Giorno: 17 aprile 2014

Gabriel García Márquez (1927 – 2014) – una nuova solitudine

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Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. (Cent’anni di solitudine – incipit)

Sei inediti di Sebastiano Aglieco

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VERSO IL MONTE

Le stagioni hanno i loro segni, i lenti
aquiloni della terra.
Saliremo verso il monte: i pioppi, le
querce, due linee incomplete che
tracciano una mano.
Ci saranno i decori, dopo
le stanze, i giochi appesi alle
pareti per il nostro perdono.

Ero lì, appena ieri, o forse non sono
mai stato lì.
Dipende tutto da una madre
da come ci partorisce.

 

GIARDINO CON NOCE

Una foglia si stacca ed è già un giudizio
eri a casa, e ora un dio ti ferma qui
tra le righe delle lenzuola.
Condannato dietro il muro
a sentire il mondo nei suoi passaggi
e invece vorrei finire questa
sentenza, rinforzare l’orlo
cospargere il pavimento con lo zolfo.

Da qui
dalla stessa umiliazione
il silenzio respira come un piccolo
figlio, una cosa precisa tra l’uno e
l’altro, tra me e te.

Le foglie si sono fermate.
Ascolta:
il vento è passione e passaggio
forse tornerai dal vento, un giorno, sotto
lo stesso noce.

 

GIARDINO INCOLTO

Per misura perdo, per
troppo retrocedere dello sguardo.
Guarda, i pioppi sono stanchi
fermàti dietro ai miei capelli
– se questo è restare allora
resto qui, immobile
nel passaggio delle nuvole.

Righe controllate, contate.
Il quaderno è finito.

 

COMPITO

Invento formule, lascio girare
le parole – non sto barando.
Ascolto col tatto
col semplice fiato dei bambini.

Ma ecco, guarda
io non parlo più di te
è di me che parlo
dell’ora per tutti, che ci redime.

 

ERI DUE

Senti i piccoli passi?
Ora maturano i suoni
i visi sfatti della resa
e io, tra le coperte a ferro e fuoco
invocavo questa sentenza:
giustizia per gli umiliati.

Dietro un muro
compatto si fermano le lacrime –
se tu vedessi appena un poco, ottuso!
Eri due, ricomposto in un
margine come un’immagine del ricordo.

Devi imparare velocemente
la tua parsimonia ti fa nemico.

 

OLTRE

E già non scrivo più
passaggio del treno tra le nebbie, già oltre
nella distanza della restituzione.

Questo accade alla bellezza:
averla oltre, dopo l’ultima parola di un padre.

Ecco, vedi?
La notte è finita.

 

Sebastiano Aglieco poeta e critico, è nato a Sortino (SR), il 29 gennaio 1961. Vive a Monza e insegna a Milano nella scuola elementare. Si occupa di teatro e scrittura per la crescita delle persone.
Ha pubblicato diversi libri di poesia: Giornata, La Vita Felice 2003; Dolore della casa, Il Ponte del Sale 2006; Nella storia, Aìsara 2009, Compitu re vivi, Il ponte del sale 2013. Inoltre Radici delle isole, La Vita Felice 2009, che raccoglie tutto il lavoro critico svolto in rete e in diverse riviste. È redattore di “Gradiva”, “Il segnale” e dell’annuario di poesia “Puntoacapo”. Il suo blog è Compitu re vivi: (miolive.wordpress.com).