Giorno: 12 aprile 2014

El Desdichado: l’eredità di Nerval

 

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Je suis le Ténébreux, – le Veuf, – l’Inconsolé,
Le Prince d’Aquitaine à la Tour abolie :
Ma seule Étoile est morte, – et mon luth constellé
Porte le Soleil noir de la Mélancolie.

Dans la nuit du Tombeau, Toi qui m’as consolé,
Rends-moi le Pausilippe et la mer d’Italie,
La fleur qui plaisait tant à mon cœur désolé,
Et la treille où le Pampre à la Rose s’allie.

Suis-je Amour ou Phébus ?… Lusignan ou Biron ?
Mon front est rouge encor du baiser de la Reine ;
J’ai rêvé dans la Grotte où nage la Syrène…

Et j’ai deux fois vainqueur traversé l’Achéron :
Modulant tour à tour sur la lyre d’Orphée
Les soupirs de la Sainte et les cris de la Fée.

***

Io sono il Tenebroso, – il Vedovo, – lo Sconsolato,
Il Principe d’Aquitania dalla torre abolita:
La mia unica Stella è morta, – e il mio liuto costellato
Porta il Sole nero della Malinconia

Nella notte del Sepolcro, Tu che mi hai consolato,
Restituiscimi Posillipo e il mare d’Italia,
Il fiore che piaceva tanto al mio cuore desolato,
E la spalliera dove la vite si intreccia alla rosa.

Sono Amore o Febo?… Lusignano o Biron?
La mia fronte è ancora rossa per il bacio della Regina;
Ho sognato nella Grotta dove nuota la Sirena…

E per due volte vincitore ho attraversato l’Acheronte:
Modulando di volta in volta sulla lira di Orfeo
I sospiri della Santa e le grida della Fata.

 

Si tratta del sonetto più famoso tra i dodici che compongono la raccolta Les Chimères (1854) di Gérard de Nerval: una successione di immagini eterogenee, in realtà unificate dal titolo. El Desdichado, Il Diseredato, cioè qualcuno che è stato tagliato fuori da un’eredità. Va da sé che il concetto di eredità assume da subito proporzioni cupe e vertiginose. “Il Principe di Aquitania dalla torre abolita” sembra alludere alla perdita di un casato, mentre la seconda strofa evoca la separazione da un passato felice (di ambientazione italiana, napoletana). Tutto è buio e senza stelle (Baudelaire se ne ricorderà per i suoi Spleen), ma il finale riesce in qualche modo consolatorio. Come Orfeo per due volte ha potuto attraversare il fiume dei morti con la sua lira, così il poetà col canto può ridare vita a ciò che gli è stato tolto per sempre. Un risarcimento fragile e a volte non sufficiente: Nerval morirà suicida il 26 gennaio 1855.
Il sonetto contiene alcuni riferimenti culturali (per lo più alla tradizione classica). Tra questi ce ne sono di meno immediati, come quelli a Lusignano e a Biron (rispettivamente,  re di Cipro, e personaggio delle canzoni popolari vallesi). E però sapere chi sono Lusignano e Biron ci aiuta poco e niente nella comprensione della poesia. Quello che voglio dire è che qui non ci troviamo tanto di fronte a quella che Franco Fortini definisce la difficoltà di un testo poetico (cioè la sua enigmaticità momentanea, dovuta a presupposti e competenze da recuperare). No, la difficoltà è piuttosto al servizio di una più generale oscurità, cioè la deformazione soggettiva del linguaggio ad opera di un io lirico che può permettersi anche di associare in libertà personaggi fra loro molto lontani. Per dirla con Guido Mazzoni (rimando al suo straordinario Sulla poesia moderna, Il Mulino, 2005), all’individualismo sul piano dei contenuti che caratterizza la prima poesia romantica (ovvero la coincidenza tra l’io poetico e l’io empirico) si è aggiunto un individualismo sul piano delle forme, “lo stile come espressione anarchica di sé” (G. Mazzoni, cit., p. 144). Cominciamo insomma a inoltrarci nella notte dell’io, dove la logica diurna perderà gran parte del suo potere. Mazzoni segnala questa svolta formale all’altezza di Rimbaud, e però innegabilmente qualcosa è già avvenuta con Nerval. Per questo dobbiamo considerare l’autore delle Chimères come un pre-simbolista, anticipatore di quell’universo analogico e soggettivo che troverà in Mallarmé la sua resa più impressionante.
Ma questa poesia è famosa anche per un’altra ragione, per così dire esterna. Ha avuto per ben due volte l’onore di essere citata da uno dei più grandi poeti del Novecento, Thomas Stearns Eliot. Nel primo caso si tratta di un riferimento intertestuale ancora vago. Siamo alla fine di The love song of J. Alfred Prufrock, e leggiamo: “Ci siamo attardati nelle camere del mare/ con le figlie del mare incoronate di alghe rosse e brune”. Queste camere del mare discendono dalla “Grotte où nage la Syrène”? Prima di Nerval ci sarebbero Omero, Shakespeare… La conferma che si tratta di un’immagine nervaliana arriva però retrospettivamente. Il secondo riferimento, infatti, non lascia dubbi: alla fine del poema The Waste Land Eliot cita alla lettera il verso “Le Prince d’Aquitaine à la Tour abolie”. Non è casuale che una poesia del genere sia ripresa in un’opera che ha cantato l’aridità e la sterilità del mondo. E dunque l’impossibilità di lasciare una qualche eredità.

@Andrea Accardi