Paolo Agrati poesie (aspettando InEdito – raccontare obliquo)

aolo agrati foto di massimo tecchia

aolo agrati foto di massimo tecchia

Questa è la settimana che porta a Inedito 2014 – Macao il festival Raccontare Obliquo dura tre giorni (a partire da oggi)  23/24/25 maggio. Sabato 24 maggio alle 17,30 InEdito ospita (Quando la realtà supera la fantasia) di Paolo Agrati. Oggi entriamo in  InEdito con alcune sue poesie . Il fine settimana è arrivato,  vi aspettiamo. (gm)

inedito

Ma che m’importa che rimanga
una traccia di me.
Per quanto profondo un solco
non possiede la sua forma.
E pure un assassino, un tiranno
un bifolco lascia l’orma.
Non m’importa del tempo
nel cammino il mio affanno
la misura, è la distanza
tra un arrivo e una partenza.
Che m’importa se qualcuno
leggerà le mie parole
le parole rimangono parole
anche se nessuno le ascolta.

da: Nessuno ripara la rotta. La vita felice 2012

Accarezzo le tue inesattezze
mentre parli a tua madre.
Seguendo le curve della schiena
bendate in cima dal reggipetto
e poi dal collant troppo stretto.
Adoro sentire il tempo che abbonda
sui fianchi. Il tuo seno imperfetto.
Ma qui al ristorante il momento
è per desiderarti soltanto.
Pensare che dopo il pranzo
il vino, la carne, i parenti.
La qualità più croccante
del gusto è l’attesa.
Perciò che per ora sia pasto
sia il vino, la carne, i parenti.

Da: Quando l’estate crepa. Lieto colle 2009

Non resta che ingannarle, queste dita
distrarle in qualche astuta operazione
quotidiana. Si incontrano smarrite
dalla lieve passeggiata del mattino.
Era la mia lingua straniera, compresa
dalle labbra con le quali non pronunci
parola, era lo sguardo d’erba bagnata
la marcia dei soldati sulla pelle di neve.
L’impronta non concessa a questa bocca
illusa d’esser casa di un respiro.
Del suono, del tuo soffio sono cassa.
Ti porto come un organo
all’altare della chiesa.

***

©Paolo Agrati