Giorno: 16 febbraio 2014

Umberto Fiori: Poesie 1986-2014

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Avere tutte le poesie (compresi una parte di testi inediti) di Umberto Fiori in un libro solo è una gran cosa, una cosa che fa sentire meglio; proponiamo oggi una selezione di testi. (gm)

(Da Case 1986)

PARTENZE

Mentre il palazzo di fronte
riflette
il palazzo di fronte
nelle poltrone anatomiche
del terminale uno sente
la gente darsi ragione.
Rimane lì incantato: fermo rimane,
come nei piatti in tavola
un po’ di pane, una foglia,
il boccone della creanza.

.

*

COLLOQUIO

La faccia che abbiamo fatto
quando hanno visto che li stavo
guardando mentre guardavano
la gamba molleggiarsi sotto il tavolo
senza nessun ritmo, come lavorando
a nessunissima macchina.

.

*

CASE

Svoltato l’angolo di una casa
un’altra casa viene avanti, piena di sole.

A guardarla viene un vuoto
come una pena, ma poi

viene la stessa faccia da eroe.

.

*

(Da Esempi 1992)

CHIAMATA

Dal tetto dell’autosilo
sotto la nebbia
si vedono i viali e i vicoli
intorno, si sentono i motori
che vanno su di giri
e i cani, ai giardini, che abbaiano.

È come quando di nuovo
suona il telefono
e c’è soltanto un respiro.

.

*

FRASE

Quando un tram carico di gente
ti lascia a un incrocio, e sei solo
sul piazzale, davanti a un casamento
che in piena luce sta lì
piantato, chiaro, chiuso come un monte,
ti sembra di capir bene,
eppure non sai rispondere.

Ma poi a volte dentro
– giù, giù, sul fondo,
dove tutto il fiato è finito
e niente si lascia dire – viene una frase
e senti che sta già in piedi, che è viva,
che è vera come un naso, come una mano.

(Così al museo
due sale più lontano
uno sente arrivare una comitiva.)

.

*

(Da Chiarimenti 1995)

SPIEGAZIONE DELLE SIRENE

Le cose sono lì
svogliate, distratte: il mondo
sta insieme con lo sputo.

Colpa delle persone
che non rispondono bene al saluto.

Per questo giorno e notte
chiedono spazio
le sirene qua intorno,
chiedono aiuto.

.

*

RAMPICANTE

Parlando con qualcuno
è bello quando le frasi
vengono senza sforzo e vanno a mettersi
proprio dove dovevano,
come su un muro i rami
di un rampicante.

Ma se a cena comincia una discussione
com’è umiliante alla fine, senza più fiato,
starsi di fronte
a muso duro, a rinfacciarsi
di non sapere mai
nessuno niente.

.

*

(Da Tutti 1998)

ANNI

Quegli anni lì
era un po’ come quando
vengono i ladri
tutto sfondato,
buttato all’aria, aperto.
C’è più luce, le stanze
sono più grandi.

Si corre da una camera da letto
a una sala da pranzo, da un armadio
a uno scaffale. Il mondo si spalanca
dietro la testa.

È come non avere
altro che spalle
essere solo nuca, schiena, gomiti.

.

*

(Da La bella vista 2002)

XXII

Tu mi hai insegnato tutto.
Insegnami a morire, bella vista.
A scomparire,
come sei tu scomparsa.

Fa’ che non sappia più cos’è
chiamarsi:
essere Pera, Gustavo,
nave, mare, muretto.

Insegnami a mancare,
a tornare invisibile, com’era
l’occhio in cui ti ammiravi.

.

*

(Da Voi 2009)

Anche nelle giornate più serene
di primavera, quando i veli del mondo cadono
e il muro, la strada, il glicine,
ritorna chiara la gioia
che li sostiene e li illumina
– è inutile: prima o poi
mi sento mordere dentro un veleno,
un’ombra, un dispiacere.

Siete voi.

.

*

Eccovi ancora.

Ecco l’accusa:  il muro,
la strada, il glicine, brillano
negli occhi di qualcuno.
Io. Uno.
E uno è troppo poco.
È niente. È il suo rimorso.

Invece voi – là, tranquilli:
siete i milioni, gli infiniti.

Chi potrebbe scampare ai vostri inviti,
ai vostri giochi? Sì, eccomi.

Forza coi quattro cantoni, la mosca cieca.
Via con la musica.
Pronti col ballo dell’orso.

.

***

UMBERTO FIORI, POESIE 1986-2014 (Oscar Mondadori, € 20,00)