Giorno: 5 novembre 2013

l’irragionevole prova del nove (gc) – 4

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l’irragionevole prova del nove – 4

 

Simpliciter: – E allora, in fondo in fondo, perché non dire c’era una volta una regina che?

Complicatibus: – C’era una volta una regina che. L’ho detto. E allora?

Simpliciter: – Ma no, non cosí! perché non dire, per esempio, che c’era una volta una regina che reggeva e i fili del nulla dei numeri tutti, e quelli del tutto?

Complicatibus: – La frase regina?

Simpliciter: – Dicono che sia: è della regina che si parla.

Complicatibus: – Dicono che sia cosa?

Simpliciter: – Dicono che sia cosa che si dice che: è ancora della regina che si parla.

Complicatibus: – Dicono che sia cosa che si dice che cosa?

Simpliciter: – Dicono che sia cosa che si dice che cosa uno direbbe che: è sempre della regina che si parla.

Complicatibus: – Dicon che sia cosa che si dice che cosa uno direbbe che cosa?

Simpliciter: – Dicono che,  sia cosa che,  si dice che,  cosa uno direbbe che, cosa nessuno ha detto o che cosa niente è stato detto dire: è ancora e sempre della regina che si parla.

Complicatibus: – Dicon che sia cosa che si dice? che cosa uno direbbe? che cosa nessuno ha detto? Forse niente è stato detto dire.

Simpliciter: – Non direi. Qua e là è stato già detto: ricorda? L’ha detto Lei.

Complicatibus: – Già, è stato detto.

Simpliciter: – Ma troppo in economia.

Complicatibus: – Nell’economia della storia non c’è luogo per regine reggenti, o re: non c’è niente che regga, né alcuno alcun che.

Simpliciter: – Cos’è questa storia dell’economia della storia? Non sarà forse una storia economica? e il prodotto, un prodotto economico?

Complicatibus: – È sempre la stessa storia di sempre. Ora non è tempo né luogo per fare tante storie. Al piú un capriccio, o uno scherzo: l’economia non sarà dunque altro che una sorta di rimando alla sorte del numero, o al nome del fenomeno, ma non tanto una distribuzione delle risorse del prodotto, che forse non ci  sono, o che sono esaurite, o che sono in via di esaurimento, quanto piú tosto un ordine disordinato di sottordini, o, ancor di piú, un loro disordine ordinato.

Simpliciter: – Fenomenale. Spenda qualche parola in piú.

Complicatibus: – Sul fenomeno in sé o sul fenomeno della somma?

Simpliciter: – Ha ancora somme da spendere?

Complicatibus: – Le somme di sotto sono ancora da farsi.

Simpliciter: – Approfittiamone per farle.

Complicatibus: – Con profitto o senza profitto?

Simpliciter: – Pare essere finalmente l’ora propizia al prodotto, questa del fenomeno, e alla somma.

Complicatibus: – Che pare in fine essere? da che pare sia stata per  essere? A che pare sarà stata per essere: l’ora del sono minuto, l’infinito essere congiunto alla possibilità appare, e scompare: in un percorso traverso e trasverso.

Simpliciter: – Attraverso un periodo difficile: Lei sa com’è, ne prenda atto.

Complicatibus: – L’atto da farsi? il farsi in atto? Non è, in vece, di nuovo, un farsi inatto questo verso che non s’attraversa? non è forse un atto sfatto questo verso che non va oltre?

Simpliciter: – Non vada oltre: qual è questo verso?

Complicatibus: – Questo verso. O quello. Sempre lo stesso, sempre diverso.

Simpliciter: – Un verso prodotto diverso?

Complicatibus: – Per altro verso.

Simpliciter: – Un altro verso? quanti versi ci sono?

Complicatibus: – Ci son versi e versi nell’essere infinito sono minuto: e quanti e quali.

Simpliciter. – Vada oltre.

Complicatibus: – Verso la somma, verso il prodotto?

Simpliciter: – Come un bene rifugio.

Complicatibus: – Un rifugio nel bene? Lei forse desidera chiudere i conti del passato per avere un futuro cui aprirsi?

Simpliciter: – Facendo crescere il bene prodotto, e la somma sua.

Complicatibus: – Il prodotto interno?

Simpliciter: – Mi esterni il prodotto interno.

Complicatibus: – Il lordo o il netto?

Simpliciter: – Mi faccia un’ecografia.

Complicatibus: – Forse una eco della scrittura privata? o non piú tosto una privata scrittura dell’eco?

Simpliciter: – Non può dire cosí.

Complicatibus: – Non può dirsi?

Simpliciter: – No.

Complicatibus: – Non può dirsi no senza dirsi sí, può darsi.

