Giorno: 1 febbraio 2014

Davide Cortese, Anuda

Anuda

Davide Cortese, Anuda

Appunti di lettura di Anna Maria Curci

 

Della raccolta Anuda di Davide Cortese, recentemente pubblicata nei Quaderni de “La Recherche”, apprezzo in particolare i componimenti nei quali le immagini hanno la forza della nitidezza e non si lasciano incantare dalla ricerca dell’effetto; lì il coniugarsi di una melodia originale –  il canto del poeta – e di figure retoriche ben scelte dà vita a componimenti degni di nota, come questo, nel quale l’uso accorto dell’anafora e la chiusa tra ieratico e ironico lasciano una traccia consistente in chi legge:

Sale la musica. La mia.
Basso, chitarra, batteria.
Risuona come verità ultima,
come marcia epica.
Come gloria dannatamente lucente.
Come fuoco struggente e altissimo.
Come urlo di dolore di dio.
Come grido di luce ferita.
Come nubifragio d’apocalisse,
santissima tristezza elettrica.

(p. 33)

Tra le prime pagine, ci si imbatte in un ‘dire-di-sé’ che costituisce ai miei occhi il filo conduttore più affascinante della raccolta:

Non c’è tribù che segni a dito la mia tenda
chiedendosi perché non vi ho ancora fatto ritorno,
né accademia, né chiesa,
che nel mio nome moduli un suono di discepolo.
Ululo da solo alle mie lune.
Non cercare nell’incedere del branco
il baluginio del mio vello scuro.

(p. 13)

Il tema della fame del poeta «funambolo» e «saltimbanco» conferisce alla raccolta un ulteriore valore, giacché ci troviamo dinanzi a un apporto significativo agli ‘universali poetici’:

I sogni mi vendono buchi di ciambelle
E io ne mangio, seduto sull’erba,
>poi vado in strada, mi mescolo alle folle
e a tutti sorrido con fame superba.

(p. 31)

Capita sovente, nello scorrere i testi di questa raccolta, di osservare come la familiarità con la poesia antica e con la sapienza biblica diventi armonia e riuscita fusione di più ambiti, una compiuta sinestesia:

Al mercato di fragole
tra canzoni di mercanti
un bambino mi chiese
“dov’è andato il silenzio?”.
Il silenzio venne
e toccò le fragole,
ed esse furon rosse
e furon silenziose.
Solo alla lingua dicono
parole dolci e antiche.
Tacciono i mercanti.
E io scrivo per loro canzoni

(p. 18)

Quando la lingua si sottrae alla tentazione della parola ricercata, allora ritrova nel dettato semplice e diretto il suo timbro più autentico, come avviene in questo ‘inventario’:

Ho una lumaca che segna il mondo con la sua bava di luce.
Ho una foglia che una sola volta lascerà l’albero per la terra.
Ho un sasso che è stato scelto per una strada di paese.
Ho una medusa che danza la sua bruciante trasparenza.
Ma non so, io non so qual è la mia.
Non so qual è, ma c’è una mia lumaca qui,
e segna strade di luce in questo mondo.
Ho una nuvola indaco non ancora madre di piogge.
Guardo il cielo, io,
e non so qual è la mia.

(p. 38)

L’azzardo attrae il «re nudo», il «clown», il «nomade bambino»:

Sanguina luce e sorride, chi osa,
lecca il dorso di poeti di fuoco
e parla lingue su cui cammina come un dio.

(p. 56)

La malinconia, la tentazione della resa duettano in componimenti più lunghi con lo slancio temerario. Sui testi più brevi, tuttavia, capita di soffermarsi, per genuino e salutare stupore, come su questo distico:

Tolgo il kimono di seta al mio dolore.
La sua nudità porta un nome di fiore.

(p. 66)

E l’amore? L’amore, che incombe con ricerche – una quête medievale e perenne – e vuoti e assenze, è «parola antica, rotonda» è «parola bianca»:

Con una parola antica, rotonda,
levigata da secoli di labbra che l’han detta,
ti chiamo adesso, stringendomi a te.
Tu la adagi sulle mie dita,
questa nostra parola bianca,
sorridendo nel buio una luce.

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Davide Cortese è nato nell’isola di Lipari nel 1974  e vive a Roma. Si è laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi di Messina con una tesi sulle “Figure meravigliose nelle credenze popolari eoliane”. Nel 1998 ha pubblicato la sua prima silloge poetica, titolata “ES” (Edas, Messina), alla quale sono seguite le sillogi:  “Babylon Guest House” (Libroitaliano, Ragusa, 2004), “Storie del bimbo ciliegia” (un’autoproduzione del 2008), “ANUDA” (Aletti Editore, Roma, 2011), “OSSARIO” (Arduino Sacco Editore, Roma, 2012) e “MADREPERLA” (LietoColle, Como, 2013). I suoi versi sono inclusi nelle antologie “200 giovani poeti europei in nove lingue” (Edizioni CIAS, CLUB UNESCO),  “Poliantea” (Edizioni Mazzotta), “A cuore aperto” (Accadueo), “Salon Proust” (La Recherche), “Le strade della Poesia” (Delta 3 Edizioni), “Viaggi di versi – Nuovi poeti contemporanei” (Pagine), “Maledetta scrittura – Un’antologia poetica” (Ilmiolibro.it) e in varie riviste cartacee e on line, tra cui “Poeti e Poesia”, la rivista internazionale diretta da Elio Pecora. Le poesie di Davide Cortese  nel 2004 sono state protagoniste del “Poetry Arcade” di Post Alley, a Seattle. Davide Cortese è anche autore di una raccolta di racconti, “Ikebana degli attimi” ( L’Autore Libri, Firenze, 2005) e di un cortometraggio, “Mahara”( 2004), che è stato premiato dal Maestro Ettore Scola alla prima edizione di EOLIE IN VIDEO VIDEO e al LAGOFILMFEST di Bracciano nel 2013.

