Giorno: 16 marzo 2014

Enrico De Lea – respiro e confitemini delle acque (poesie inedite)

verso Bobbio - foto gm 2007

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respiro e confitemini delle acque

Sopravvivenze di acque, di vene sotterranee
e, prima o poi, per noi, all’aria,
una corona cordiale
di fontane, da Selino a Rafale,
con le piene
di ieri ci si campava,
e ogni stilla d’oggi salva
da ogni male.
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Condotta di trafori, segni
di scavi, immutato appare
il tracciato delle acque,
i canali dal cotto alla roccia,
come il lavatoio deserto
un nido di cotoni e sete,
uno scoperto altare di natura.

Lo coglie il respiro delle acque,
confitemini e commiato dal paesaggio,
da un’acqua provvisoria in basso,
da fontane arrese al consumato
tempo della mancanza.

Respiro che ultimo rasenta
e ripromette nascita, pietra
tra pietre levigate – conclude
e s’infinita.

E’ vero solo, si rammenta,
il corpo declamato degli umani
dopo la pioggia il pianto il seme
che ingravida i serri
dai luoghi alti nel passo della visione.
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Conteggiamo i congedi
in rassegnata furia
in ostinata vestizione
in una persistente ragione
di muschio, alga di fiume,
perseverante lichene sulla tegola,
come orazione dell’ammutolito,
nascere o cessare l’infinito ciclo
nel medesimo fiato che disfece,
nel moto d’impazienza
dell’occhio che registra
il passato come un nulla che è stato.

Al dunque nero del mondo
cui s’impreca, con la pena
mai infera, ma in esso ben assisa
e, pure, solo nell’assenza da esso,
si ritorna alle acque, alle madri,
a quel tacere
cui si cela, alle ripetizioni
da scoperta o illusione, salvi
ad un resurrexit poco dopo le fonti,
destinate dalla speranza
al suo indecifrabile contrario:
ci permane,
accarezzata da parole, soffi,
ogni fronte divenuta marmo, irresistibile
alla calce, alla cenere, alla polvere
d’una mano d’esordio che sospenda
il silenzio nella definizione
dell’acqua sorgiva, dell’alphaomega
che sia flusso eterno.

***

© ENRICO DE LEA (2009-2013)

 

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Nota.
Selino, Rafale: toponimi di fontane reali, scelti tuttavia per quanto di possibilmente evocativo.