Intervista a Ilaria Beltramme sul romanzo “Il papa guerriero”

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Ilaria Beltramme, Il papa guerriero (Newton Compton, 2014)

Intervista di Anna Maria Curci a Ilaria Beltramme

Il 17 aprile scorso, al “Villaggio Cultura – Pentatonic”,  ho avuto modo di tornare a incontrare Ilaria Beltramme, in occasione della presentazione del suo romanzo Il papa guerriero. Con Marco Guerra della libreria “Pagina 348”, che ringrazio, abbiamo rivolto all’autrice alcune domande. Ne è nata una conversazione vivace, che ha coinvolto tutti i presenti. Come è avvenuto per il suo precedente romanzo, La società segreta degli eretici, ho poi inviato a Ilaria le mie domande e ho ricevuto le sue risposte. Pubblico qui di seguito domande e risposte, con il mio grazie a Ilaria Beltramme. (a.m.c.)

AMC: La scelta del punto di vista per narrare la nascita e l’evoluzione del mito del “papa guerriero”, Giulio II, Giuliano Della Rovere, è quella di un personaggio di pura finzione e grande verosimiglianza: il punto di vista di una cortigiana. Perché?

IB: Sentivo il bisogno di navigare nelle stesse acque di Giulio II rimanendo, però, in una posizione defilata. Mi piaceva l’idea di guardare al “suo” Rinascimento dal buco della serratura e con gli occhi di qualcuno che non si facesse abbagliare dallo splendore accecante della sua politica, della sua personalità e del suo gusto artistico. Insomma, cercavo un Cinquecento romano con tutte le ombre del caso, perché ne venisse fuori il ritratto di un’epoca a tutto tondo, vera anche nelle sue debolezze, o nelle sue difficoltà. La Roma degli anni di papa Della Rovere è una realtà strana, di inondazioni, violenze, fame, oltre che di artisti che la decoravano e papi che rientravano in Vaticano. Il punto di vista di Isabella (la protagonista inventata) è giudicante, nel senso che la mia giovane cortigiana non si cura troppo dello splendore ritrovato della Curia, ma è testimone di ogni suo movimento e soprattutto è stata vittima dell’arbitrio del potere romano e a questa esperienza reagisce, basando tutta la sua vita sull’odio che ha maturato nei confronti di Giuliano Della Rovere prima che diventasse papa.

AMC: La sapiente interazione tra finzione narrativa e ricorso alle fonti storiche, alla fedeltà ai documenti prosegue qui rispetto al romanzo storico precedente, La società segreta degli eretici. Qui tuttavia si rinuncia del tutto a salti tra epoche e a voli nel tempo, mentre la bibliografia riportata in fondo al volume testimonia un attento lavoro sulle fonti storiche, consultate in ampiezza e in profondità.  Quale, tra i numerosi testi presi in esame, ha avuto maggior peso nella composizione del romanzo?

IB: Ne La società segreta degli eretici, il salto temporale era funzionale alla storia di documenti, libri, filosofie perduti che volevo raccontare; per Il papa guerriero non c’è stato bisogno. La storia dell’epoca è sufficientemente densa per non allontanarsene troppo ed è tradizionalmente molto dibattuta e studiata, quindi invitava a osservare quegli anni da un punto di vista diverso. Ho letto moltissimo per tentare di comprendere la politica e il tempo di Giulio II, oltre che la sua personalità, che di per sé meriterebbe un libro a parte. Ludwig von Pastor è da sempre una specie di “faro” quando si parla di pontefici. Nella sua Storia dei papi, al Della Rovere dedica quasi seicento pagine, un corposo volume tutto per lui (o quasi), ma sono le sue note la fonte di ispirazione inesauribile del mio romanzo, è lì che emerge lo spirito dell’epoca e del mio racconto: nelle lettere degli ambasciatori veneziani, spesso picchiati dal papa; nei resoconti degli incontri ufficiali; nelle lettere dei nobili da cui emerge il giudizio non sempre lusinghiero che i suoi contemporanei avevano di lui. Felice, invece, l’ho incontrata grazie alla serissima biografia scritta da una storica americana, Caroline P. Murphy, che ha pubblicato un libro prezioso intitolato La figlia del papa, in cui si tratteggia perfettamente non soltanto l’ambiente culturale in cui si muove Felice, ma anche la sua personalità, complessa, libera e “terribile”, proprio come quella del padre.

AMC: L’amore per la città di Roma, del quale tu non fai segreto, è intensificato, se possibile, dallo sguardo di Isabella, il cui attaccamento alla città non recede neanche quando se ne deve allontanare, neanche quando Roma, con insidie e trame accelera i rovesci della fortuna, altri protagonisti del romanzo. Quale Roma è presente, quale città è rappresentata qui?