Simpliciter: – Può darsi di sí? Ma sí, mi dica di sí. Se Lei dicesse di sí!

Complicatibus: – Sí, sí. L’ho detto. O no?

Simpliciter: – Perché non liquida il tutto?

Complicatibus: – Rendere liquido per rompere le acque?

Simpliciter: – Rompiamole.

Complicatibus: – Per cosa?

Simpliciter: – Per la crescita del prodotto.

Complicatibus: – Per il prodotto? due volte in una volta lo stesso prodotto? due volte in una lo stesso uguale e diverso? un parto gemellare?

Simpliciter: – I parti, le parti: che travaglio. Lei mi duole.

Complicatibus: – Che parte Le duole?

Simpliciter: – Che parte?

Complicatibus: – Lei recita una parte: Le duole questa parte?

Simpliciter: – Sono dolente, ma non La seguo.

Complicatibus: – Quante scene!

Simpliciter: – Che scene?

Complicatibus: – Quanti atti!

Simpliciter: – Che atti? Lei sta diventando teatrale. Sia piú inquadrato.

Complicatibus: – Inquadrare non è forse riprendere, e viceversa?

Simpliciter: – Viceversa?

Complicatibus: – Nella storia del quadrato riprendere non è forse inquadrare?

Simpliciter: – Riprendere, inquadrare il quadrato: obiettivamente…

Complicatibus: – Mente l’obiettivo un’obiettività che non c’è: già è stato detto da qualche parte. Che ruolo hanno le parti?

Simpliciter: – Il ruolo delle parti?

Complicatibus: – Le parti del tutto: ricorda?

Simpliciter: – Ora ricordo.

Complicatibus: – Nella storia del quadrato non si hanno personaggî a tutto tondo; nessuno ha se non una minima parte; nessuno possiede i numeri per recitare una parte di rilievo, un ruolo da protagonista: nessun re, nessuna regina.

Simpliciter: – Ora, forse,  l’ultimo numero è…

Complicatibus: – No! non è: l’ultimo numero ancora non è un numero.

Simpliciter: – Ora, forse, l’ultimo numero ha i numeri per…

Complicatibus: – No! non ha: l’ultimo numero non ha alcun numero. Averne di numeri per l’ultimo numero!

Simpliciter: – Ma se non è, come averne? Se non si hanno, come essere?

Complicatibus: – Se non si hanno, capacitarsi di non esserne capace.

Simpliciter: – Non esserne capace di che?

Complicatibus: – Di essere.

Simpliciter: – Come capacitarsi? Come capacitarsi di non esserne capace? Come capacitarsi di non essere? Mi faccia capace.

Complicatibus: – Partecipare senza esserne parte.

Simpliciter: – Come parteciparvi? Mi faccia partecipe.

Complicatibus: – Essere senza essere.

Simpliciter: – Come esserlo?

Complicatibus: – Forse non essere l’essere tutto ma una minuta parte?

Simpliciter: – Una parte di quart’ordine?

Complicatibus: – Un minuto essere, un minuto sono: forse un non essere?

Simpliciter: – Un non essere?

Complicatibus: – Forse un non essere, ma un non essere improprio: non proprio un non essere, ma un non essere che non proprio questo.

Simpliciter: – E perché non quello? Sempre questo, mai quello.

Complicatibus: – Quello, mai; questo, sempre: ma ora?

Simpliciter: – Ora?

Complicatibus: – Ora, forse, né questo né quello.

Simpliciter: – Come mostrare senza dimostrare? Mi mostri i numeri, La prego. Dìa i numeri.

Complicatibus: – I numeri dell’ultimo numero?

Simpliciter: – Uno dietro l’altro.

Complicatibus: – Forse, si dovrebbe  dire:  l’altro dietro l’uno,  l’uno essendo un numero,  l’altro non essendolo.

Simpliciter: – L’altro non lo è?

Complicatibus: – Se non dietro le righe, o tra le righe.

Simpliciter: – Tra le righe? dietro le righe? Lei non riga dritto! Lei non si misura: si misuri.

Complicatibus: – Dietro ai quadrati, dentro ai quadrati?

Simpliciter: – L’ultimo quadrato.

Complicatibus: – Si dovrebbe partire…

Simpliciter: – Si parte? per dove?

Complicatibus: – Il prodotto del dove? Il prodotto del dove è senza dove partire.

Simpliciter: – Da che parte partire? Da qualche parte si deve pur partire.

Complicatibus: – Dall’ultima parte del tutto, che si parte in più parti? o da capo?

Simpliciter: – Da capo? dall’uno nuovamente?

Complicatibus: – A volte anche l’uno non è uno: l’uno a volte non è un numero, se non indeterminato: un uno.