Lorenzo Biagini – Noccioline

parigi 2010 - foto gm

 

L’acqua di Bologna è buona
ma poi dipende dai tubi
Detto popolare

 

lamentazione prima
il generale

Il generale che ha perso la guerra
guarda e riguarda le carte e si avvede
che tutto era andato come doveva.

Rivede gli eserciti in rotta e la presa
dell’ultima collina, quell’unica
che ancora restava inviolata.

Ricorda gli avanzamenti e le sacche
di resistenza e i dispacci
dalle retrovie e le richieste dei federati.

Queste le vedove e gli orfani,
questi i teatri e le scene,
questa è la mia solitudine – dice

il generale che all’ombra del tiglio
chiude gli occhi, il capo sull’erba
– le cicale sembran sirene –

e sa che tutto era andato come si deve.

.

*

TRE SONETTI E UNA SIRMA

Tresigallo

Tresigallo non è poi così comoda
da raggiungere come appare in mappa
motore arranca cinghia arrugginisce
balla Fuffi appeso al retrovisore.

“Buon uomo, sa dirmi la strada?” chiedo.
Mi dice “è tardi, si fermi da noi,
abbiamo vino e formaggio e se vuole
possiamo darle asilo per la notte.”

Così mi accorgo dell’incubo e grido
e penso a te e penso a quando dicevi
“paura hai di morire, ma non vivi.”

A Tresigallo non siamo mai stati.
Mi asciugo via il sudore dalla fronte.
A Tresigallo non siamo mai stati.

.

Finché passavo le notti in cucina

Finché passavo le notti in cucina
con il riflesso stampigliato al vetro
e ascoltavo i clic degli interruttori
gli stridori dei garini e la luna,

finché pascevo di tartine e sonno
le vene il cuore i polmoni lo splene
e tutto insieme mi rendevo conto
di non sapere volere potere,

fintanto che durò mi arrabattai
poi mi decisi a salire sul treno
o forse in carrozza, o sul vaporetto.

Per questo il mio cuore sembra lontano,
perciò mi sveglio di notte ad appendere
ai vetri della cucina il riflesso.

.

Non si sa mai, non si sa mai

Eleganti non siamo stati mai
se non per brevi stagioni soltanto
quando per caso la moda accordava
ai nostri armadi un barbaglio di gloria.

Abbiamo letti da più d’una piazza
su cui più che altro dormiamo soli
a destra o sinistra, ma raro al centro
per non annegare in mezzo ai cuscini.

Collezioniamo numeri in rubriche
lo spacciatore il barista gli amici
le amiche degli amici e tutto il resto.

“Il Barça vince perché tiene palla”
pensiamo, ma lo teniamo per noi
e “non si sa mai” ci diciamo spesso.

Faremo sì fatica a fine mese
ma si sa: siamo giovani
e in quanto giovani abbiamo pretese.

.

*

lamentazione seconda
il geologo

Son cose che succedono
se solo le si lasciano accadere
se solo le si lasciano serpare
tra i muri della casa.

La fine del mondo è una cosa seria
è molto peggio di quel che si crede:
temperature di migliaia di gradi
e terremoti, rocce frantumate, esalazioni tossiche.

Cos’era fino ad oggi non sarà domani.
Il mare adriatico, per esempio,
è destinato a scomparire
con immani fragori e forti schianti
schiacciato tra la placca eurasiatica e la placca africana.

Cos’era fino ad oggi non sarà domani.
Quando le faglie si incontrano e stridono
i cristalli dell’una si fondono
con quelli dell’altra e si crea
tutta una serie di nuove formazioni cristalline.

La fine del mondo sarà soprattutto contemplazione:
sarà come le sere
trascorse nell’estate sui balconi
con fuori il temporale,
sarà come una crisi coniugale,
sarà come lei indomita e sincera
e di tutto in eterno avrà ragione.

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Nota biografica.

Lorenzo Biagini è nato lo stesso giorno di Elisabetta Canalis, però a Bologna, ridanciana città in cui egli persevera ad abitare. Filologo classico di formazione, possiede l’abilitazione alla docenza nelle scuole, ma campa facendo il correttore di bozze. Da sempre dedito alla lettura, su riviste talvolta recensisce narrativa contemporanea. Suona il basso e ha un cane (una bastardina di nome Yuma).