IB: Isabella è una romana per davvero. Vive nella sua città e la sua città la “usa” tutta, comprendendo perfettamente come “funziona”. E le manca. Quando la vita la costringe a scappare, saranno proprio le trame e i pettegolezzi a mancarle, a farla sentire orfana. È una sensazione “moderna” la sua, simile a quella che provano molti romani costretti ad abbandonare Roma e che, una volta lontani, si riscoprono nostalgici anche dei suoi aspetti meno gratificanti. La città di cui parlo nel libro, però, è ben diversa dalla Città Eterna che si svilupperà già alla fine del Cinquecento, con l’elezione di Sisto V. Quella del 1503 non è una metropoli, è un borgo affogato di rovine di cui si sa poco o niente. È un agglomerato urbano vittima costante delle esondazioni del Tevere, con un tessuto sociale estremamente variegato, ma composto da pochissimi residenti (circa cinquantamila) e molte cortigiane che a Roma prosperano proprio per l’altissima percentuale di preti e nobili, o soldati, impegnati in viaggi d’affari. Quest’Urbe è minuscola anche per estensione, vive in una manciata di rioni su cui “trionfa” la via Papalis, l’arteria su cui scorre la vita romana e su cui si affacciano i palazzi dei cardinali e degli aristocratici. È una città che non esiste più, ma che si prepara al grande balzo. È una città che lentamente riscopre il suo passato, dà un nome alle rovine e lo fa anche grazie al contributo di Giulio II che, non scordiamocelo, avvia il nucleo centrale dei Musei Vaticani partendo dalla sua collezione antica, custodita nel cortile di San Pietro in Vincoli, prima, e al Belvedere, poi. Ed è una città bellissima e caotica, come sempre.

AMC: Il titolo del romanzo, Il papa guerriero, non mente sul contenuto della vicenda narrata, tuttavia non ne anticipa tutta la costellazione, perché si può affermare che, accanto a Isabella, è Felice Della Rovere, la figlia del papa, consapevole e determinata figlia del suo tempo e capace tuttavia di precorrere i tempi, a rivestire un ruolo di primo piano. Isabella e Felice, i loro incontri e i loro scontri, la loro diversità e la loro affinità, conferiscono a questo romanzo storico anche il carattere di romanzo di formazione, dove, finalmente, sono figure femminili al centro di un itinerario che passa per il cambiamento e la progressiva presa di coscienza dei rapporti tra individuo e storia. Quali considerazioni hanno fatto maturare questa scelta?

IB: Sì, insieme Felice e Isabella faranno scoperte interiori che altrimenti, impegnate come sono a rivestire un ruolo sociale che rischia di schiacciarle, non avrebbero la forza di svelare neanche a loro stesse. È una formazione sentimentale la loro, nel senso che – nel caso di Isabella – sarà proprio l’affinità con Felice Della Rovere a farle scoprire il prezzo che rischia di pagare alla vendetta e all’odio. Negli anni, infatti, concentrata in queste sue trame, la cortigiana dimentica ogni altro aspetto della sua vita, della sua crescita. È come paralizzata nel ruolo della vendicatrice, ma lentamente, grazie all’amore tormentato che nutre nei confronti di un capitano mercenario e all’amicizia con una persona “degna” della sua intelligenza e della sua aspirazione alla libertà, cioè Felice Della Rovere, riuscirà a completarsi. Allo stesso modo Felice è prigioniera della sua posizione. All’inizio della storia la figlia del papa è tutt’al più “una bastarda” che deve essere piazzata in un matrimonio politicamente conveniente per il padre. Ma nel tempo, la sua personalità, le sue aspirazioni e la sua forza riusciranno a tirarla fuori da questa trappola, mentre il suo istinto a conquistarsi spazi di autonomia e libertà l’avvicineranno a questa strana “amica” che le “suggerirà” un’altra via: l’indipendenza. Felice e Isabella sono due donne uniche, per questo si incontrano e si parlano. Le loro intelligenze sono le sole armi che hanno a disposizione per ricavarsi spazi di libertà in una società che le vuole congelate nei loro ruoli. Questa vicinanza è salvifica per entrambe e vuole raccontare lo sforzo delle donne per affermarsi in un’epoca splendente, ma estremamente crudele, specie nei riguardi di madri, mogli, figlie e sorelle che a fatica emergono dalle pieghe di una storia ufficiale, spesso troppo frettolosa quando c’è da analizzare tematiche femminili.

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Dal risvolto di copertina  de Il papa guerriero:

È una giornata carica di aspettative e timori quella del 1° novembre 1503, scelta per l’elezione di papa Giulio II. Irascibile e vendicativo, il nuovo pontefice è famoso per le sue doti di stratega e militare, l’amore per l’arte, i suoi modi sbrigativi [… ]. Tanti sono i suoi nemici, anche tra la gente comune, e la giovane Isabella lo sa bene. Bellissima cortigiana dalla storia familiare tormentata, la ragazza agisce nell’ombra aspettando il momento giusto per mettere in atto la sua vendetta. È convinta che proprio Giulio II sia il responsabile delle sue sofferenze [… ]

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Ilaria Beltramme è nata a Roma 41 anni fa. Ama la sua città di un amore smisurato ed è convinta che il Tevere sia una divinità. Per Newton Compton ha pubblicato: 101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita, 101 perché sulla storia di Roma che non puoi non sapere, Roma in un solo weekend, La società segreta degli eretici e Il Papa guerriero. Per Mondadori ha pubblicato Caccia ai tesori nascosti di Roma e Magna Roma.

 

Ilaria Beltramme - Foto di Emiliano Cavicchi

Ilaria Beltramme – Foto di Emiliano Cavicchi