Inediti – “Quadri del consistere” di Gianfranco Fabbri: due prose.

Gianfranco Fabbri, Quadri del consistere

Da Inverno 1996-‘97

1.

. Ogni volta che mi allaccio le scarpe, al mattino ripenso a Giorgio Manganelli, il quale divideva con me l’incertezza di tale operazione. Esito quanto mai labile: reggerà o no, la stringa? E io, sottintende la domanda, terrò per tutto il santo giorno?
. L’incertezza di me, poi, si manifesta anche nel rap­porto che ho con la mia ombra; cattivo, del resto. Sento che lei mi gestisce e la cosa mi offende, mi umi­lia. Ma non posso ribellarmi, dal momento che il mio carattere sembra ravvisare tutte le tinte di quello del tipo “secondario-passivo”.
. Secondario-passivo?
. Sì, certo: secondario perché lascio agli altri, come alla sorte, il potere di prendere per primi l’iniziativa;  e pas­sivo perché sempre più spesso mi accorgo che provo delizia a farmi maleficiare -sia nel bene che nel male-.
. Maleficiare nel bene? Che cosa significa? mi chiederà qualcuno.
. Oh, sarei l’ultima persona in grado di spiegarlo. Però, se proprio debbo definire questa asserzione, dovrò in­dicare la facoltà mia nell’accettare qualcosa di esterno, di cui non conosco né la natura né il gradiente. E que­sto abbandono è esattamente quello che io intendo per “maleficio”. Nel bene, se l’evento sarà positivo.

.

13.

. Stasera invece penso ai Formalisti russi.
. Intuire la struttura del racconto in maniera così origi­nale.
. Il poliziesco, ad esempio.
. Oh, si capisce: non è farina del mio sacco. Sto infatti leggendo il bel saggio di Tzvetan Todorov intitolato “La poetica della prosa”, nel cui inizio appunto l’autore ricorda la scuola russa, la quale prevede una fabula e un intreccio, dove la prima rappresenta la vicenda evocata e il secondo è il libro stesso, ovvero il modo con cui lo scrittore ha composto il romanzo.
. Bello, mi piace.
. Uno arriva lì, nel punto nodale, e trova il cadavere della vittima, senza sapere che cosa è successo e come si sono svolti i fatti che hanno condotto all’assassinio. E questa è la fabula. Poi questo tipo decide di narrare le mosse future dei personaggi che a mano a mano giungono nella stanza, e fa nascere un intreccio, nel corso del quale si tenta, attraverso carat­teri/mos-se/piccoli particolari/alibi e confessioni, di risalire alla causa. C’è della curiosità; il lettore sarà in­dotto a se­guire gli sviluppi e infine scoprirà il volto del colpe­vole, ma non è detto che la fabula venga sco­perta. O meglio, si tenta di ricostruirla, senza l’obbligo di nar­rarla.
. Mi piace sempre più, questo problema.
. All’interno del “poliziesco” esiste poi il cosiddetto romanzo “nero”, in cui fabula e intreccio vengono fusi. Difatti, qui si parte dalla causa e si procede in di­rezione dell’effetto. Una banda di delinquenti orga­nizza una rapina, dei cui esiti il romanziere ci dirà man mano che si procede nel testo. Si crea così della suspense. Si sa chi sono i colpevoli; non si conoscono ancora gli effetti. La fabula si snoda di volta in volta, ed è anche intreccio.
. Bellissimo, procedo.
. Todorov dice che in questo caso il detective non è immune; nel corso della storia potrebbe anche morire. Mentre nel primo caso il poliziotto era protetto da ogni pericolo, giacché viveva il “dopo” davanti al ca­davere, nel tentativo di ricostruire il “prima”.
. Colui che è veramente immortale è l’autore.
. E ancor più lo sono i Formalisti russi, i quali hanno pensato bene di porsi sopra le decisioni di quello.

.

