Il sorriso pungente della poesia: Leopoldo Attolico

Leopoldo_Attolico

Vena schietta e ironica, divertissement dotto eppur senza compiacimento, il sorriso pungente: i testi editi e inediti qui raccolti e proposti restituiscono, chiaro e inconfondibile, lo stile di Leopoldo Attolico che conosco e apprezzo da tempo. L’ironia, bollata come inattuale da chi desidera – più o meno segretamente, più o meno palesemente – una poesia innocua,  si manifesta qui, con una grande ricchezza di termini, timbri e cadenze, come puntualissimo confronto con la materia storica. Lo sberleffo scanzonato alla commedia umana in replica perenne, la battuta, solo apparentemente improvvisata,  in realtà sapientemente preparata e condita,  la mobilità e la varietà delle sfumature sollecitano il richiamo a Petrolini e  per «sfrontato sortilegio» ci pare di sentirlo qui. Poi, con «il solfeggio di gabbiani impertinenti» raccogliamo le note di Christian Morgenstern e ci accorgiamo che la voce di Leopoldo Attolico, piena, ridente e saggia, porta con sé altre voci, ma è sempre, inequivocabilmente, la sua. (amc)

SUMMER TONF ovvero TUTTI AL MARE

Se fate mente locale converrete
che legato a doppio filo
con la fisiologia lunatica dei versi
c’è sempre lo stupore analfabeta degli invano.
È lì; e noi ce lo guardiamo implosi e circospetti,
come un reperto lavico fiottato dal cervello,
sfrontato sortilegio
confitto in un riverbero d’assenzio
cui piace sempre di esser corteggiato

Poi, quando si rinnova la scommessa
col verso sciagurato
e si è metabolizzata la stralunata ameba,
arriva puntuale il carico da otto
a ribadire l’osceno contropelo:
che non è più questione d’amore o disamore
e l’impossibile fiaba d’assolutezza amorosa
deflagra silenziosa nella biro
come quando cade un Governo in Italia a Ferragosto:
tra disimpegno e fervore vacanziero
un tonfo troppo sordo per sentirsi
ed essere sentito

La Musa, abbandonata sul maggese
è rimandata a Settembre in italiano

Da Scapricciatielle, Il Bagatto, Bergamo, 1995
Con una nota di Vito Riviello e due chine di Giacomo Porzano

* * *

 ESTIVA

A tutto neon
è un mantra di scintille
la concrezione espunta dal contiguo:
BALOCCHI E PROFUMI
FORMAGGI E SALUMI.
È scorbuto celeste.
Due grammi di ieratico
quel tanto di cachettico
che il distico sommuove nei precordi
ed ecco dal sarcofago sortire Vanda Osiris
che in preda alla libidine
scatena la bagarre con Invernizzi
fa man bassa di rime succulente
si attacca alle tende
ne trae tovaglie liberty
si strema in pic nic con Jacovitti
inonda la DC di polvere di stelle
redime bustarelle
tenta posologie da Prima Comunione
ricicla un batticuore di vecchio sirtaky
accende mille fiammelle nel triste Kemeny
galvanizza Magrelli
spupazza Palmery con l’oro dei capelli
sguinzaglia Guy Laroche
come roggia di sole
a far le capriole tra ambasce e meteosat

Poi
sul grande calembour che tutto ha consumato
avanzano le ore
si spengono le insegne
dileguano i colori nella notte che viene

La Vanda in gran gramaglie
squittisce notturnale
non si vuol rassegnare
e tenta un sirventese formaggio con le pere;
ma l’ora è intemporanea;
lascia il tempo che trova
e trova il tempo che lascia;
meglio soprassedere

……………………………………..

Solo un rumore s’ode
ad armeggiare ai vetri, roco
primato nel silenzio:
è il fiato oscuro del vecchio DDT
ancora vampa

che non sa stare al gioco

* * *

CONDOMINIALE ANNI ’60

Dio ti benedica
Moby Dick mia vicina di zerbino
e di destino cestinato da tanto,
col tuo tonnellaggio colorato
quel tuo beccheggio ampio e dissimulato
i tic ombrosi pieni di dignità
la solarità di donnarosa entusiasta
il tuo gioioso regresso alle dita nel naso
durante le riunioni condominiali!
E gli impromptu meravigliosi,
sempre squillanti terremoti verbali del tipo:
-Ma guardi Poldino, la signora comesichiama
del pianodisopra, che seni esagerati, non trova?
O forse le piacciono grandi
visto che li sta sbirciando allupatello*
da quando è entrato, o sbaglio?

