Giorno: 4 gennaio 2014

Carmelo Pistillo – Le due versioni del cielo (alcuni estratti)

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(dalla sezione Similitudini e intervalli)

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II

Come nessuna scena amore e morte,
nella stazione degli intervalli
è bendato il teatro, disabitate
le vocali fino alla nostra città.

Entri e formi la sfera, ma gemi
mentre leggo il destino dei tuoi suoni;
e non è ancora Natale, non è ancora
il tuo ritratto che guarda, non è
facile cercare nel seme.

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III

Come croce ritrovata amore e morte,
altare in fiamme che torna
universo d’acqua senza legami.
Mi svegli posando per la luce
sotto il lampione, e manca
il giorno quando mia figlia cantava,
quando chiamavo davvero Venezia
il disegno di questa casa. E gemelle,

gemelle veramente le nostre mani sull’arco
prima del nome suo.

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IX

Come questo midollo amore e morte,
questa didascalia facile e inattesa,
questa scuola del cortile
dove cade le neve e sopra la neve
trema il profumo del pane:
«Dai, mangia, che domani sarai grande.
Se vorrai, in corsa tra i suoni
oppure dannato, in fuga dal premio.»
Così la fiaba, lo spartito che brucia.

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***

(dalla sezione Indice del mare)

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I

È ancora sconosciuta
la collina in piena luce.
In una sequenza di alberi
e menta
usciamo dal vento,
e l’età che ci legava al fiume
ha la forma della schiuma perlacea.

Ora splende nel vuoto,
ora ha il profumo degli estremi
persi e ritrovati
nel profilo di questo mare,
che ci interroga sui nostri giorni,
che si fa orizzonte senza saperlo.

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V

Dalla parte del mare e tra noi
è alta la preghiera
che nulla sia da mutare.
Come la testa che non s’alza dall’acqua
e che gira le pagine scelte
in ogni movimento del libro.
Così altri nuotatori saranno invisibili.

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***

(dalla sezione Il quartiere dei vinti e degli eroi)

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Il ragazzo del flipper

Già grande fumava, l’amico amaro
al mattino. Gran giocatore di flipper
e tredicenne, sulla via per la scuola,
mio compagno di sogni col soffio al cuore.

Sillabe e note invece dei libri,
l’eco di Tenco arrivato dal mare
con lo sparo gemello che avanza cantando.

Le stelle spente dopo mezzanotte,
la solita strada che si fa riva segreta.
Due amici assorti con l’identico nome,
il flipper muto e la voce che torna.

Ciao, Luigi.

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*

Parco “Giovanni Testori”

Adesso Giovanni mi chiama,
mi dice che Dio è più lontano,
Dio è più vicino.
Dunque è questo il dolore,
questo grattacielo
senza materia
che sta su incolume
nel suo parco vuoto.
È questo il midollo
che porto in tasca
come una grammatica in forse
e un sorriso vuoto.

«Farò l’architetto, maestra,
le porterò una mela.»

***

© Carmelo Pistillo, Le due versioni del cielo, La Vita Felice, 2013.