Simpliciter: – Un uno indeterminato? La termini con questi termini. Sia piú determinato. Sia per, per esempio.

Complicatibus: – Il prodotto, la somma: sempre gli stessi, sempre diversi. E sia la somma, e sia il prodotto! O sia viceversa.

Simpliciter: – Ossia?

Complicatibus: – A volte,  anche l’altro non è l’altro: a volte,  anche l’altro non è altro che uno.

Simpliciter: – L’altro è l’uno? Un altro? Un altro uno?

Complicatibus: – Un uno che non sia l’uno, ma un uno indeterminato,  non è forse dire l’altro? L’altro è dunque un uno.

Simpliciter: – Ma l’altro non è cosí determinato?

Complicatibus: – Determinato dal suo essere indeterminato: dal suo  non essere che un uno.

Simpliciter: – A volte.

Complicatibus: – A volte, voltando pagina, si potrebbe dare il caso di.

Simpliciter: – Voltando pagina?

Complicatibus: – O rivoltando.

Simpliciter: – Rivoltando?

Complicatibus: – Per il risvolto.

Simpliciter: – Per un risvolto?

Complicatibus: – O per la rivolta d’una nuova volta.

Simpliciter: – A cosa rivolto, a cosa rivolta?

Complicatibus: – Rivolta a cosa, rivolto a cosa. Ma non risolto.

Simpliciter: – Si risolva. Sia piú risolto, e risoluto. Sia per.

Complicatibus: – A volte capita quel che capita, questa volta capita questa volta in cui non capita nulla, o forse, a volte, capita solo e soltanto una parte del tutto, l’ultima, l’ultima parte del tutto in cui il nulla non può capitare.

Simpliciter: – Ma non si era detto che tutto rimanda alla fine, e la fine al nulla?

Complicatibus: – Sí, sí, si era detto.

Simpliciter: – Ed ora, ora che l’ultima parte del tutto annuncia la fine, perché sento che sta per annunciarla, non è vero?, si dice che il nulla non può capitare?

Complicatibus: – Sí, sí, si è detto.

Simpliciter: – E dunque dove l’errore?

Complicatibus: – L’errore è senza fine: non c’è dove senza errore.

Simpliciter: – E dunque quando l’errore?

Complicatibus: – L’errore è senza fine: non c’è quando senza errore.

Simpliciter: – E dunque come l’errore?

Complicatibus: – L’errore è senza fine né fine: non c’è come senza errore.

Simpliciter: – Senza fine né fine?

Complicatibus: – Non c’è forse fine senza fine? né fine senza fine? Senza determinazione, né indeterminazione, non c’è fine, né fine.

Simpliciter: – E l’errore?

Complicatibus: – C’è errore e errore, e l’errore dell’errore: l’errore è, e non è, errore. Forse, ancora non c’è fine, né mai stato fine, né mai stata fine. Dunque, essendoci un’ultima parte del tutto, forse l’ultima, il nulla non può esserci. Ora.

Simpliciter: – Forse, ancora, mai, dunque, ancora forse, ora.

Complicatibus: – Già. Non è vero?

Simpliciter: – Cosa?

Complicatibus: – Non è vero, né falso.

Simpliciter: – Non è falso?

Complicatibus: – Non è forse falso il vero se non c’è verità?

Simpliciter: – Non c’è verità.

Complicatibus: – Non è forse vero il falso se non c’è falsità?

Simpliciter: – Non c’è falsità.

Complicatibus: – Ed è vero, ed è falso?

Simpliciter: – Lei non si decide mai. Si decida una volta per tutte.

Complicatibus: – Una volta? una sola volta? una soltanto, o tanto per dirne una?

Simpliciter: – Per tutte le volte.

Complicatibus: – Una volta, e piú volte, e piú  e piú volte per tutte le volte: per la volta del tutto? Per l’ultima volta?

Simpliciter: – L’ultima parte e l’ultimo numero per l’ultima volta.

Complicatibus: – Dunque.

Simpliciter: – Ultimiamo?

Complicatibus: – Potrebbe continuare.

Simpliciter: – Continuiamo.

