Giorno: 1 marzo 2014

En passant, Sereni (di Piergiorgio Viti)

Vittorio SereniIn Sereni la coincidenza degli opposti è, non soltanto un apparente gioco linguistico, come in certi casi («Sono indizi di altre pulsazioni vorrei, io solo indiziato»), ma una filigrana, un fil rouge, che attraversa tutte le quattro (secondo Mengaldo) stagioni del poeta di Luino. Dunque, certamente, un percorso tortuoso che segnala un’inquietudine di fondo, peraltro propria del vivere “da morti” («Prega tu se lo puoi, io sono morto / alla guerra e alla pace»). Ecco perché, anche i tempi verbali, in un passato futuribile o presentizzato, risultano spesso s-falsati o meglio in-verati («Nella morte già certa cammineremo con più coraggio», oppure «Già un anno è passato, / è appena un sogno»). Ed ecco ancora perché la vera rivoluzione, non è più nel Socialismo utopistico, quanto piuttosto nella perenne attesa, nelle gioia delle piccole cose, come quell’«ora di settembre in me repressa per tutto un anno.»
Anche il lessico deforme della negatività («L’anima, quello che diciamo l’anima e non è / che una fitta di rimorso», oppure «Nulla nessuno in nessun luogo mai» che chiude Intervista a un suicida) esprime, piuttosto che una chiusura, un’apertura al quotidiano, alla sua rappresentazione, una Weltanschauung in grado di sondare, partendo dal “micro”, la realtà  italiana di quel periodo, impreparata, negli anni bellici e post-bellici, a eventi e cambiamenti così tellurici; non è un caso che Sereni, come ha giustamente scritto Crovi «è il poeta che ha meglio interpretato il passaggio, in Italia, da una civiltà di opzioni individuali a una civiltà di conflitti collettivi, da una cultura preindustriale a una cultura di massa…».
La dimensione privata, dunque, della guerra, del dolore, della morte, ma anche della gioia, assurge a dimensione collettiva; il verso di Sereni entra nella storia perché si fa portavoce di intere generazioni, che si interrogavano davanti ad uno specchio (esattamente come fa il poeta in Appuntamento a ora insolita), in cerca di risposte, che ancora oggi, tuttavia, continuano a sfuggirci.

© Piergiorgio Viti