Giorno: 8 novembre 2013

Flashback 135 – Numeri

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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Carmelo ha visto lo spirito santo e ha scritto un libro. Era maggio, a casa di amici; niente fumo e niente alcool, ci ha tenuto a precisarlo. Mentre parla mi guardo intorno, penso alla staticità degli alberi e al suono che nasce quando soffia il vento o scende la pioggia. Lui è perso tra i numeri, quasi ossessionato, io sembro solo disperso. Faccio di sì con la testa un paio di volte, sorrido e poso il libro sul tavolo. Dio è donna, dice. E mentre afferma il suo credo mi guarda, cercando una reazione. Io penso alla mia staticità, a questo restare fermo sulle mie posizioni, come un albero, cambiando solo quando soffia forte il vento della distrazione. Ci salutiamo come due perfetti estranei, io guardando verso il bosco, lui sommando i numeri della targa.

© Marco Annicchiarico

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Il sorriso pungente della poesia: Leopoldo Attolico

Leopoldo_Attolico

Vena schietta e ironica, divertissement dotto eppur senza compiacimento, il sorriso pungente: i testi editi e inediti qui raccolti e proposti restituiscono, chiaro e inconfondibile, lo stile di Leopoldo Attolico che conosco e apprezzo da tempo. L’ironia, bollata come inattuale da chi desidera – più o meno segretamente, più o meno palesemente – una poesia innocua,  si manifesta qui, con una grande ricchezza di termini, timbri e cadenze, come puntualissimo confronto con la materia storica. Lo sberleffo scanzonato alla commedia umana in replica perenne, la battuta, solo apparentemente improvvisata,  in realtà sapientemente preparata e condita,  la mobilità e la varietà delle sfumature sollecitano il richiamo a Petrolini e  per «sfrontato sortilegio» ci pare di sentirlo qui. Poi, con «il solfeggio di gabbiani impertinenti» raccogliamo le note di Christian Morgenstern e ci accorgiamo che la voce di Leopoldo Attolico, piena, ridente e saggia, porta con sé altre voci, ma è sempre, inequivocabilmente, la sua. (amc)

SUMMER TONF ovvero TUTTI AL MARE

Se fate mente locale converrete
che legato a doppio filo
con la fisiologia lunatica dei versi
c’è sempre lo stupore analfabeta degli invano.
È lì; e noi ce lo guardiamo implosi e circospetti,
come un reperto lavico fiottato dal cervello,
sfrontato sortilegio
confitto in un riverbero d’assenzio
cui piace sempre di esser corteggiato

Poi, quando si rinnova la scommessa
col verso sciagurato
e si è metabolizzata la stralunata ameba,
arriva puntuale il carico da otto
a ribadire l’osceno contropelo:
che non è più questione d’amore o disamore
e l’impossibile fiaba d’assolutezza amorosa
deflagra silenziosa nella biro
come quando cade un Governo in Italia a Ferragosto:
tra disimpegno e fervore vacanziero
un tonfo troppo sordo per sentirsi
ed essere sentito

La Musa, abbandonata sul maggese
è rimandata a Settembre in italiano

Da Scapricciatielle, Il Bagatto, Bergamo, 1995
Con una nota di Vito Riviello e due chine di Giacomo Porzano

* * *

 ESTIVA

A tutto neon
è un mantra di scintille
la concrezione espunta dal contiguo:
BALOCCHI E PROFUMI
FORMAGGI E SALUMI.
È scorbuto celeste.
Due grammi di ieratico
quel tanto di cachettico
che il distico sommuove nei precordi
ed ecco dal sarcofago sortire Vanda Osiris
che in preda alla libidine
scatena la bagarre con Invernizzi
fa man bassa di rime succulente
si attacca alle tende
ne trae tovaglie liberty
si strema in pic nic con Jacovitti
inonda la DC di polvere di stelle
redime bustarelle
tenta posologie da Prima Comunione
ricicla un batticuore di vecchio sirtaky
accende mille fiammelle nel triste Kemeny
galvanizza Magrelli
spupazza Palmery con l’oro dei capelli
sguinzaglia Guy Laroche
come roggia di sole
a far le capriole tra ambasce e meteosat

Poi
sul grande calembour che tutto ha consumato
avanzano le ore
si spengono le insegne
dileguano i colori nella notte che viene

La Vanda in gran gramaglie
squittisce notturnale
non si vuol rassegnare
e tenta un sirventese formaggio con le pere;
ma l’ora è intemporanea;
lascia il tempo che trova
e trova il tempo che lascia;
meglio soprassedere

……………………………………..

