Giorno: 19 marzo 2014

Due inediti di Sophie Curzon-Siggers

biennalearchitettura 2010 -foto gm

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VELA DI VITA

tenendo spina dura e testa-seme,
il petto si gonfia e si curva giù
una vela di vita tra le dita,
un arco che sospende dentro
frecce. lanciata in altezza
fa cerchi verso il suolo
come l’acqua buttata alla fine
d’un bagno.

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IL LUTTO MI PORTA IN ROSSO

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Cantico dei Cantici 8:6-7

Il lutto mi porta in rosso,
mi fa guadare il lago versato
sul pavimento. là circolano nuove vene
in gambe e braccia di legno, lo succhiano
tappeti e canovacci
spugne del orlo del destino.
nel buio suona il lampo
singhiozzo del rivelatore di fumo,
un faro nella notte
suona per la temperatura che scende
o grazie te, chissà quale. ormai il tuo
terreno – mio –
si è staccato,
dal mio – sempre tuo –
sotto l’alluvione.
Io sono le donne anziane
di nero sfumato
pero rosso, sono tinta dalla
fiamma-sangue che
sei tu.
A me sono lasciate le braci
di questa vita carnosa,
il lutto mi trascina
al dopo
te.

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© SOPHIE CURZON-SIGGERS

Le cronache della Leda #6 – L’avvocato

parigi pompidou  - foto gm

Le cronache della Leda #6 – L’avvocato

L’avvocato è arrivato con un quarto d’ora di ritardo. Trattenuto in studio da un cliente, ha detto lui. Maleducazione, ho pensato io, ma a lui ho detto: noncuranza. Si è messo a ridere, ha un bel sorriso l’avvocato, gli è rimasto quello che aveva da bambino, e ha detto che a lui e a mio figlio li tratto sempre come se fossero ancora alle elementari. Gli ho detto di andarsi a lavare le mani, prima di sedersi a tavola. L’avvocato si chiama Luca, ha la stessa età di mio figlio Stefano, sono amici dai tempi delle medie. Dopo hanno fatto insieme il liceo, il basket e l’università e il calcetto, ovviamente. Entrambi interisti, destinati alla sofferenza. Mio figlio ha fatto meglio il liceo, l’avvocato molto meglio l’università. Adesso fa il penalista. Stefano, invece, insegna letteratura italiana in un’università americana. Ha impiegato quattro anni e tre cambi di facoltà prima di capire cosa volesse fare, in mezzo ci ha messo pure un paio di esami ad Architettura. Anche adesso, quando ci sentiamo, capita che mi dica di non sapere mica se insegnare sia la sua strada. Ma io lo so che è quella.

L’avvocato veniva spesso da noi a pranzo dopo la scuola, e qualche volta a cena. Quando mio figlio si è trasferito negli Stati Uniti, semplicemente, ha continuato a venire. E così io e il più caro amico di mio figlio siamo diventati amici, ci dividiamo il pranzo una volta a settimana, spartendoci così un po’ di nostalgia.

«Buono il risotto.»
«Sai che novità, avvocato, tu dici sempre così. Guarda che ti invito lo stesso anche se taci.»
«La Leda che non sa prendersi i complimenti. Oh, ma imparerai? Hai visto che Roger ha perso a Indian Wells?”
«Ho visto, ho guardato la partita. Ha perso ma quest’anno è di nuovo in forma, ha piazzato alcuni colpi che hanno fatto sussultare sulla sedia questa anziana signora. Oh, guarda che io so prendermi i complimenti, ma tu sei un ruffiano.»
«Vero! Di Federer, non del ruffiano. Comunque mettila come ti pare ma ‘sto risotto è magnifico.»
«Smettila. Ti ho preso un regalino, aspetta che te lo mostro.»

Gli ho regalato L’avversario di Carrère. L’avvocato ha un sacco di gravi lacune letterarie da colmare. Quando gli regalo i libri è contento ma sotto sotto si offende. Prende i romanzi come rimproveri.

«Tu pensi che io sia vittima di gravi mancanze narrative e poetiche.»

Sì, lo penso, un uomo così intelligente non può permettersi di ignorare certi libri, certi scrittori. Lui del resto appena può mi rimprovera del fatto che faccio morire tutte le piante che mi regala, anche quelle che necessitano di cure minime. In questi casi lo guardo e ridendo gli dico:

«Eh sì, la mia mancanza è il pollice verde. Hai ragione, questa cosa è gravissima.»

L’avvocato è divorziato, naturalmente; anche mio figlio del resto. Mi ha detto che sono una vecchia maestrina insopportabile e ha ragione. Abbiamo parlato un po’ di mio figlio e un po’ di politica. L’avvocato, però, si illumina quando gli racconto di quello che fanno le mie amiche, stavamo prendendo il caffè quando mi ha detto che non se ne sarebbe andato se non gli avessi raccontato quale fosse il numero combinato dalla Luisa questa settimana. Allora gli ho illustrato lo show della Luisa alla Banca Popolare. Mentre era in coda ha notato che il signore, fermo davanti a lei, aveva in mano due sacchetti della Coop. Non l’avesse mai visto, è partita con una filippica delle sue. A dire cose del tipo che quelli come lui sono buoni sì, che sono benestanti, che magari mandano i figli nelle scuole private, che leggono sia La Repubblica che Il Corriere, per sicurezza, votano PD, e fanno la spesa alla Coop per sentirsi di sinistra. Il signore senza battere ciglio, le ha risposto che non ha figli, i giornali li legge solo su internet e che fa la spesa alla Coop perché ce l’ha sotto casa. La Luisa l’ha guardato sprezzante e gli ha detto: «Questo è quello che dice lei.» Ed è andata via.

L’avvocato prima di uscire mi ha chiesto:

«Oh, Leda ma come sta Stefano? Come l’hai sentito?»
«E tu, tu come stai avvocato?»

Ha sorriso.

«Vabbè, alla prossima settimana.»
«Dipende, non so mica se ti invito ancora.»

Gli ho risposto, come tutte le volte.

Leda

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© Gianni Montieri

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