Giorno: 23 marzo 2014

11 poesie da “L’iddio ridente” di Luigi Di Ruscio

iddio ridente

1.

vengono alla superficie pensieri neri tenebrosi
volare dalla finestra
inabissarmi in quell’albero di ciliege
che nasce sotto casa
splendente
luminoso nelle primavere
improvvisamente senza un segnale fiorisce
grappoli di vita felice
inizia così la stagione
dove nessuno immagina di dover morire

.

43.

i cattolici visti dal sottoscritto
erano solo dei poveri necrofori e feticisti amatori di fiori
e nonostante il tutto eretico riuscivo
allegramente a rimanere in vita alla faccia vostra
non esistendo vita eterna
è già un miracolo che uno scemo come il sottoscritto
sia riuscito a nascere
e alla fine in una veloce cremazione
non rischiare che una cellula del sottoscritto resti viva
un mucchietto di cenere è una eredità più che sufficiente
per deludere i vostri vermi

.

72.

un “io” di cui non sappiamo niente
che fabbrica tutti i nostri incubi
un “io” tanto nascosto da sospettarne l’esistenza
una specie di esistenza inesistente
che ci precipita nella più folle paura
come se fosse assolutamente necessario
per alzarmi con tanta gioia
passare una notte di incubi

.

79.

mosche e zanzare a nuvole spaventose
costituivano il tramite d’immancabili infezioni
il lezzo nauseante ossessionava i passanti a tutte l’ore
le acque non facevano altro che far divampare
maggiormente le fiamme
la disperazione della vittima non conosce confini
il palco dove si appressavano i tenori fu intaccato
era evidente a tutti che un buco nel muro esiste
e spalanca l’inferno

.

87.

tra la vita e la porta
avviene solo l’imprevedibile
con due sottoscritti
uno che fa i sogni e l’altro li guarda stupito
e compare perfino un terzo ignoto
che cerca di darsi una inutile
spiegazione del tutto

.

121.

ho visto piombarmi addosso un corpo
che sembrava volasse
rimbalza sul parabrezza
sfonda il vetro e mi viene addosso
la ragazza ha visto solo un’ombra piena di sangue
ed essendo sotto shock per l’incidente
è stata violentata dai passanti

.

136.

la casa di mia nonna
pullulava gli scarafaggi
uno s’era introdotto sul fondo della tazza del caffè
e mi è finito in bocca
lo sputai con estrema violenza
e feci molto male essendo lo scarafaggio
il simbolo dell’eterno
ed era l’eterno che mi era caduto in bocca

.

211.

sognavo di essere in un ascensore
che precipitava continuamente
alla fine mi scaraventa
nel reparto dove ho lavorato
ecco l’inferno spalancato
che ho attraversato tutti i giorni
per quaranta anni rimanendo incolume
nonostante avessero programmato
la mia morte per la vita loro

.

273.

vespe e mosche per puro caso sfuggite agli insetticidi
salteranno sugli occhi degli ultimi azzannati
per sopportare la catastrofe
si bucava continuamente fino a spararsi in bocca
non era un male misterioso che ci perseguitava
era semplicemente il male

.

275.

eravamo stalinisti perché stalin rappresentava
il nemico implacabile di tutti i nostri nemici
poi mi accorsi di non avere più avere nemici
attenagliati dall’angoscia continuavamo a sperare
in un futuro meno vecchio
appiccando manifesti inneggiando a libertà sconsiderate
le case si richiudevano
e le vagine rimanevano spalancate

[Poesie tratte da: Luigi Di Ruscio, L’iddio ridente, Zona 2008]