Solo un rumore s’ode
ad armeggiare ai vetri, roco
primato nel silenzio:
è il fiato oscuro del vecchio DDT
ancora vampa

che non sa stare al gioco

* * *

CONDOMINIALE ANNI ’60

Dio ti benedica
Moby Dick mia vicina di zerbino
e di destino cestinato da tanto,
col tuo tonnellaggio colorato
quel tuo beccheggio ampio e dissimulato
i tic ombrosi pieni di dignità
la solarità di donnarosa entusiasta
il tuo gioioso regresso alle dita nel naso
durante le riunioni condominiali!
E gli impromptu meravigliosi,
sempre squillanti terremoti verbali del tipo:
-Ma guardi Poldino, la signora comesichiama
del pianodisopra, che seni esagerati, non trova?
O forse le piacciono grandi
visto che li sta sbirciando allupatello*
da quando è entrato, o sbaglio?

E dopo un po’, in piena litigata
per la definizione delle quote millesimali:
-Ha un che di erotico ‘sta chiassata!
Pensi a come sudano nell’intimo!
Io cellò in fiamme e sono così  silenziosa,
figuriamoci loro!

E non è finita:
-Siamo qui da tre ore
davanti a una massa di ganimedi
che non concludono un tubo.
Lei che è poeta (si fa per dire)
gli ammolli quella di Trombadori che dice
ognuno sta solo sul cuor della terra ecc. ecc.
così fanno i calcoli e si schiodano
visto che sono le sei e mezza!

(e via di questo passo)

(*) alquanto eccitato

* * *

IL CRITICO ILLUMINATO

L’umore che si accende e consuma l’occasione
solitario nel volo?
È il critico illuminato!
Fazioso quanto basta a non perdere la testa
spara scintille rallegrando il buio
facendo intorno a sé terra bruciata

In presenza di tensioni da risolvere
o di contrasti da colmare
sa placare in deliquio personale
ogni topos coniugato per amore:
se da un ponte d’autostrada gli s’avanza in campitura
TI AMO COSTANZA
MA SENZA SPERANZA
lui dà mano alla vernice
toglie Costanza e mette Poeta,
pudica trasgressione inanellata
al freddo eco di gelo di Speranza
sua umbratile sodale
innamorata

Da Siamo alle solite, Fermenti, 2001
Pref. di Giorgio Patrizi, con due tavole di Giuseppe Pedota

* * *

QUANDO LA POESIA NON QUAGLIA
A Charles Baudelaire

A me la sintesi fulminea!
A me la digitale purpurea!
A me l’algoritmo paleozoico
il gargarismo di Polifemo
l’urlo della Sirena
la vampa ghiaccia del suo fantasma
la gomitata ad hoc dell’alma de mi alma!
QUI CI VUOLE UNA SCOSSA!
Inferi, intervenite, spaziateci il cervello
la Spaziani ci parcheggia nel soggiorno!
Aiuto! Il diorama beccheggia
e non si tratta di dado
ma del brodo non tratto che traccheggia!

Quindi gran Charles
vista la situazione
scòllati da très maudit
fammi una visitina qualche volta
cabra su questa pagina
paterecciami nell’anima
digrigna queste rime sonnolente
smanettale
scarduffale
fanne una primavera esantematica
tanto poi ci pensano i medicamenta della Valduga!

* * *

INCIPIT DI LETTERA ALLA GIOVANE POETESSA

Benedetta figliola,
siamo in Italia, renditene conto: come caspita pretendi di essere credibile
se non dimostri di soffrire almeno un poco? Non dico tanto: un po’di Euripide,
un po’ di llanto, un chiasmo di malessere presunto; quantomeno l’algia
che accredita lo scorbuto di transeunte separata in casa, scissa finalmente
dalla primavera permanente del micidiale verso mercuriale! (…)

Da La realtà sofferta del comico, Aìsara, Cagliari, 2009
Pref. di Giorgio Patrizi, post.ne di Gio Ferri

* * *

ANTELUCANA

L’ironia nelle risate dei gabbiani sul Lungotevere
raggiunge il poeta rampante
in attesa sotto casa del critico famoso
che porta a spasso il cane
alle cinque di mattina

Alle cinque di mattina
è facile assegnare all’intraprendenza
un decoro, una plusvalenza
ma il solfeggio di gabbiani impertinenti
può rovinare la festa

* * *

TRA ME E LE PAROLE

In questa epoca di emotività a entropia crescente
il valore che do alle parole
mi ha insegnato
che hanno un profondo senso della vergogna
e soffrono se usate male

Quindi niente strip tease intellettuale
o cuccia calda di sentimentalismo mondadoriano;
solo un silenzioso sfiorarsi di gomiti
nel comune destino di riconoscerci inadeguati

Inediti 2013

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Scrive di sé:
Leopoldo Attolico vive ed opera a Roma, ove è nato il 5 Marzo 1946.
Si occupa, come autore performativo, di poesia antistress, declinata nella sua accezione defatigante nutrita di leggerezza lessicale/giocosità/ironia ed autoironia.
Ha collaborato e collabora alle principali riviste letterarie. Ha pubblicato, a partire dal 1987, sei titoli di poesia e quattro plaquettes in edizioni d’arte.
È stato tra i redattori di “Poiesis” e lo è attualmente di “Capoverso”.
leopoldo@attolico.it
www.attolico.it