Giorno: 27 marzo 2014

Letture recitate di scene dalle opere teatrali di Elio Pagliarani

lunedì 31 marzo alle 21
 
Teatro Vascello
Via Giacinto Carini 78, Roma
 
in occasione dell’uscita di
Elio Pagliarani, Tutto il teatro
a cura di Gianluca Rizzo (Marsilio)
 
SERATA UNICA
 
un evento speciale a cura di
Simone Carella
 
letture recitate con la partecipazione di
 
Walter Pedullà, Cetta Petrollo, Luigi Ballerini, Andrea Cortellessa, Vincenzo Ostuni, Francesco Muzzioli, Tommaso Ottonieri, Luca Archibugi, Luciano Mazziotta, Lidia Riviello, Gilda Policastro, Maria Grazia Calandrone, Sara Ventroni, Laura Cingolani e Fabio Lapiana, Manuela Kustermann, Alessandra Vanzi, Patrizia Bettini, Marco Solari, Patrizia Sacchi, Carola De Berardinis, Federico Pacifici, Massimo Napoli, Veronica Zucchi, Guidarello Pontani, Luigi Rigoni, Canio Loguercio, Alessandro D’Alessandro, Areta Gambaro, Luca Venitucci
 
serata a ingresso libero e in diretta streaming su http://www.docstation.org/
SERATA UNICA

Adrienne Rich (1929-2012): la responsabilità della parola

la politica e la poesia richiedono entrambe l’immaginare radicale del non-ancora, del se-soltanto”

Adrienne Rich in 2006.  Photograph: David Corio/Getty Images

Adrienne Rich in 2006. Photograph: David Corio/Getty Images


In un’ intervista del 1991, Adrienne Rich critica il suo uso della metafora del taglio di diamanti in una poesia di 30 anni prima, The Diamond Cutters (I tagliatori di diamanti), in quanto a quel tempo non prendeva in considerazione la realtà della vita dei lavoratori sud-africani.
Alla domanda, ‘allora la scelta di una metafora comporta una responsabilità politica?’ Rich risponde con un ‘si’ risonante. Per Rich, la parola scritta non può che essere politica, perché non esiste cesura tra la nostra storia personale (my story) e quella condivisa con tutti gli altri che abitano e hanno abitato il nostro mondo (History). In risposta alla famosa frase del poeta W.H. Auden, “La poesia non fa succedere niente”, Rich risponde che la poesia non ha senso se non viene per cambiare qualcosa, se serve solo per conservare lo status quo in un paese invecchiato e depresso, guidato da presidenti collusi con “trafficanti / di gas nervino”, vergognosi rovesciamenti del Lincoln cantato da Whitman nel famoso “Capitano! mio Capitano!”. La poesia per Rich è la ricerca di un linguaggio comune (perché scrivere è ri-nominare), la creazione di un atlante per districarci in questo difficile mondo dove per sopravvivere è necessario creare legami tra il personale e il politico, tra la “mia” e la “tua” storia. Nei suoi testi in poesia e in prosa è in atto una re-visione, è data voce a chi è stato tradizionalmente zittito dalla storia, per capire che “questo modo di soffrire/è condiviso, non necessario/è politico” e che la politica non è qualcosa “là fuori ma qui dentro”.

Con i suoi sessanta anni di scrittura poetica e saggistica, Adrienne Rich ha profondamente segnato la scena letteraria e intellettuale americana per più di mezzo secolo. Nata a Baltimora di padre ebreo, professore di patologia alla John Hopkins, e di madre di buona famiglia protestante del sud, a Rich l’appartenenza ebraica viene negata, quasi nascosta: è persino battezzata metodista per motivi di convenienza. In seguito, riappropriarsi dell’appartenenza ebraica è il primo passo verso una ri-creazione, un allargamento, della propria identità che la porterà a riconoscersi lesbica dopo essere prima sposa e madre, come prevedeva il ruolo femminile degli anni ’50 (interessante qui il confronto con la contemporanea Silvia Plath).1 Da sempre studentessa brillante, la Rich si laurea al prestigioso Radcliffe College e pubblica la sua prima raccolta di poesie A Change of World nel 1951, che vince il prestigioso Yale Younger Poets Award. Come nella vita privata, anche nelle prime poesie Rich si conforma ai modelli dominanti – difatti, nella sua introduzione al libro, il poeta W.H. Auden loda la “grazia e la modestia di questa voce”. È della metà degli anni ’60 l’inizio del suo risveglio politico, intimamente intrecciato con quello personale (la protesta contro la guerra in Vietnam, il divorzio, il lesbismo) e il relativo cambiamento della sua poesia, che passa ad affrontare temi sociali attraverso il verso libero. La svolta è completa nella raccolta Diving into the Wreck del 1973, dove rivisita i parametri mitici del rapporto uomo-donna. Quando il libro riceve il prestigioso National Book Award, la Rich lo riceve, insieme alle altre vincitrici, le afro-americane Audre Lorde e Alice Walker, in nome di tutte le donne. Accanto alle poesie la Rich produce un rilevante corpus di opere in prosa, la cui influenza rischia in un certo senso di mettere in ombra la produzione poetica, in America ma ancor più in Italia. Di questo corpus ricordiamo qui solo Of Woman Born: Motherhood as Experience and Institution del 1976 (più volte ristampate in Italia dal Garzanti come Nato di Donna, ma oramai fuori commercio). Altrettanto importante, per l’influenza che ha avuto, è il suo lavoro come insegnante di scrittura creativa in numerose scuole e università in tutti gli Stati Uniti. Tantissime sono le raccolte poetiche (l’ultima, Tonight No Poetry will Serve: Poems 2007-2010 è del 2011). Purtroppo, di tutta questa vasta produzione le poche traduzioni in italiano sono attualmente fuori commercio, comprese le due belle antologie curate da Maria Luisa Vezzali per conto dell’editore Crocetti, Cartografie del silenzio del 2000 e la recente (ma già quasi introvabile) La guida nel labirinto (2011).

1 Della riappropriazione della sua identità ebraica parlerà in Split at the Root: an Essay on Jewish Identity (1982), pubblicata in Italia in 1985 con la traduzione di Liana Borghi, insieme alla raccolta ‘Sources’ e un’importante postfazione della curatrice. Mentre l’esperienza del matrimonio e della maternità è sviluppata nel saggio sul tema della condizione femminile e della scrittura, When We Dead Awake: Writing as Re-vision (1971), e ovviamente nel citato Of Woman Born.

Il testo presentato è quello scritto e letto il 18-03-2014 da  Brenda Porster nell’ambito della rassegna fiorentina “Perchè poeti in tempo di libertà” . Ringrazio Brenda a nome di tutta la redazione per il prezioso dono.