Giorno: 14 marzo 2014

Flashback 135 – Dj-Set

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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Le luci dei lampioni si fermano in prossimità della collina su cui sorge il Castello di Milazzo e poi riprendono per andare a finire vicino alla raffineria. Sulla sinistra le isole sono illuminate e sembrano talmente vicine che si riescono a distinguere le luci delle auto in movimento. Chi ha scelto la musica è uscito vivo dagli anni ottanta ma si è perso poco dopo, forse per colpa di qualche nuova droga o per la poca curiosità musicale che ci contraddistingue. I ragazzi continuano a parlare tra loro alzando la voce; quando è il caso, accompagnano le parole con ampi gesti e sorridono, sicuri di quello che hanno appena detto. Io resto seduto a guardare un punto indefinito tra la sabbia e le onde; è lì che il mio sguardo si perde dietro al pensiero.

© Marco Annicchiarico

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George Saunders Pastoralia (recensione di Martino Baldi)

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George Saunders – Pastoralia- Ed. Minimum fax 2014 – traduzione di Cristiana Mennella – euro 9,00 – ebook euro 4,99

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Due righe a braccio su Pastoralia.

Se, come sostiene qualcuno, l’essenza della realtà è più trasparente nei suoi territori di confine, se va interrogata nei particolari, se per comprendere i cambiamenti che si approssimano bisogna guardare là dove lanciano i loro primi segnali, allora niente è più insieme comico e amaro di questo libro, che ha consacrato George Saunders  come uno dei migliori nuovi autori della letteratura americana.

Una coppia di finti cavernicoli costretti ventiquattrore su ventiquattro a una vita da cani per opera della società che gestisce il parco divertimenti didattico per cui lavorano, un uomo irrealizzato plagiato da un “santone” specialista in corsi sull’autostima, uno spogliarellista alle prese con una zia zitella che resuscita dall’oltretomba per dare a tutta al famiglia lezioni di vita… di questo genere sono i protagonisti di Pastoralia, uomini (e donne, e bambini) sghembi, disadattati, irrisolti e dislocati lontano da quella che ci attenderemmo come normalità. A muoverli sembra essere ormai una logica tanto meccanica quanto disumanizzata, quella dei moduli di valutazione e delle corrispondenze aziendali, delle estetiche da pubblicità e dei riti del consumo. Ed è proprio in questo spingere a fondo il pedale, procedendo nella messa in scena di una umanità definitivamente segnata dalla“reificazione” (il considerare gli umani come entità prive di valore in sé, come cose), che Saunders scatena gli effetti più comici, mettendo a nudo “lo schema” della società che descrive,  i fili che muovono le marionette: parole d’ordine dell’epoca della mercificazione, bisogni elementari, desideri eterodiretti, logiche produttive ultrapragmatiche.

A rendere però preziosa la scrittura di Saunders, strappandola a una dimensione di puro sarcasmo corrosivo e cinico, sono l’alternanza del racconto oggettivo con quello di una strampalata soggettività, in cui il balbettìo dei sogni getta una malinconica luce sui movimenti meccanici dei protagonisti, e un istinto primordiale verso una bellezza e una giustizia subliminali, relegate nelle più remote lontananze dell’inconscio ma che  non vogliono saperne di spegnersi; a volte riscattando in un sussulto finale i protagonisti di queste vicende tragicomiche, altre volte semplicemente agghindando in strane fogge i percorsi sui quali si sono irrimediabilmente incamminati verso la loro autodistruzione.

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© Martino Baldi