Giorno: 27 dicembre 2013

Flashback 135 – L’attesa

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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L’attesa è sempre la parte che procura più danni. In quell’attimo di sospensione, prima che tutto si possa rivelare, si passa dall’estasi all’inferno. Si riesce a pensare di tutto, in un verso o nell’altro, senza mai un attimo di tregua. Il lungomare a quest’ora è quasi sempre vuoto; è troppo tardi per correre sulla spiaggia ed è ancora troppo presto per andare a farsi un bagno. Le barche sono ferme una in fila all’altra e, uscendo dal mare, hanno ormai tracciato un solco tra le pietre. I pescatori, distanti pochi passi, piegano le reti con gesti meccanici, sperando riescano a riempirle. La mia è un’attesa diversa, fatta di parole e di gesti che non tornano. E intanto mi immagino salire su una di quelle barche, per stare fermo in mezzo al mare ad osservarmi. Nell’attesa.

© Marco Annicchiarico

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Richard Matheson – Io sono leggenda (recensione di Martino Baldi)

Matheson

Richard Matheson – Io sono leggenda – Fanucci editore – traduzione di Simona Fefè

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Io sono leggenda, uscito per la prima volta nel 1954, tradotto in Italia per la prima volta nel 1957 col titolo I vampiri, è probabilmente il più noto romanzo di Richard Matheson. Pietra miliare della cosiddetta fantascienza apocalittica e della narrativa vampiresca, narra la storia di Robert Neville, l’ultimo umano sopravvissuto in un mondo completamente popolato da vampiri.

Il romanzo di Matheson rovescia il modello tradizionale del vampiresco “draculiano”, in cui è il vampiro l’essere eccezionale (e negativo), nel suo esatto contrario, un solo uomo in un mondo di vampiri, aprendo la narrazione a un realismo psicologico e a una tensione esistenziale con pochi pari nella letteratura di genere. Il tema della solitudine e dell’attaccamento alla vita (nonché le inevitabili declinazioni sul suo senso) nutrono una narrazione scarna e cruda, lontana anni luce dai frequenti ghirigori e manierismi del genere vampiresco e, più in generale, gotico. Ne deriva un realismo claustrofobico, in cui ogni conoscenza consolidata, dagli istinti umani più primordiali alla razionalità scientifica a cui Neville si avvinghia nel suo disperato tentativo di salvezza, subisce lo scacco del progressivo ribaltamento del senso consueto su ogni asse possibile, da quello della normalità a quello della positività dei valori. In questo senso Io sono leggenda, nella sua assoluta mancanza di conciliazione tra soggetto e realtà, è anche e forse soprattutto, dal punto di vista letterario, un romanzo di formazione al contrario, un “romanzo di deformazione” che parla della nostra epoca molto più in profondità di tante analisi sociologiche anteriori e posteriori.

Non a caso il libro continua ad essere pubblicato e tradotto con grande fortuna in tutto il mondo ancora oggi, a quasi sessanta anni di distanza dalla sua prima uscita. Certamente la sua longevità deve molto alla notorietà che gli è stata procurata anche dalle diverse rivisitazioni cinematografiche: dal primo adattamento L’ultimo uomo sulla terra (1964), con Vincent Price, forse il più aderente alla trama del romanzo, al più recente ma fedele solo nel titolo Io sono leggenda (2007), con Will Smith, passando per molti altri ispirati dal libro, tra i quali è necessario ricordare almeno La notte dei morti viventi, di George Romero e 28 giorni dopo, di Danny Boyle. Sulla sua eccezionale popolarità la dice inoltre ancora più lunga il fatto che gli siano stati ispirati un episodio dei Simpson, “L’uomo Homega” (incluso in La paura fa novanta VIII) e uno di Dylan Dog, “L’ultimo uomo sulla terra”

Eppure, se tutte queste rivisitazioni hanno contribuito a nutrire l’aura di un vero e proprio cult, nessuna rende giustizia fino in fondo a un libro che straborda dai generi fantastico, horror e fantascientifico a cui è stato associato ed è a tutti gli effetti un classico della letteratura tout court. Perfino il celebre elogio di Stephen King («Matheson è lo scrittore che mi ha influenzato più di ogni altro») va stretto a uno scrittore che, più generosamente, Ray Bradbury ha definito «uno degli scrittori più importanti del XX secolo».

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© Martino Baldi