Giorno: 7 maggio 2014

Le cronache della Leda #13 – La morale dei dolci

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Le cronache della Leda #13 – La morale dei dolci

 

La Luisa mi ha scoperta. Sapevo che prima o poi sarebbe successo, ma non mi sono fatta trovare pronta. È entrata in casa puntandomi il dito in faccia, sparando tutta una serie di Tu, aveva la delusione scritta sul viso, il tormento negli occhi, qualcosa come un dolore, una ferita. Era furibonda. Ha scoperto che non faccio io le torte del martedì. Qualche settimana fa ha visto la Giovanna che veniva a casa mia e che entrava con un pacchetto, all’inizio non ha sospettato ma poi si è accorta che qualcosa stonava, che la Giovanna prima di citofonare si è guardata alle spalle. Allora  ha deciso di approfondire. Il martedì successivo alla stessa ora si è appostata nel bar di fronte casa mia. Dieci minuti dopo è arrivata la Giovanna con il pacchetto. Il martedì successivo ancora. Quando si è sentita sicura è venuta da me.

«Tu, tu, tu. Come hai potuto? Torta alle mele, Tiramisù, Millefoglie. I biscotti, addirittura. Come hai potuto ingannarci così. No, non dire niente. Ci conosciamo da quarant’anni, come hai potuto? Se puoi mentire su una torta puoi mentire su tutto. Abbiamo fatto insieme le vacanze, abbiamo riso, abbiamo pianto. Ti ho confidato i miei segreti, tutti i miei segreti. E poi l’Adriana e la Wanda ti vogliono bene. Volevi farci credere di essere una vecchia nonnetta come noi? Ecco quello che pensi: Noi siamo delle nonnette mentre tu sei l’intellettuale.»

La guardavo, muovevo le labbra come per cominciare a dire qualcosa ma non mi usciva una parola. Ero esterrefatta non solo dalla rabbia della Luisa ma da me stessa. In effetti, come avevo potuto.

«Pensa che piano, mettersi d’accordo con la Giovanna. Quell’altra poi, con quella finta gentilezza, chissà le risate alle nostre spalle. Mi deludi, Leda, mi deludi profondamente. È questo che hai imparato sui libri? La tua Questione morale finisce in una crema chantilly, nello zabaione. No, non dirò niente alla Wanda e all’Adriana, dovrai farlo tu, devi prenderti le tue responsabilità, e dovrai raccontare a loro tutto, davanti alla torta. A proposito, cosa avete concordato tu e la spia venuta dal forno per oggi? Quale capolavoro ti sei fatta preparare?»

Farmi preparare le torte era un gioco. Ho sospirato e le ho chiesto se volesse un caffè.

«Ah, quello sai prepararlo da sola?»

Ho sorriso e  pure lei, ma l’ha trattenuto, era ancora arrabbiata. Ho preparato il caffè in silenzio, non sapevo cosa dire. Come facevo a spiegare a lei e alle mie amiche, loro che sono le mie amiche più care, che farmi preparare le torte di nascosto era un modo per ingannare me stessa. Era la mia maniera di fingermi la nonna che non sono. Una nonna che ha l’unico nipote lontano, un nipote che non accarezza da un pezzo e al quale manda le faccine su Skype. Mentre aspettavamo il caffè guardavo la Luisa, aveva le lacrime agli occhi e io avevo voglia di piangere. Le ho preso le mani e le ho detto: «Luisa, io ti voglio bene. Ti ho sempre raccontato tutto, e hai ragione, oggi pomeriggio vi racconterò anche questa. Devo solo pensare alle parole, che trovarle è più difficile di fare le torte.»

Allora la Luisa mi ha sorriso e ha detto: «Vediamo se il caffè ti viene ancora buono.»

Dopo le ho detto di venire con me che andavamo dalla Giovanna a ritirare la torta.

Leda

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© gianni montieri