto questo va a costruire un percorso che, in sordina ma con forza, attraverso la sensibilità del linguaggio accomuna l’esperienza del singolo (il poeta) a quella comunitaria (dei lettori). Il mondo che si svela all’occhio del lettore è il quotidiano in cui le verità, i valori e i sentimenti sono legittimati attraverso una poesia che dà spessore all’esistenza prendendone le distanze, percependola in difetto. Una gloria terrena che, tramite il verso, diventa resto. Un’umanità fatta propria essenzialmente nell’esperienza della perdita”.

Ed ecco che una in particolare, questa, meravigliosa, poesia torna a toccarci:

 

Che cos’è la solitudine.

Ho portato con me delle vecchie cose per guardare gli alberi:
un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota.

Ho freddo, ma come se non fossi io.

Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro
come un uomo con un libro, ingenuamente.
Pareva un giorno lontano, oggi, pensoso.
Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri,
il Natale nei racconti,
le stampe su questo parco come un suo spessore.

Che cos’è la solitudine.

La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non sporcare,
si è distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto,
un martello perché non ne aveva la forza, un’oscenità grande.

L’ho letto in un foglio di giornale.
Scusatemi tutti.

 

Poi l’accento cade su “Tersa morte”, l’ultimo libro di Benedetti, dove tutto si abbandona.

L’esperienza sopravanza ogni possibile stilistica e perciò non resta che percorrere queste strade umane…

“Tutto a una distanza sola” – scrive Benedetti, a una sola unità di misura provare a “vedere nuda la vita / mentre si parla una lingua per dire qualcosa”.

(…)

E noi lo ascoltiamo, rapiti, in silenzio.

Cristiano Poletti

 

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