Giorno: 14 novembre 2013

Massimiliano Santarossa – Il male

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Massimiliano Santarossa – Il male – Hacca edizioni – 14,00 euro

Nera è la notte che si allarga nel cielo, istante dopo istante prende possesso della volta che tutto copre, e da essa scende prima sulle punte della città e poi sulla schiena dei palazzi e infine dilaga nelle strade, penetrando ciò che trova,  ogni essere che si muove e ogni anima che respira. La notte rende tutto notte.

«Quanto a Dio, credo che quel bastardo malefico abbia fatto le valige da un pezzo» dichiarava un personaggio di un libro di Lansdale, La ragazza dal cuore d’acciaio (Fanucci). L’io narrante de Il male, il diavolo salito dagli inferi sulla terra, lo certifica: eclissato. Entrambi hanno ragione. Chi ha letto i romanzi precedenti di Massimiliano Santarossa, soprattutto Viaggio nella notte, uscito l’anno scorso sempre per Hacca edizioni, saprà che lo scrittore di Pordenone non concede sconti, che non ha paura di arrivare al centro delle cose. Di raccontarle per quelle che sono, terribili, laceranti. Senza speranza. Gli umani non sono più capaci di guardarsi intorno, dentro. Non capiscono il baratro di follia e decadenza dentro il quale sono precipitati. Non lo capisce nemmeno Lucifero, il protagonista del romanzo, che viene in una delle nostre città con l’intento di comprendere, di capire il male che hanno costruito. Lucifero ne intuisce l’origine: l’assenza di dio. Viene in terra per seguirne le tracce, per imparare qualcosa. In una città che è pioggia, notte e giorni grigi, che è metallo, che è fatiscenza, il diavolo attraversa dieci corpi, dieci anime, dieci debolezze, dieci vittime. Solo chi subisce il male lo vede veramente. Dalla bimba preda innocente del padre pedofilo all’indemoniato da esorcizzare, passando per l’operaio licenziato, il drogato, la vecchia nell’ospizio, il barbone, il paraplegico, la prostituta, il giovane col padre che è già relitto, di un maiale. Queste sono le vite che Lucifero attraverserà, non in quest’ordine ma l’ordine conta. Entrando e uscendo dalle ossa, dalla pelle, avvertirà il dolore, ne sarà parte, lo assorbirà. Sotto un cielo sempre più cupo vedrà la mattanza attraverso il corpo del maiale che diventerà prosciutto in vaschetta sotto i neon di un supermercato (la cattedrale meglio riuscita), che diventerà cibo per la bocca di una donna anche lei personaggio del quadro malato. Vedrà un mondo arreso, morto per mano sua e di chi l’ha abbandonato. Proverà suo malgrado pietà. Guarderà con lo sguardo che noi abbiamo perduto, lo sguardo lucido di chi comprende e che saprebbe fare una carezza. La scrittura dell’autore procede a scatti, a strattoni. I periodi sono brevi, così come i capitoli. Ogni frase è uno schiaffo in faccia, ogni paragrafo una pugnalata. Massimiliano Santarossa non dà scampo al lettore, non potrebbe. In una recente intervista lo scrittore americano Philip Roth ha dichiarato che il lettore che si aspetta la felicità non deve cercarla tra i suoi libri. È così anche per Santarossa, non c’è felicità in queste pagine, non c’è futuro. C’è volontà di comprendere, di rischiare. L’idea del diavolo che viene sulla terra per capire il male, la pena, è perfetta. È un romanzo avvincente che fa riflettere e che fa nascere un sacco di domande, a cominciare dalla più antica: Chi è il buono e chi è il cattivo?

© Gianni Montieri