E dopo un po’, in piena litigata
per la definizione delle quote millesimali:
-Ha un che di erotico ‘sta chiassata!
Pensi a come sudano nell’intimo!
Io cellò in fiamme e sono così  silenziosa,
figuriamoci loro!

E non è finita:
-Siamo qui da tre ore
davanti a una massa di ganimedi
che non concludono un tubo.
Lei che è poeta (si fa per dire)
gli ammolli quella di Trombadori che dice
ognuno sta solo sul cuor della terra ecc. ecc.
così fanno i calcoli e si schiodano
visto che sono le sei e mezza!

(e via di questo passo)

(*) alquanto eccitato

* * *

IL CRITICO ILLUMINATO

L’umore che si accende e consuma l’occasione
solitario nel volo?
È il critico illuminato!
Fazioso quanto basta a non perdere la testa
spara scintille rallegrando il buio
facendo intorno a sé terra bruciata

In presenza di tensioni da risolvere
o di contrasti da colmare
sa placare in deliquio personale
ogni topos coniugato per amore:
se da un ponte d’autostrada gli s’avanza in campitura
TI AMO COSTANZA
MA SENZA SPERANZA
lui dà mano alla vernice
toglie Costanza e mette Poeta,
pudica trasgressione inanellata
al freddo eco di gelo di Speranza
sua umbratile sodale
innamorata

Da Siamo alle solite, Fermenti, 2001
Pref. di Giorgio Patrizi, con due tavole di Giuseppe Pedota

* * *

QUANDO LA POESIA NON QUAGLIA
A Charles Baudelaire

A me la sintesi fulminea!
A me la digitale purpurea!
A me l’algoritmo paleozoico
il gargarismo di Polifemo
l’urlo della Sirena
la vampa ghiaccia del suo fantasma
la gomitata ad hoc dell’alma de mi alma!
QUI CI VUOLE UNA SCOSSA!
Inferi, intervenite, spaziateci il cervello
la Spaziani ci parcheggia nel soggiorno!
Aiuto! Il diorama beccheggia
e non si tratta di dado
ma del brodo non tratto che traccheggia!

Quindi gran Charles
vista la situazione
scòllati da très maudit
fammi una visitina qualche volta
cabra su questa pagina
paterecciami nell’anima
digrigna queste rime sonnolente
smanettale
scarduffale
fanne una primavera esantematica
tanto poi ci pensano i medicamenta della Valduga!

* * *

INCIPIT DI LETTERA ALLA GIOVANE POETESSA

Benedetta figliola,
siamo in Italia, renditene conto: come caspita pretendi di essere credibile
se non dimostri di soffrire almeno un poco? Non dico tanto: un po’di Euripide,
un po’ di llanto, un chiasmo di malessere presunto; quantomeno l’algia
che accredita lo scorbuto di transeunte separata in casa, scissa finalmente
dalla primavera permanente del micidiale verso mercuriale! (…)

Da La realtà sofferta del comico, Aìsara, Cagliari, 2009
Pref. di Giorgio Patrizi, post.ne di Gio Ferri

* * *

ANTELUCANA

L’ironia nelle risate dei gabbiani sul Lungotevere
raggiunge il poeta rampante
in attesa sotto casa del critico famoso
che porta a spasso il cane
alle cinque di mattina

Alle cinque di mattina
è facile assegnare all’intraprendenza
un decoro, una plusvalenza
ma il solfeggio di gabbiani impertinenti
può rovinare la festa

* * *

TRA ME E LE PAROLE

In questa epoca di emotività a entropia crescente
il valore che do alle parole
mi ha insegnato
che hanno un profondo senso della vergogna
e soffrono se usate male

