Giorno: 4 aprile 2014

Flashback 135 – Gli altri

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

49

La signora, sulla soglia del negozio, guarda il degrado della piazza e scuote la testa. Non facciamo in tempo a entrare che riprende: da quando ci sono loro, non si vive più. I negozianti vicini, dice indicando due vetrine dall’altra parte della strada, hanno chiuso, stanchi di rapine e angherie; tutta colpa loro. Il loro non è generico. Nella piazza, vicino alle panchine, ci sono alcuni stranieri, dei ragazzi con lo zaino sulle spalle, e tre anziani che, quasi certamente, staranno parlando di politica o di sport. Loro sono gli altri, penso. Le chiedo un mazzo di rose rosse, intorno pochi fiori e qualche giornale vecchio. Mi saluta sbagliando il resto e dicendo che qui, ai suoi tempi, passava il Naviglio. Sorrido e lascio sul bancone la banconota di troppo; sopra, la scritta “Vota Grillo”.

© Marco Annicchiarico

 

Leggi dal primo flashback     –     Leggi il flashback precedente     –     Leggi il flashback successivo

Hai paura del buio? (reloaded) – Una recensione che tipo è una cosa nazionalpopolare

di Luciano Mazziotta

hai paura del buio
Quando è uscito Hai paura del buio c’erano ancora TMC2, Roxy bar, Red Ronnie non aveva fatto campagna elettorale per la Moratti a Sindaco di Milano ed esisteva Rifondazione comunista. Insomma: pochi dati che mettono in evidenza il fatto che questo disco appartiene ad un altro secolo. Su TMC2, alle 18, Red Ronnie presentava i gruppi emergenti e tra questi, tra quelli che ricordo, comparvero i Tre allegri ragazzi morti e gli Afterhours, chiamati a cantare il singolo Male di miele.
Sarebbe di lì a poco scoppiata la guerra in Kosovo, con il pieno appoggio del governo D’Alema che avrebbe sancito il lungo cammino del PCI, a DS con falce e martello, a DS senza falce e martello, a PD negli anni 0.
Hai paura del buio è stato dunque un disco scritto sui resti del Muro di Berlino, o della Mura. Un disco scritto, in più, prima che Manuel Agnelli compisse il suo viaggio in India di cui ha dato testimonianza poi nell’album Quello che non c’è.
Queste premesse, storico culturali, leggere e senza approfondire né l’uno né l’altro aspetto, che potrebbe quasi sembrare un film di P.I.F. sulla mafia, ma con la piena consapevolezza di non voler, in questo frangente, assumere nessun impegno politico-sociale, se non una reminiscenza dei miei anni adolescenziali, mi portano a dire che, forse più personalmente che in forma condivisa, la rimasterizzazione di Hai paura del buio è “tra tutte le rimasterizzazioni, l’unico reloaded giusto”.
Perfino i Negramaro che intonano il ritornello di Rapace non appaiono del tutto immotivati: certo, siamo anni luce dalla versione originale, ma probabilmente, questa collaborazione può essere annoverata tra i cimeli storici un po’ fantasy.
Tutti i musicisti che ripercorrono questo album non potrebbero che essere i più appropriati: Mark Lanegan canta Pelle, e Il teatro degli orrori cantano Dea. Quest’ultima, del resto, si presta molto bene all’interpretazione del gruppo di Pierpaolo Capovilla, tanto che sembra una canzone scritta da loro per loro, da accostare, ad esempio,  a pezzi come E lei venne. 
In questo caso, non essendo io esperto di musica, pecco di ammirazione per quel gruppo post-rock (si dice così, no? L’ho sentito in diversi bar, mentre si parlava della nuova scena musicale e io bevevo il mio amaro del capo). Ma potrei andare ancora più a fondo, cioè potrei cadere ancora più in basso: Piero Pelù che canta Male di miele mi è parso inimitabile. Male di miele, così, la canzone che a 12 anni suonavamo nei gruppetti punk, insieme a Zombie dei Cramberries e Smells like teen spirit dei Nirvana, si improvvisa canzone dei Litfiba, con delle sonorità che in parte ricordano Terremoto o Mondi sommersi, altro, per me, grande album di fine Novecento, a ridosso dello scioglimento di Renzulli e Pelù (“ci ricordiamo tanti deeeeeing e tanti uh” – per citare Elio e le storie tese).
Samuel dei Subsonica canta Voglio una pelle splendida: splendida.
Sempre personalmente, perché questa, appunto l’ho ripetuto più volte, non è una recensione ma qualcosa di più, uno sfogo personale che forse qui non dovrebbe neanche starci, i Ministri che cantano Sui giovani d’oggi ci scatarro su mi sono parsi ineccepibili. Il suono sembra meno sporco e più compatto. Più compatta la scatarrata sui giovani d’oggi di ieri che adesso sono quarantenni disoccupati che continuano ad andare il sabato in barca a vela e lunedì al Leoncavallo – o chi per lui.
Solo una pecca mi va di rilevare: il testo prosaico intonato da Bennato nell’intro di 1.9.9.6. in sostituzione della bestemmia mi pare un po’ troppo political correct. Quell’incipit più catartico di ogni teorizzazione aristotelica lo avrei salvato e anzi gridato con più forza. Verrebbe da dire: “A Edoà! Porco Cristo, Offenditi! Questo è l’1.9.9.6…tarararà!”.