Giorno: 30 aprile 2014

Felicitas Hoppe, Johanna: prologo

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Esce oggi per Del Vecchio editore: Johanna di Felicitas Hoppe, una scrittrice e una storia da non perdere. La traduzione, e ciò ci rende molto felici, è della nostra Anna Maria Curci. Presentiamo qui come anteprima le prime pagine del libro (gianni montieri)

Felicitas Hoppe, Johanna, Del Vecchio editore. Traduzione Anna Maria Curci

PROLOGO

Johanna, Giovanna, nacque nella notte dell’Epifania, la notte che celebra l’arrivo dei tre Re Magi. Gli animali iniziarono a parlare, i frati tennero alta la stella, solo i re non riuscivano a mettersi d’accordo.
Diciannove anni dopo, quando il vescovo si apprestava infine a pronunciare il verdetto di condanna a morte e il boia si avvicinava con il suo carro, le forze abbandonarono Giovanna. Interruppe il vescovo e disse che avrebbe fatto tutto ciò che le veniva imposto di fare. Gli inglesi andarono su tutte le furie, scagliando pietre urlavano che il vescovo Cauchon era un traditore. Giovanna, che non sapeva né
leggere né scrivere, firmò con una croce la formula di abiura. Rideva nel farlo, e gli inglesi urlarono con maggior forza.
Il ventisette maggio il vescovo ricevette la notizia che Giovanna aveva avuto una ricaduta, era tornata a indossare abiti maschili e aveva ritrattato tutto ciò che aveva sottoscritto. Il trenta maggio, verso le nove, ottanta o ottocento soldati inglesi scortarono il suo carro fino al Mercato Vecchio di Rouen. Tuttavia, un certo Loiseleur riuscì a salire sul carro e, tra le lacrime, a implorare Giovanna di perdonarlo per l’ingiustizia arrecatale. A fatica riuscì a sfuggire agli inglesi.
Giovanna restò in piedi per un’ora sulla piazza del mercato, mentre Nicolas Midi teneva una predica e il vescovo rendeva noto per la seconda volta il verdetto di condanna a morte. Per l’ultima volta, Giovanna difese i suoi re, che peraltro erano assenti.
Prima che fosse condotta al rogo, le fu messo in testa un berretto di carta, sul quale erano scritte tre parole, per tutti coloro che sapevano leggere. In testa al corteo c’era frate Ladvenu, che, ben visibile anche agli assenti, tenne alta la croce, finché Giovanna non lo pregò di scendere dalla scala, perché la croce rischiava di prender fuoco. Lei stessa aveva in mano una piccola croce di legno che un soldato inglese aveva confezionato alla meglio per lei.
Bruciò viva, poiché il rogo era stato allestito a un’altezza tale che il boia non riuscì a darle il colpo di grazia, malgrado provasse pena per lei, temendo per la propria anima. Nella piazza, alcuni piangevano, tra questi c’erano anche degli inglesi.
I resti di Giovanna, le ceneri e il cuore, che talvolta resiste al rogo, furono gettati nella Senna da Jean Massieu, usciere del tribunale.

(pp. 11-12)

Le cronache della Leda #12 – Normandia

berlino - foto gm

 

Le cronache della Leda #12 – Normandia

 

Ho fatto un sogno.

Naturalmente pioveva ma solo all’inizio. Io e Saverio passeggiavamo in un centro commerciale, in Normandia. Era il 2020 ma eravamo giovanissimi. Le scale mobili erano fatte di sabbia. Il centro commerciale non si trovava sul mare, il centro commerciale era il mare. In fondo al supermercato del centro commerciale famiglie facevano il bagno. Bambini galleggiavano in canotti a forma di carrelli. Tutti parlavano in francese perfetto, anche Saverio. Tutti tranne me. Ma quello che diceva Saverio io lo capivo.  Gli ortaggi e la frutta spuntavano dall’acqua già puliti, in sacchetti desalati, blu trasparente. Si poteva scegliere tra carne da portare via cruda o carne grigliata sulla spiaggia mobile. Carne da mangiare lì in Normandia, al centro commerciale. Nulla faceva pensare alla Normandia se non il fatto che io e Saverio sapevamo di essere in Normandia.

I negozi erano tutti senza vetrine, come al  mercato ma con grandi ombrelloni in stile Versilia. I cani insieme ai padroni passeggiavano dentro il centro commerciale lungo la passerella “qui cani”, posta tra i fastfood (scelta infelice secondo me) e i negozi di elettrodomestici. Eravamo nel 2020 ma gli elettrodomestici erano tutti anni settanta. Non capivo il francese e chiedevo a Saverio che nell’altro francese (quello che capivo) mi spiegava che i frigoriferi e le lavatrici erano realizzati con vera tecnologia anni settanta. Qui al mare il design e il vintage non c’entravano niente. I cani facevano i loro bisogni davanti agli ombrelloni dei frigoriferi. Schiere di padroni in infradito che raccoglievano cacca di cane davanti a lavatrici prima maniera. Quelle con due, tre funzioni al massimo.

Io e Saverio passeggiavamo tenendoci per mano, era tutto molto romantico. Ci volevamo bene anche nel 2020. Davanti all’ombrellone di un fastfood campeggiava la scritta: “Solo oggi il nostro Cheeseburger alle cozze a 25 euro.” I prezzi erano molto cari nel 2020 in Normandia, nel sogno. Saverio voleva assolutamente comprarmi l’anello in rame biodegradabile per il nostro fidanzamento. L’ultima moda della Normandia era il piombo fuso bio, ma Saverio non seguiva le mode nemmeno nei sogni. Ci fermavamo, quindi, all’ombrellone gioielleria.

A un certo punto: spari. Colpi d’arma da fuoco, ma nessuno gridava, nessuno scappava. Una donna correva verso di noi, aveva uno zaino in spalla e sorrideva. Era la Wanda. Diceva che la rapina delle 11 e 30 era andata benissimo, era piaciuta anche ai poliziotti, che come al  solito erano rimasti bloccati nelle scale/sabbie mobili, e avevano sparato colpi di resa al soffitto-cielo del centro commerciale. La Wanda era raggiante. La pagavano bene, circa 1000 euro a rapina, che faceva circa 20000 euro al mese, tolti i festivi. Quando rapinava nel periodo di Natale la pagavano molto di più. Era una regione ben strana questa Normandia ma noi ci vivevamo bene.

Non capivo molto di questo sogno ma eravamo dei ventenni felici. Compravamo il giornale. La prima pagina diceva che a Torino era finalmente arrivato il mare, in pompa magna. Il sindaco riteneva la scomparsa dei Murazzi un male minore. Sul mare sarebbero stati costruiti nuovi piccoli Murazzi. In plexiglass. Marghera non stava più in Veneto ma in Belgio, il petrolchimico era stato trasformato in una fabbrica di cioccolato belga/veneta. Fondente.

Gramsci accettava di sposarci, diceva che per lui andava bene il primo maggio, perché non avrebbe lavorato. Andava bene anche per noi.

Leda

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© Gianni Montieri