Giorno: 15 novembre 2013

Buon compleanno Einaudi

foto gm

La prima cosa che ho pensato, riguardo agli ottant’anni di Einaudi, è a quanti libri con la copertina bianca ho in casa. Tra narrativa e poesia Einaudi li batte tutti. Se poi aggiungo StileLibero (in tutte le sue varianti, ma il mio affetto va a Noir, chi mi conosce sa il perché) allora la vittoria diventa schiacciante. Solo gli Adelphi se la giocano ma perdono di almeno tre scaffali. Per gli ebook vince ancora Einaudi ma di poco. I miei scrittori preferiti sono tutti Einaudi, penso a McCarthy, Roth, McEwan, Delillo (gli auguri più belli sono i suoi), Foster Wallace (anche se per me resta nel cuore un Minimum fax), Carver (anche se per me resta nel cuore un Minimum fax, sì la ripetizione è voluta), Del Giudice. Paolo Nori. Grace Paley.  La Kristof. Il mio amato Michele Mari, il più bravo di tutti. Più Lansdale che ogni volta che torna è come quando torna un amico. Più un’altra marea che ora non mi viene in mente. Più quelli che non sono più i miei preferiti ma lo sono stati. Più Carrère che ora è Adelphi ma prima era Einaudi. Più Bolaño che siccome è un figo è qualsiasi cosa. Più Borges e la chiudo qui. Sereni, Fortini, Raboni, la prima edizione di Millimetri, i russi, Larkin e mi fermo qui. La seconda cosa che ho pensato che Einaudi fa pure un sacco di libri che non mi piacciono. E non faccio cognomi perché stiamo festeggiando. Però spesso sorprese, però tipo Bonvissuto. Einaudi pubblicò il mio adorato Pugliese, poi non lo pubblicò più. Einaudi è la storia dei libri che va da prima di mio padre a mio nipote. Einaudi con quelle copertine magnifiche. Einaudi che è Calvino ma è anche Agassi. Einaudi che durante il compleanno non si cita la proprietà attuale. Einaudi che c’è poco da fare se entri in libreria li vai sempre a guardare. Anche perché entrando ci sbatti contro. Einaudi tanti ricordi ma uno su tutti: quando presi per la prima volta tra le mani Oltre il confine di McCarthy e aprii una pagina a caso e capii che io e quello scrittore non ci saremmo mai più lasciati. Buon compleanno Einaudi, un lettore.

© Gianni Montieri

Flashback 135 – Smottamento

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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La pioggia dei giorni scorsi ha provocato alcune frane qui in montagna. In alcuni punti il terreno si è abbassato. Ora trovi fossi pieni d’acqua, fango e pietre da evitare. Le ruote di una bicicletta hanno formato una scia che termina dove inizia il cemento. Da lì, le tracce non si possono più seguire. Cercarle diventa un andare a tentoni. Così mi chiedo se inseguire un’idea, nell’incertezza di un bosco che si allontana dal paese, o se continuare il mio percorso. Lungo la strada, passando, qualcuno ha buttato dei sacchetti di plastica pieni di rifiuti. “Forse non è nemmeno sceso dall’auto. Sarà stato un amante del picnic”, penso. La pioggia riprende a cadere sulle foglie mentre io continuo dritto, in direzione Castroreale. Un breve senso di impotenza è tutto quello che questo posto mi lascia.

© Marco Annicchiarico

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da “La pioggia fuori” di Ekaterina Josifova

di Ekaterina Josifova

La pioggia fuori

IN CERCHIO


Jack London, l’allegro Jack, l’uomo di successo,
forse segretamente annoiato
—–dagli uomini forti e dai lupi
(e un po’ prima della fine)
scrisse approssimativamente una cosa del genere:
In una clinica psichiatrica,
di pomeriggio, in un momento vuoto
(all’incirca,
—-quando inizia a riempirsi il circolo)
ogni giorno una grassa, una brutta,
———-ragazza minorata,
seduta beatamente con le mani in grembo,
———-in cerchio con un’altra
decina di grasse, brutte
———-ragazze minorate,
dice:
“Quanto sono fortunata
———-a non essere minorata.”
Poco dopo un’altra grassa,
———-brutta, ragazza
minorata dice:
“Quanto sono fortunata
———-a non essere minorata.”
Dopo un altro po’ si sente la terza:
“Quanto sono…”
E così
via.


BENESSERE


Più di quanto gli serve ha qualcuno.
Altri sanno più di quanto comprendono.
Noi abbiamo ugualmente e ugualmente sappiamo
il benessere cos’è:
nutrirsi
e che te ne resti.


MI METTO IN UNA POSIZIONE COMODA


Sul divano, il cuscino, la coperta morbida,
i libri.
Anche l’illuminazione è buona.
Non viene nessuno,
ma non perdo la speranza
che entri e che dica
in tono di rimprovero:
anche questo governo è caduto,
e tu leggi Lao Tsu.
Al che rispondo:
esattamente.


LA PIOGGIA FUORI


Picchietta, s’infittisce.
È piacevole
che t’arrivi qualcuno un po’ così
da lontano, dall’alto.


UN GRIDO


Non è così vicino, non può capire uno
Che è un grido umano?
Può essere un uccello notturno o un uccello in generale
Che imita
Il grido umano,
Un uccello canterino
O qualcosa di totalmente diverso, ad esempio
Un grido umano
immaginato
o
un grido umano, ma
addormentato, un grido nel sonno e
quindi niente di male,
è
solo qualcosa di notturno,
l’ho sentito.




*Tutti i testi sono tratti da Ekaterina Josifova, La pioggia fuori, Valigie Rosse 2013. Le traduzioni sono a cura di Alessandra Bertuccelli, con la collaborazione di Andrea Inglese e Giacomo Trinci.


Ekaterina Josifova (Kjustendil, 1941) è una delle figure più significative della poesia bulgara contemporanea. È autrice di 13 raccolte poetiche e di due libri di narrativa per l’infanzia. Nata a Kjustendil, si è laureata presso l’Università di Sofia “S. Clemente di Ohrida”. I suoi libri di poesia sono stati pubblicati in Ungheria, Slovenia, Macedonia, Francia e ora anche in Italia. Ekaterina Josifova è l’autrice di cui le ultime generazioni di poeti bulgari subiscono una fortissima e permanente influenza. Ciò avviene in modo del tutto gratuito: è infatti la persona scelta dai giovani poeti come colei che incarna il senso, il significato e l’irrevocabilità dell’Arte poetica.