Giorno: 24 marzo 2014

Cartello stradale

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“Cimitero/Altre direzioni”,
dice un cartello al bivio di un paese.
Poesia involontaria dei piani regolatori,
umorismo nero su fondo turchese.
Qualcuno ride probabilmente,
qualcuno riflette sull’alternativa.

O la borsa o la vita!
Se vai di qua,
perdi tutto perché si muore.
Se vai di là,
sopravvivi in qualche modo,
ma per una direzione che scegli
tutte le altre non sono.

Resto fermo davanti al cartello,
guardo le vecchie dirette al cimitero,
sulle proprie gambe, per questa volta.
Le immagino sedute in penombra,
guardandosi perplesse,
piccoli lumi, colpi di tosse.

Ha ragione il cartello,
ha ragione l’assessore
che sa tutto della vita e della morte.
Qualunque direzione è meglio di quella,
ma questo plurale senza fine
che sacrifica più di quello che trattiene
lascia un problema in sospeso,
che non so ignorare.

Dovrebbero essere più chiari
quando preparano la segnaletica stradale.

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“Da un tempo all’altro”. Poesie inedite di Luciano Benini Sforza

Da un tempo all’altro


(poesie inedite di Luciano Benini Sforza, dalla raccolta omonima)

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I

Sulle ginocchia

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La terra che non smotta,
l’onda ferma
.                         prima del suo crollare
è sulle tue ginocchia.
.                                           E nel pensiero
che si fa conca,
corpo,
anima sgombra
.                                del suo stesso peso.

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II

Più di una sera

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Non so resistere più di una sera.
Non so resisterti, credimi, se non
all’apparenza delle parole,
dell’educazione messa alla vita
.                                                                vera.
Sono una preda in fondo a una valle
e tu un rapace in volo.
.                                              E più brucio
quando ti allontani o resto solo.

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III

Con le sabbie

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Stai passando
.                            come una tempesta di vento,
quando il libeccio sfonda il muro
delle ciminiere lontane
e scende a premere le più basse onde
.                                                                           qui al mare,
e non sai se è la luce in movimento
o la perdita della vista
.                                              che ti fa cieco.
Ora
me ne rendo conto, ora
sono con le sabbie nella distanza
e quello che vola
.                                  è un respiro a tratti,
i fianchi scoperti
.                                  e una noce d’anima dispersa,
spaccata,
portata dalle raffiche
.                                           della tua esistenza.

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IV

Verso l’origine

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Questa poesia, sai, torna all’origine,
ai primi messaggi, alle confidenze,
alla stanza bianca
con due respiri sovrapposti.
Torna ai codici diversi
.                                              di sentire dentro i giorni
il sale del vuoto e del pieno.
La nostra poesia ha sbagliato la partenza.
L’essenziale. Il biglietto
stretto dell’appartenerci.

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V

Come sei

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All’improvviso si chiude il cielo.
Sento nuvole ovunque, ma la luce
scende dentro gli occhi.
Tutto scompare
.                                e insieme riappare.
Io resto lo stesso,
ho gli occhiali di metallo
e il maglione sulle spalle.
I capelli brizzolati.
.                                        Ma per te è diverso.

Adesso, adesso forse ti vedo come sei.

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Luciano Benini SforzaLuciano Benini Sforza non ha bisogno di presentazioni: il suo verso si riconosce per il ritmo, per l’esattezza, per la profondità (si legga e si rilegga la prima poesia di questi inediti per avere una conferma di quanto ho appena detto).
“Da un tempo all’altro” sembrerebbe proseguire il discorso avviato con la raccolta Dopo questo inverno (L’arcolaio, 2012) se non fosse per la presenza di un ‘tu’ portato in scena sin dall’inizio; un ‘tu’ che ritorna in ogni componimento e che riaccosta i frammenti di una storia che a chi legge rimane ignota perché ignoto è l’amalgama dei «codici diversi / di sentire dentro i giorni / il sale del vuoto e del pieno.» È un’intonazione più lirica quella che si dilata nel tipico verso a scala di Benini Sforza, e anche più intima nel momento in cui la poesia cerca di tornare all’origine di tutta la storia condensata in questi cinque movimenti.

Nato a Ravenna nel 1965, Luciano Benini Sforza ha studiato presso la Scuola Normale Supe­riore di Pisa. Insegna materie letterarie nella scuola pubblica e vive a Marina di Ravenna. Ha curato con Nevio Spadoni l’antologia Le radici e il sogno. Poeti dialettali del secondo ’900 in Roma­gna (Faenza, Mobydick, 1996). Si occupa a livello critico soprattutto di poesia, sia in dia­letto (specialmente romagnolo) sia in lingua italiana.
Come poeta ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche: Spazi e colloqui (Pisa, pubblicazione a cura del Gruppo Culturale “Ippolito Rosellini”, 1991), con cui ha vinto il Concorso Nazionale di Poesia  “Galileo Galilei”; Le stanze di Penelope (Castel Maggiore, Book, 1995; Premio “San Domeni­chino”); Viaggio senza scompartimento (Faenza, Mobydick, 1998); Padri a nord-ovest (Villa Verucchio, Pazzini, 2004), opera per la quale gli è stato assegnato il Premio “Vallesenio”; quindi Nel fondo aperto degli occhi (Rimini, Raffaelli, 2010). Nel 2012, con la casa editrice L’arcolaio di Forlì, ha pubblicato la più recente raccolta poetica dell’autore, Dopo questo in­verno.