Giorno: 30 marzo 2014

Una poesia di Dario Villa (1953-1996)

da Venere strapazzata dai lunatici

dario villa
moderately hard with arianna
(1980,1994)

è vero che per te
farei qualunque cosa
però potevi pure risparmiarmi
‘sta scappata a venezia quattro spettri
in tricorno e bautta che stazionano
nel sotoportego vorranno mica
significarci che è carnevale e allora?
allora scusa se mi girano le dita
infilate nei buchi del telefono
a consumarsi tutta la mattina
su numeri d’amanti acqua passata
amici conoscenti puri nomi
alla deriva sull’oblio che scia
tra un gorgo e l’altro della mia rubrica
non c’è stata risposta sono fuggiti
in massa da questa città improbabile
tra i tanti sogni della storia il solo
che la demente abbia realizzato
non doveva affondare? opere umane…
a maggior gloria delle pantegane…

affonderà…ma ancora non affonda
con tutto il suo arsenale di piccioni
e comitive in gondola o sciamanti
tra i chioschi dei ricordi

i musei sono scatole solcate
da alipedi furori i bar un incubo
ho chiesto un’ombra che non c’era
e mi han guardato come fossi un’ostrega
dove sono finite le osterie?
grazie del filo ma non me la sento
oggi di scendere nel labirinto
puoi andarci da sola a trovare
la tua povera amica carbonchiosa
o sedicente tale le venisse
un granchio alla laringe che la chela
le seccasse la lingua non fa che parlare di moda
con frequenti allusioni ai conti in banca
come cosa le racconti
tu che t’inventi sempre scuse strepitose?
davvero non vuoi fare brutta figura?
be’ dille che caduto nel canale
per sopraggiunta mancanza di fondamenta
mi son ritrovato
a dragare nel torbido e lei dirà come al solito

come passerò il tempo? è una domanda
filosofica mangerò qualcosa
poi mi sigillo in camera
e quando torni mi godo il muso che mi metti

mi darò al monologo interiore
meno male che l’albergo è triste
e in sala da pranzo ci sono solo io
con le mie moeche e mio terlaner tiepido
e il mio cameriere laconico specializzato
nell’imitazione del servo muto
senza pensare a niente di preciso posso
elaborarmi delle fantasie
deciso a non interrogarmi
sull’essenziale (il pezzo d’animale
che ieri mi aspettava dietro l’angolo
con una mezza idea di domandarmi l’ora
sotto la pioggia e non pensarci più)
è come passeggiare in una foto
tra il tragico e l’ironico nel fondo
di un’estrema provincia dello spirito
infatti salgo in camera
e chiudo le persiane
con l’idea di lasciare
che il tempo faccia quel che deve fare
e sia quel che ha da essere ma ecco
che arrivi tu ti tiri su la gonna
e devo ammettere che tra ginocchia
e reggicalze i miei progetti (essere
un altro uomo) vanno a farsi fottere
fuori c’è una laguna e due minuti dopo
anche se me l’hai data con una certa retorica
è stata una scopata di quelle svelte
ma devastanti che oscurano la memoria
prima che il mondo ricominci (il fatto
che solo stamattina due turiste
tedesche abbiano contribuito
a costruirmi dentro un trauma storico
è la conferma che la terra
ferma non esiste)




[Questo testo è tratto da Dario Villa, Venere strapazzata dai lunatici, Aiou 1995, silloge adesso contenuta in Dario Villa, Tutte le poesie 1971-1994, Seniorservice Books 2001]