Giorno: 3 marzo 2014

Lucio Dalla (a due anni dalla morte, appena prima del compleanno)

lucio-dalla-giovane (mmagine google)

Due anni fa, a poche ore dalla sua scomparsa, scrissi a Lucio Dalla una lettera, nel rileggerla mi accorgo di come fosse pure una lettera per me, per mia madre, per Bologna, per la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta. La scrissi su un mio vecchio blog che ora non c’è più, riproporla questo pomeriggio è un modo per non perderla, per salutarlo ancora e per dirgli buon compleanno, due anni dopo, un giorno prima. (gm)

***

Caro Lucio ti scrivo. Lo so è stupido ma è trent’anni che volevo fare questa cosa, per il mio vecchio vizio di cambiare le canzoni. Ti scrivo oggi che sei morto, in Svizzera tra l’altro, ma cosa ti è saltato in mente? In Svizzera ci si va per evadere le tasse mica a morire. Volevo dirti una cosa, prima di tutto, tanto  per fare chiarezza, volevo dirti che i tuoi ultimi album non mi sono piaciuti, mi sembrava non fossi più tu. Eri tu, naturalmente, ma eri un tu che sembrava non appartenermi più. Mi rifugiavo, dentro il grande archivio di youtube, nelle tue canzoni più vecchie, in quelle canzoni a cui nessuno che abbia un minimo senso per la musica, una passione qualunque sia, può rinunciare. Ho saputo della tua morte durante la pausa pranzo, ero in libreria, manco a farlo apposta tenevo in mano il nuovo libro di Francesco Guccini, che ho subito messo via per non passargli la sfiga, o che ne so. A dispetto di quello che ho appena scritto, ho scelto per ricordarti (su facebook e dove se no?) una tua canzone relativamente recente “Domani” del 1996. L’ho scelta per due motivi, perché ho immaginato che nessuno l’avrebbe scelta e perché mi serviva. Ti sorprendi? Sei appena morto e già ti ho usato di nuovo. Che ti aspettavi? Quella canzone non ti apparteneva più da anni, come tutte le altre. Le tue canzoni sono tutte nostre, quelle non ci mancheranno. Anzi ora arriveranno fiumi di raccolte, qualche inedito, quindi da quel punto di vista possiamo stare tranquilli. Ma con te, invece? Con te come facciamo Lucio? Tu ci mancherai, o meglio a me mancherai, eri simpatico, molto. Simpatico nella maniera in cui può esserlo uno che non si conosce di persona, eri divertente nelle cose che raccontavi, per come le raccontavi. Ricordo, ad esempio, un vecchio servizio in televisione (credo fosse sulla vita notturna delle città), dove parlavi dei tuoi giri notturni, del prendere i giornali all’edicola appena usciti, bere il cappuccino al bar alle quattro di mattina e poi correre a casa, al cesso. I poteri del cappuccino. Ho riso molto, la sapevi raccontare. Un ricordo più recente è legato al tour che hai fatto con De Gregori l’anno scorso :“Work in progress”, presentasti alla tua maniera “Santa Lucia” e mi commuovesti e divertisti. Lacrime in entrambi i casi. Dicesti che quella canzone l’avevi ascoltata la prima volta tornando in macchina (una Diane) dalle Tremiti, che quando partì il brano dovesti fermarti per la commozione e, cito testualmente, aggiungesti: “Sarei uno stronzo se vi dicessi che ho pianto e infatti ve lo dico: ho pianto”. Continuasti spiegando che la forza delle canzoni è una forza minima, ma quando ti acchiappa, ti sconvolge. Ora, dovessi fare un elenco delle tue canzoni e dire in quante di queste ho trovato quella “forza minima” non la finirei più. Allora ne scelgo solo tre, tre che ascolto di continuo, tre che ogni volta succede quella roba lì, che dicevi tu: Cara, Telefonami tra vent’anni e Quale allegria. Se dovessi ringraziarti lo farei per quei tre brani, ma non basterebbero i grazie, ce ne vorrebbero migliaia. Me le riascolto e mentre le riascolto ti penso, penso ai tuoi cappellini, agli occhialini, penso a Bologna, penso a mia madre che ballava con me in braccio “A modo mio”, penso a tutte le volte che ti fregherò le canzoni perché mi serviranno e a tutte quelle altre in cui le ascolterò perché mi faranno stare meglio. Ecco, ti ho scritto caro Lucio, scusa ma non me la sento di dirti: A presto.

Milano, 01 marzo 2012

@gianni montieri

Stefano Pini – Quattro inediti

berlin 2011 foto gm

APPUNTI 2013

*

Nessuno sa il segreto dentro i polsi
il soffitto che crolla, scrosta l’attesa.
Qui il ferro arrugginito
della trama non chiede
ma si sporge e comincia
a chiamare. Sempre.

*

Tutto comincia con la neve
sulle stoffe di questa stagione mai nata.
La sera s’è presa la città
oltre l’armistizio
silenzioso della memoria.
Fuori le mura danze di ricostruzione
appena al di là delle nostre parole.

*

Esploriamo rombi di pelle
gli scavi e la furia che qui si posa.
Il corpo raccoglie una tensione
pulita come non fossimo noi
le forbici tra le mani per colpire
il petto e deformare il giorno.
Saracinesche abbassate
sui fogli di giornale
le scuse da chiedere.

*

È questa la notte in cui dovremmo
rinunciare ai contorni
scuri di legno, all’odore
delle pareti che hai smesso di sentire.
Scrivo il tempo mai uguale,
l’estate frustata in cui non ci rincorreremo più
e le costruzioni
che non sono mai state altro, la scomparsa
mentre a mani nude affondo il ricordo.

© Stefano Pini