Giorno: 14 gennaio 2014

Benway Series: Arco rovescio di Giulio Marzaioli a Roma

Mercoledì 15 gennaio 2014, ore 18.00
Associazione culturale Edizioni Empiria
Via Baccina 79, Roma
[mappa]

Presentazione di:

Arco rovescio
di Giulio Marzaioli

Benway Series 5
(Tielleci, 2014)

Sul rapporto scrittura/installazione si confronteranno:
Brunella Antomarini, Teresa Iaria, Massimiliano Manganelli

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[Un estratto]
«Nell’ora meridiana più calda, quando si alza il frinire di cicale, pensò che era stato più veloce, nel passato, e che l’aveva rincorsa a lungo, ma lei si era fermata. La caccia è istinto, anche per un dio».

Giulio Marzaioli stava passeggiando lungo un sentiero di montagna quando venne chiamato dal figlio. Il bambino si era fermato ad osservare una grande farfalla posata su una campanula, al bordo del sentiero. La farfalla teneva le ali spiegate. Dopo averla fotografata da diverse angolazioni, Giulio Marzaioli avvicinò lentamente l’indice alla farfalla e con suo grande stupore riuscì ripetutamente ad accarezzarne le ali, senza che la farfalla le ripiegasse o volasse via. Giulio Marzaioli pensò che la vanità fosse uno dei vizi più diffusi tra gli esseri viventi. Soltanto dopo molti giorni Giulio Marzaioli si ricordò che le ali di farfalla sono coperte da piccolissime squame che, nel momento in cui vengono toccate, si rompono, provocando instabilità o addirittura impedendo il volo.

5 inediti di Sergio Rotino

da Floreale


strada incerta
fra due cani
centro della sera

fiore tu
pronto a richiamare altro
fiore

al bocciolo
dalla rosa
che muore

così è per
ogni petalo
dopo il primo
petalo

la necessità di cadere

caduto
perché si deve

nessuno più da
ascoltare dici lo
specchio m
muto ugualmente si deve
colmare spazio
quanto rosa ma

sei tu
solo a
crescere lei no
lei scompare


*


dentro la
terra la crepata
unità
delle cose

emendate

stanno le rose dai
loro profumi dei loro
colori private

dal pungente
dolore
mondate stanno
dalle spine
si sono fatte
privare

scorciate nel
gambo altro
grembo siano
dentro

il terreno bruciato volto
dalla calura s
sommerso nel
canto ma

senza pianto alcuno
siano volontà

immensa che accanto cancella
dal ricordo
delle rose mondato
ogni senso



da Pro Patria


cronaca romanzata


attraversa l’urbe la città la cittadina il paese infine ma sempre una terra interamente piena di verbi prima conosciuti non più adesso ché non ricorda nulla nomi di strade luoghi frequentati niente ricorda figurati le declinazioni che poi è roba inerte già da parecchio mentre sul rettifilo assolato sulla rotonda immensa sta pronto a sgrugnarsi il mandato lui destinato che poi non fosse stato per la telefonata la voce allarmata polacca comunque slava che poi da questo presente ora proprio non ricorda come si chiama comunque giovane persona non sarebbe nata l’accensione del pensiero niente azione tramutata nella porta d’ingresso scardinata nella scoperta con salvataggio in estremo limite della parola poi nulla c’è stato il posticipare clinico il da farsi l’attesa raccolta intera quanto oltremodo tesa dalla cugina poi un principio di azione seconda al nucleo principale più blanda diremmo nonostante di macerie si cominciasse a parlare ecco cosa gli tocca che poi sorpresa prima dell’apertura di sipario preso un treno arrivato veloce sul precipizio da lì in poi il dramma necessario al proscenio lui dice andavamo a cominciare noi da soli e solo noi


*


per questo come per altro ancora posponi dunque la carneficina e offrici in cambio l’utilità
quotidiana della medicina chimica quella che tutto calma idee come pensieri
lenitiva quanto digestiva quella leggera da prendere alla mattina
bicchiere d’acqua pronto in mano quella pesante perciò ineludibile da prendere secca
sul principio orrido di ogni sera poi durante le notti insonni obbligatoriamente
terapia del dopo del fantascientifico futuro ancora una per dimenticare e finalmente farsi niente
ennesima tacca sul blister del contingente
così da avvicinarsi al traguardo proteggersi non andare in vacca

segna perciò quest’altra tacca

porta la salvezza alla bocca


*


dice poi dice ancora se non di più che li ha visti i camici ruotare per la stanza che ha visto la carne da cui si è generato tornare a metterlo testa-piedi metterlo fuori in un boato di movimenti inconsulti di pianti improperi lamenti e che ci sono ancora ma silenti come una dichiarazione di poetica seduti poggiati al legno della parete verde anche tu dice anche tu li vedi mentre affacciato alla finestra stai a riprendere fiato così anche lei come tutti qui li vedete dice che sono proprio lì che si vedono e che lì stanno ancora che lì se ne restano zitti sullo scranno della storia dice che la dignità non riuscirebbe a colmare tutto il suo futuro né il tuo o tanto meno il loro ma se lo costruisci anteriore forse li farebbe parlare nuovamente raccontare di una morte che ripete il suo gesto carico di quotidiana eloquenza più vicino farebbe quel refolo d’aria insidiosa pronto a strisciare dalla porta per ogni dove fino a tramutarsi in una fine casuale
orribile come tante


*


prendi il sonno dei morti o prendi i morti solamente
fa che qualcuno di loro nei sogni sopravviva e di questo possa farsi forza
dopo prendi me e il mio sonno come esempio possibile prendi quel mio dormire fondo
tutto intento a stare rannicchiato nella forma punitiva della fossa così da non
poter mai dire al mattino successivo nell’ora del risveglio io ricordo
prendimi a esempio non pensare quanto confonda le parti
prendi solo quanto capisci o credi io abbia capito in quel tempo buio mal rifinito
il resto lascialo dentro al letto lascia si consumi
è finito ma se vuoi guardalo guarda la parte di noi più morta
la fascia attorno agli occhi il secco da congiuntiva
a te non serve a te basta quanto di lui avanza

è finito

lascia