© Gianfranco Fabbri

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Libri L'arcolaioPronunciare il nome Gianfranco Fabbri (senese di nascita, forlivese d’adozione) da qualche anno a questa parte significa parlare delle edizioni L’arcolaio, la sua creatura che in cinque anni ha allestito un catalogo e un’offerta tra poesia, prosa e saggistica di tutto rispetto.
Ma Gianfranco Fabbri è stato ed è un fine poeta, un fine scrittore e un fine critico (chi come me ricorda il suo blog La costruzione del verso, ricorda pure gli interessanti dibattiti sul fare poesia capaci di coinvolgere i nomi di quanti allora emergenti si sono poi affermati e consolidati).
La sua prima raccolta di poesia, I ragazzi del Settanta, uscì nel 1989 per Campanotto; seguirono: Davanzale di travertino, nel 1993 (Campanotto), le prose di Jennifer, nel 1995 (Fernandel), Album italiano, nel 2002 (Campanotto), e infine Stato di vigilanza, nel 2007 (Manni).
Dal 2008 si è interamente dedicato a L’arcolaio, apparentemente dimenticandosi di assecondare una vena creativa che comunque continuava a scorrergli. Prova ne sono queste due prose inedite tratte da Quadri del consistere, libro sospeso tra il diario intimo (l’arco temporale è chiuso dentro gli inverni 1996-1997 e 1998-1999) e uno zibaldone, non tanto leopardiano, quanto più elegantemente proustiano; prose che ricordano vagamente le Piccole prose della sinapsi, nell’eponima e conclusiva sezione di Stato di vigilanza.
La sospensione di ogni suono e la predisposizione all’ascolto pare siano i requisiti necessari per affrontare il libro che spero non rimanga al lungo ancora inedito. [f.m.]

18 comments

  1. Queste sì che sono sorprese! Grazie, grazie a Gianfranco e a Fabio, a Poetarum Silva e alla grazia degli autori-editori che lavorano così tanto seriamente.
    Buona giornata, G. Dippì

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  2. Fine poeta, fine scrittore e fine critico-definizioni perfette di Michieli che condivido pienamente. E fine persona, anche. Piuttosto unica. Anche questi due “raccontini” riassumono molto brevemente la finezza, grazia e intelligenza di chi possiede quella passività-secondarietà (come lo stesso autore la definisce ) e che spesso è… vincente.

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  3. scusatemi se scrivo succinto nel rispondervi, ma la digitazione dal cellulare è difficoltosa. Ringrazio di cuore Fabio e i componenti la redazione di PS. Ringrazio gli intervenuti. A tutti indistintamente mando il mio abbraccio. Vs gianfranco. Tornerò stasera per dialogare con voi.

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  4. Eleganza, cultura, inquietudine e voglia di vivere: un “quadro” anche umano, non solo stilistico di Gianfranco.

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  5. Infatti, Luciano, con “diario intimo” mi riferivo proprio a questa inquietudine, o tensione, del vivere che è palpabile.
    Mi rendo conto di quanto la definizione impiegata sia fuorviante.

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  6. E` BELLO SENTIRSI DEFINIRE NEI MOLTEPLICI MODI. Ti sembra di vederti riflesso in sei specchi e partorito dai giudizi degli amici convenuti in questo bel salotto. Addirittura, Luciano vide comporre qualcuna di queste riflessioni nei giardini della Loggetta Lombardesca, a Ravenna. Ricordi, Lucio. Le ns riflessioni sui poeti, i pensieri convergenti su un vertice di ansia positiva, su un libro che ci aveva coinvolto? Nascevano anche li` i miei quadretti, sempre benedetti e inseguito dall`inquietudine che qui, amici, avete con esattezza chiamata per nome. Grazie per avermelo ricordato. Gianfranco.

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  7. Gianfranco mi fai commuovere, ricordo benissimo quella stagione, quel fervore che solo in parte se n’è andato. E in fondo rimanere nel tempo, come tu mi insegni, significa anche o soprattutto cambiare, specialmente oggi, ma solo in ciò che non ci appartiene veramente. Le passioni profonde restano… Come i tuoi lacci, simbolicamente. Grazie anche a Fabio, per la tua intelligente e deliziosa generosità d’ospite e di lettore. E so che che hai in riserva gelosa la tua poesia. Sciogli i tuoi lacci e donali alla pagina.

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  8. Luciano, è tempo di leggere nuovamente Gianfranco! la mia poesia può attendere.
    Ma è di pagine come queste che ho bisogno, come lettore.
    Tu sei stato testimone di quello che il libro contiene. Tutti dovrebbero poterlo leggere

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  9. «Pour bien lire un poète ou un prosateur, il faut être soi-même, non pas érudit, mais poète ou prosateur» (Proust). Mi dona una felice meraviglia leggere queste due prose di Gianfranco, la sua raffinata sensibilità verso i poeti e i saggisti che pubblica riflettono una sensibilità poetica che non conoscevo. Grazie a Gianfranco per averci dato queste perle e grazie a Fabio per averle postate.

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  10. Grazie a te, caro Davide. Tengo in serbo il tuo giudizio!! Con affetto e stima tanta!!! Tuo Gianfri.

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