 

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l’irragionevole prova del nove – 1

l’irragionevole prova del nove – 2 

l’irragionevole prova del nove – 3 

 

A proposito di Valigie Rosse Poesia

di Valerio Nardoni 

valigie rosse

Valigie Rosse Poesia è una collezione di libri fondata nel 2010 nell’ambito delle attività del più noto premio musicale intitolato al cantautore livornese Piero Ciampi, una figura straordinaria e non etichettabile, la cui rilevanza consiste appunto nel timbro espressivo delle sue parole prima ancora che delle sue note. “Tu avevi preparato / le tue valigie rosse / e con tono deciso / chiamavi per telefono un tassì”: è da questi versi della canzone Mia moglie che il premio prende nome, nella semplicità di quell’aggettivo “rosse”, che può forse da solo definire la forza della poesia, quella particolare attività creativa che, a volte con un dettaglio non necessario, riassume tutto il senso di una situazione. Senza spiegarla. Rosse d’amore, di passione, di vergogna, di rabbia, non si sa: ma non sono valigie indifferenti.
Il premio è diviso in due sezioni e prevede ogni anno la pubblicazione di due libri: una plaquette inedita di un poeta italiano ed una antologia o raccolta di un poeta straniero. La sezione italiana, diretta da Paolo Maccari, può considerarsi una sorta di “primo premio alla carriera”: non individua, cioè, delle voci esordienti, ma certifica un timbro convincente ed una personalità rilevante, sia nell’ambito della propria produzione, sia nell’organizzazione e promozione culturale. L’intento della collana, nel tempo, è quello di tracciare una possibile mappatura della poesia italiana contemporanea, attraversando ambienti e modalità differenti, ma riunite nel segno di una stabile qualità.
La sezione estera, invece, promuove un lavoro di ricerca di una personalità poetica straniera con stesse caratteristiche, con la specifica disposizione che il poeta o la poetessa premiati non siano mai stati tradotti in italiano. Questa sezione del premio, che io stesso dirigo, è di anno in anno affidata alla cura di un esperto, che si occupa di creare una opportuna rete di contatti capaci di cogliere il bersaglio di una voce rappresentativa e forte della propria indipendenza, così come lo è stato Piero Ciampi, ma senza cercare altre analogie e soprattutto senza irrigidire in nessun altro modo i criteri di selezione, se non via via riflettendo sulla specificità della cultura e della poesia di quel paese.
I vincitori dell’edizione 2013 sono il poeta italiano Italo Testa, che esce con la plaquette inedita i camminatori, e la poetessa bulgara Ekaterina Josifova, con La pioggia fuori, una antologia particolarmente significativa nello sviluppo della collana, in quanto la traduzione, realizzata da Alessandra Bertuccelli, si è avvalsa della collaborazione dei poeti Andrea Inglese e Giacomo Trinci, già vincitori del premio nella sezione italiana.
Valigie Rosse Poesia, con il Premio Ciampi 2013, è giunta al rispettabile esito di otto libri pubblicati; a questa collana si sono nel tempo affiancate altre due collane: Beauty case, dedicata ai libri illustrati di vario genere (collegata alla sezione di arti visive del Premio Ciampi, il Premio Ciampi L’altrarte); e Gli Asteroidi, una collana di prosa anch’essa a suo modo ciampiana, di storie scritte in prima persona, al di fuori dai canoni e dei generi, sempre accompagnate da una “nota” musicale, la testimonianza di un cantautore. Il primo libro della collana, Il bambino mammitico di Giacinto Conte, ambientato nella turbolenta Pisa degli anni Settanta, è stato introdotto da Claudio Lolli.
Il progetto Valigie Rosse, pur legato (e grato) al decisivo sostegno non solo economico del Premio Ciampi, è un progetto editoriale indipendente e totalmente no profit: coperte le spese di stampa, ogni utile viene direttamente investito in nuovi libri. Non è un’impresa e non è un’attività: è un contenitore e catalizzatore di esperienze, dove autori, curatori, traduttori, grafici, magazzinieri e amministratori rappresentano una struttura totalmente orizzontale la cui unica finalità e interesse è la realizzazione e diffusione di libri. Anche molti librai condividono la stessa passione e si prendono cura dei nostri libri: sanno che dietro non c’è una delle molte realtà apparentemente simili ma i cui organizzatori sono, con maggiore o minor grado di opacità, stipendiati. Non c’è nessuna polemica in questo discorso, è bene che tutti possano sopravvivere e soprattutto gli editori di poesia, è solo per chiarire in che modo facciamo quello che facciamo.
Questo è più o meno tutto, a parlare siano piuttosto il catalogo e i lettori, che possono trovare notizie ed anteprime su valigierosse.net

VALIGIE ROSSE POESIA
collana diretta da Paolo Maccari e Valerio Nardoni

1. Juan Andrés Garcia Roman, Quaderno del suggeritore
2. Matteo Marchesini, Sala d’aspetto
3. Martina Evans, Di fronte al pubblico
4. Andrea Inglese, Commiato da Andromeda
5. Charles Juliet, Radici della luce
6. Giacomo Trinci, Sul finire
7. Ekaterina Yosifova, La pioggia fuori
8. Italo Testa, i camminatori