Giorno: 11 novembre 2013

Gaia Formenti: “Dove non si tocca”


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Titolo: Dove non si tocca
Autore: Gaia Formenti
Editore: et al./Edizioni, 2013

Mattina

Dove dormo sei vicina.
Sento il tuo odore nelle lenzuola la mattina.
I tuoi capelli mi piovono sulla testa. Sono la prima cosa
che vedo, quando apro gli occhi.
I tuoi capelli attraversati dalla luce del mattino che batte
sui vetri.
Allora mi aggrappo a te, trattengo il sonno in verticale,
scivolo con la testa sulle tue clavicole, aggancio i tuoi fianchi
con le cosce, spingo i talloni sul tuo sedere.
Tengo gli occhi chiusi mentre siamo in cucina.
Il fiato dei fornelli mi soffia sulle caviglie.
I biscotti scivolano nel latte e il tuo petto si alza e si abbassa
come la marea.

L’acqua è fredda, la sento dai piedi sino ai capelli.
Sento la tua voce calda contro l’orecchio, i muscoli delle
braccia tesi, il sole che si alza sul davanzale.
Il borotalco mi fa il solletico tra le gambe.
Mi metti i calzini e mi infili i vestiti come carezze.
Mi depositi sul divano con il biberon caldo sul petto.

Lo tengo tra le labbra, senza succhiare.

Appena sento le scarpe ai piedi capisco che il fuori è
vicino.
Allora succede qualcosa, divento dura come un albero
e la mia schiena si raddrizza e sono pronta a calpestare la
terra.
Mi metti addosso un tessuto scivoloso con il cappuccio e
sono tutta liscia e mi piace molto.

Mi tieni in braccio e chiudi la porta e prendiamo l’ascensore
e fai tutto con una mano, sento il tuo braccio muoversi
sotto di me.
Il tuo braccio che sa cosa fare.

Fuori piove.
Stiamo sotto l’ombrello rosso e il tuo viso diventa rosso.
Da qui vedo solo un pezzo di marciapiede bagnato e il
portone di casa che si allontana.
Tutto diventa più piccolo e mentre tu guardi avanti io
guardo indietro.
Offro la mia schiena all’ignoto.

Non conosco questo odore.
La pendenza delle scale mi dà le vertigini.
Perché siamo qui?
Dal tuo cappotto si staccano tanti pelucchi. Li tengo premuti,
per non farli volare via.
Stai parlando con qualcuno.
Una voce dolce, acuta.
D’un tratto con i reni dai un colpo che mi fa staccare la
testa da te.

Mi parli e mi fai capire che vorresti che io guardassi questa
voce acuta.
La voce acuta mi parla ed esce da una bocca rossa e piccola,
e da un viso rosa con gli occhi azzurri e lunghi capelli
chiari.
Mi piace ma non capisco cosa voglia da me.
Poi succede una cosa orribile.
Il tuo braccio diventa molle e non mi sorregge più.
Mi sento cadere inesorabilmente verso terra, una terra
sconosciuta, che non voglio toccare.
Perché mi lasci cadere?
Mi aggrappo con foga al tuo collo, ai lembi del cappotto.
Tu mi parli delicatamente ma lo stesso ti accovacci e mi
metti per terra.
La terra è morbida, pelosa e azzurra.
Mi indichi una stanza dove ci sono dei bambini come me.
Strisciano con le ginocchia sulle superfici, o stanno l’uno
sopra l’altro.
Cosa c’entro io?
Ti siedi in un angolo e mi guardi, sorridendo.
Non voglio andare là.
Se vado là tu te ne andrai e non tornerai mai più.
Starò qui.
La voce bionda va nella stanza con i bambini, dice loro
delle cose, e ogni tanto mi lancia uno sguardo.
Mi volto verso di te, che sei ancora là.
Non capisco cos’hai in mente.
Davanti a me c’è una costruzione a forma di cubo.
C’è un bambino che si è aggrappato e cerca di salirci
sopra ma continua a cadere.
Non resisto.
Mi aggrappo e inizio a scalare il cubo.

Sotto le palme dei piedi la sua superficie è fresca e gialla
e porosa, per non scivolare.
Ogni tanto mi giro a guardare il cappotto di lana che sta
ancora là contro la parete.
Salgo sempre più in alto e la stanza diventa più piccola.
Nella mia pancia si muove qualcosa.
Lo sento mentre alzo la coscia e spingo con tutta la mia
forza per tirarmi sul piolo più alto.
Qualcosa si stacca da dentro di me e per un attimo mi
blocco.
Forse dovrei scendere.
La cosa si stacca e mi rimane tra le gambe.
Decido di continuare a salire.
Adesso mi dovrai cambiare.
Mi porterai nel bagno e mi bagnerai con l’acqua, e poi
torneremo a casa.
Ma quando mi volto il cappotto non c’è più.
È una macchia lontana, che sparisce nel corridoio.
Una parola rimane bloccata nella mia gola.
Mamma.

Quando torni a prendermi il tuo odore è diverso.
Anche il viso è strano.
Quando torni non ti riconosco.
Non sei più tu.