Giorno: 12 dicembre 2013

Lettere aperte al fronte sudamericano (inediti)

Milano 2013 - foto gm

#1

Leggo Stella Distante, di Bolaño sì,
la copertina è blu come le lenzuola
dormo di traverso, tocco con la testa
il tuo cuscino, tengo i piedi da me.
Non è un libro romantico, poetico
piuttosto come le vetrate infrante
della fabbrica di fronte o i murales
chiudo le imposte, tu cosa guardi?
Quale notte scende a Sampa
quale buio oltre le finestre.

#4

La ragazzina cinese piange appoggiata
al muro della Bank of China, di spalle
un ragazzo la guarda poi una carezza:
di perduto amore o di mancato credito
mi domando, io che non avevo visto
lacrime orientali fino a stamattina
mi stringe il cuore al pensiero
di cose che non so, di questa gente
che avrà speranze, segnata sorte,
qualcuno dall’altra parte del mondo.

#6

Il silenzio profondo dei cortili
di Milano, la quiete azzurra
nei dopopranzo dove nessuno
scuote una tovaglia, batte
un cuscino. L’ordine curato
delle piante, a volte, esotiche.
Brera, Navigli, Porta Romana
visitare i giardini nascosti
nel centro di Milano, la domenica
con la gente altrove, al lago.
Sparire invece nei portoni
dove tutto vive ogni giorno
nel rumore di piatti, forchette
in bidoni da riciclo colmi
di cartoni da pizza e sciocchezze
nel Sudamerica di Affori.

#11

La geografia dell’appartamento
il fazzoletto dei quattro punti
camera, libreria, frigo, porta
cambia a ogni tuo ritorno, così:
porta, divano, baci, letto.

#12

Quella cosa della piccolezza scritta
da Foster Wallace, particelle piccole
di un infinito che non ci compete
né ci apparterrà. Pulviscolo anch’io,
molecola che gira vorticosamente
su se stessa cercando un appoggio
un motivo, i tuoi due occhi.

#20

Torno al cane per un attimo
ha preso a leccarmi sui polsi
ieri, un ginocchio, la faccia,
non l’aveva mai fatto, io dico
che avverte la mancanza tua
e si attacca come può, dove
sente la stessa nostalgia, dove
scorre la vena dentro al polso.

#21

Dicono di come la luna in Sudamerica
sia più bassa, pare la si possa toccare
e qualche volta devo averla vista
ieri sera a Affori rimaneva sotto
l’altezza dei palazzi in costruzione
appena sopra l’esatto schieramento
dei lampioni, era mezza e gialla
memoria di vecchi spot pubblicitari
stava lì, cosa a cui manca un pezzo.

#23

I cereali rovesciati nella tazza
si addensano sul fondo, base
della cena, sul tavolo Millimetri
di De Angelis che mi sgomenta
è l’incomprensibile e la bellezza
apre un cosmo in cui c’entrano
le lenzuola che ritiro dal balcone
il suono della ringhiera, l’attesa.

#27

L’assenza reiterata del respiro
di Milano, dove si è assopita,
nascosta la città, penso a Lotto,
a Greco, a Bignami nuovo capolinea,
o sono io che lo trattengo mentre
mi dico che Lilla è  colore di fiore
piantato tra una fermata e l’altra
steso sopra il ferro dei binari.

#32

Creo scompiglio, sposto le cose
a caso, il mio insopportabile
ordine dei fattori domestico
dettato soltanto dalla pigrizia
ecco le tue scarpe, le prendo
le dispongo come soldatini
sul parquet, mi accerchiano
mi siedo a gambe incrociate
le guardo, rido, mi arrendo.

#44

Capiterà, è possibile, di parlare
della deriva di questo paese
il ridicolo che ricopre la bellezza,
la decenza venuta a mancare
i principi (che bella parola questa)
della Costituzione, diremo di Enrico
Berlinguer, del suo viso asciutto,
di che cosa direbbe, penseremo
ai versi di Pasolini o  di Raboni,
alla loro dignità, a tutto questo
non essere all’altezza, al vivere
in pena poco più che rasoterra.

#47

Chi fissa un punto con lo sguardo
– come quest’uomo forse arabo
seduto sulla collina di Villa Litta –
guarda più lontano di quel che vede
stando a gambe incrociate guarderà
molto più in là dello spazio che cade
dietro il muro, oltre la Bovisa, oltre
il cerchio della novanta/novantuno
fissa un punto che dev’essere casa.

#48

Gesti che mi capita di fare, spostare
le tue creme, fargli fare avanti e indietro
sulla mensola del bagno, in accappatoio
guardarmi allo specchio, fare tutto
un po’ più in fretta come se oltre
la porta ci fossi tu in attesa, la tazza
col tè in una mano, un bacio nell’altra.

#53

Se moriamo il nome è sulle braccia
l’hanno scritto insieme al numero
di telefono, elicotteri fanno fuoco
sulla folla. Oggi non è domenica
per nessuno, è un lunedì lanciato
in loop all’infinito, come una paura
un temporale che dura una vita
e grandina sulla pelle della gente.



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@Gianni Montieri – inediti estate 2013