Quindi niente strip tease intellettuale
o cuccia calda di sentimentalismo mondadoriano;
solo un silenzioso sfiorarsi di gomiti
nel comune destino di riconoscerci inadeguati

Inediti 2013

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Scrive di sé:
Leopoldo Attolico vive ed opera a Roma, ove è nato il 5 Marzo 1946.
Si occupa, come autore performativo, di poesia antistress, declinata nella sua accezione defatigante nutrita di leggerezza lessicale/giocosità/ironia ed autoironia.
Ha collaborato e collabora alle principali riviste letterarie. Ha pubblicato, a partire dal 1987, sei titoli di poesia e quattro plaquettes in edizioni d’arte.
È stato tra i redattori di “Poiesis” e lo è attualmente di “Capoverso”.
leopoldo@attolico.it
www.attolico.it

28 comments

  1. aggiungere qualcosa alle precise notazioni di Anna Maria è impresa vana; la vena ironica di Attolico che alterna registri bassi (la coinquilina) all’alta (cfr. Baudelaire) continua per nostra fortuna a preservare una salda seppur minoritaria tradizione della poesia italiana, con la profonda introspezione di ogni vero autore:quel “comune destino di riconoscerci inadeguati”, che dà la misura del pieno rispetto per la parola, Viola

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  2. Secondo me l’elemento scatenante della poesia di Leopoldo Attolico è la consapevolezza del paradosso miseria-grandezza che caratterizza la natura umana. La battuta mordace, lo sberleffo, il gusto allusivo che non scadono mai nella volgarità, nascono dal bisogno tipicamente romantico (filosoficamente parlando) di difendersi dai limiti dell’esistenza dietro un’ironia leggera e sottile, acuta ed essenziale. La satira di Attolico ha sempre la nobile finalità di smussare gli angoli, di guardare con distacco, ma al tempo stesso di denunciare in maniera pacata ed elegante i mali del nostro mondo, lontano dalla retorica e dai moralismi.

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  3. Concordo con le parole di Rosa Salvia. Aggiungo solo che la poesia umoristica o giocosa, come dir si voglia, andrebbe maggiormente valorizzata. Non è arte di seconda fascia, ma di primissima. Nell’umorismo vi è quella cifra in più che manca al dramma, la soluzione in sorriso.

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  4. Ringrazio tutti coloro che hanno lasciato traccia del loro passaggio qui.Mi conforta constatare, dai commenti, come l’attenzione alla poesia riesca a manifestarsi come lettura profonda e ampia, insofferente – “in maniera pacata ed elegante”, per ricorrere alle parole incisive di Rosa Salvia – a steccati e manierismi.Un grazie sentito a Leopoldo Attolico. Quel «silenzioso sfiorarsi di gomiti» ha trovato e trova il modo di risuonare, per vie diverse, che vanno additate, perché sia resa accessibile la scelta di percorrerle, anche controcorrente.

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  5. E allo “stupore analfabeta degli invano” mi sono arreso, subito quindi, a questa poesia che diverte stimola spariglia seduce. Bellissime “Estiva” e “Quando la poesia non quaglia”, oltre la considerazione che “siamo in Italia, renditene conto: come caspita pretendi di essere credibile se non dimostri di soffrire almeno un poco?”. Bravissimo

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  6. Leopoldo è un poeta del quale – mi si passi l’affermazione roboate – questa misera Italia ha bisogno: pungente, ironico, feroce, con i versi detti a bocca aperta, senza paura; soprattutto un poeta onesto, fedele alla verità di se stesso, senza mezzucci, senza falsità. Che non si vende e non corrompe e non ammicca per un posto in rivista o in collana, che non scambia, se non l’affetto sincero. Da seguire e, se possibile, da prendere ad esempio.
    luca benassi

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  7. Un sentito grazie a tutti i “visitatori” per le parole che hanno voluto rivolgermi . E un grazie altrettanto riconoscente a Poetarum Silva per la generosa ospitalità . Ad Anna Maria Curci un encomio particolare per la nota dedicatami , oltremodo gratificante , ma che accetto perché so sincera .
    Con l’augurio – a tutti . di avere sempre accanto la poesia .
    leopoldo –

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  8. la grande abilità di Leopoldo, oltre quella strettamente letteraria, è soprattutto quella di farci sorridere proprio dove, lui per primo, non si avverte speranza.
    Abilità scriptoria rara che presuppone una abilità del vivere anche nella quotidianità.

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  9. Attolicamente parlando, e non è una battuta, mi sono scrollato di dosso il peso del pomeriggio. Ohé, Attolico, risvegliatore della voglia di rompere la noia, rompi anche altro quando poeteggi con tale arguzia. E meno male che la scossa da te invocata arriva… e via, son vivo, me ne accorgo sempre, ma a volte di più… come ora…
    Per cui, come diceva qualcuno tempo fa, lasciate che ogni giorno abbia il suo Attolico, perdio, e godetevelo!
    Grazie per avermi dato l’occasione di leggere di nuovo queste liriche, in un grigio pomeriggio d’autunno…
    Claudio Fiorentini

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  10. il valore che do alle parole
    mi ha insegnato
    che hanno un profondo senso della vergogna
    e soffrono se usate male

    Tra i solchi profondi della iron-ica poesia di Leopoldo Attolico — il suo caustico ferro che infilza consuetudini vacue e miserie dell’oggi — è questa sua onestà che prediligo, l’ estrema vigilanza, e amore sotteso, sull’uso della parola. Consiglio di leggere-rileggere “La realtà sofferta del comico” per penetrare appieno nella sua visione divertita dell’umano, che stimola ribellione e insieme indulgenza. Grazie ad Anna Maria e alla sua splendida lettura per averci riproposto queste pagine.
    Annamaria Ferramosca

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  11. Giorgio Manganelli- se non ricordo male-sosteneva che il comico è l’understatement del tragico…. Quando incontro dei versi così ironici ed eleganti come questi-non mi capita quasi mai,aimé- rivolgo un ringraziamento al dio balordo della poesia e lo prego caldamente di proteggere con le sue ali lievissime tutti i suoi (veri) adepti.

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  12. “Lei che è poeta (si fa per dire)”, ebbene noi lo diciamo, (togliendo il si fa per dire de la signora “condominiale”, ringraziando anch’io “il dio balordo della poesia” di Lucetta.

    è una poesia ironica, giocosa con una forte compenente malinconica, che mostra, ma senza distanziarsene, anzi facendone parte, l’umano “a entropia crescente”, e lo mostra con pudore (quello dovuto alle parole, come evidenziato dai bellissimi versi riportati da Annamaria Ferramosca), pure avvalendosi, anzi in grazia, di un linguaggio colloquiale (un linguaggio alto/altro, sarebbe sì, quello , grave mancanza di pudore…).
    Mi sono piaciute molto.
    Un caro saluto

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  13. Queste poesie mi sono piaciute molto. Non solo sono belle; è anche un piacere leggerle.
    Le due cose non sempre coincidono…

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  14. Caro Leopoldo altro che relax! Le tue poesie ci scuotono dal relax in cui siamo sprofondati! Grazie infinite per dire ciò che dici e per come lo dici e grazie ad Anna Maria per la breve ma pregnante introduzione. Un caro saluto a entrambi e a tutti gli amici di Poetarum Silva.

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  15. (…Anch’io, sul carro del vincitore!…) Dedicata a Leopoldo Attolico

    Accolgo il dolore
    sulla futura soglia
    incerto,
    anche quest’oggi
    mi inganna,
    e dopo averlo fatto accomodare
    “una sedia al marchesino”
    un tonfo me ne rammenta
    l’eco.

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  16. Ariosi, eppure ricchi di profonde implicazioni, i testi di Attolico sono da leggere più volte, riflettendo. Non si tratta di inquadrare ogni istanza nel contesto di una poetica rigidamente determinata, sebbene di poesia si parli, piuttosto emerge un esercizio fine e creativo dell’intelligenza, venato di un po’ di latente malinconia. Il suo, mi sembra, del resto, un essere ironici pur desiderando di non dover ricorrere allo strumento dell’ironia, per accogliere finalmente un mondo più giusto. Il tutto avviene attraverso la parola che conosce strali pungenti e lievi nel segno della poesia che si ricorda ed a cui si attinge volentieri. Marzia Alunni

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