Giorno: 30 ottobre 2013

Anna Toscano, “all’ora dei pasti” (LietoColle, 2007)

tavolo di marmo chiaro
deboli zampe di legno
briciole sparse sul piano
un piatto color aragosta
posate spaiate
Iberia, altre Varig o Sabena
tovagliolo grande di carta blu
gocciolio in lontananza
nel lavandino rigato di tè

il frigo è deserto
lo stomaco è vuoto
il forno non funzionerebbe
le mie mani sulle ginocchia

è all’ora dei pasti
che sento il tuo non esserci
la tua assenza mi nutre
sono sazia come non mai

la dieta ringrazia
io felice con lei
ché non mi calza
la tragedia

Anna Toscano, All'ora dei pastiSe la poesia affronta il quotidiano mettendo in scena gli oggetti che lo compongono non necessariamente renderà banale ciò che stilisticamente può apparire alla prima lettura semplice. E così le trentacinque poesie che compongono la seconda raccolta di Anna Toscano, all’ora dei pasti (LietoColle, 2007), si muovono per tasselli nell’arduo intento di ricostruire un’identità di donna attraverso la scrittura, intima quanto a volte impietosa nella descrizione di una sopravvivenza agli eventi traumatici della vita come possono essere quelli della malattia che colpisce un proprio caro (piastrelle bianche, p. 15).
Leggendo e rileggendo i componimenti si potrà ben dire che per quanto possano essere visibili i riferimenti ai ‘maestri’ lontani e vicini (Penna e Bertolucci in primis avviluppati in un unico movimento atto a coglierne i particolari; entrambi incastonati in una metrica che riecheggia una profonda conoscenza della lezione di Patrizia Cavalli) è pure chiara la cifra personale di questa poesia che si sviluppa su un piano che privilegia il moto interiore descritto attraverso i piccoli oggetti, che assumono non di rado pose da natura morta. Tutto ciò del resto ha una sua ragione nella seconda (o prima?) passione di Anna Toscano, ossia la fotografia. Sicché le sue poesie diventano dei piccoli quadri, spesso ritratti di un particolare, disposti su una tela più grande per ricomporre un disegno più ampio che è la sua percezione del tempo reale nel quale lei per prima è chiamata a riconoscersi («sono sola ma non si vede / solo io lo capisco, / da sotto le mie tele / il mio nome scandisco // fa eco un orrore di ragnatele», sono sola ma non si vede, p. 22).
Ed è un procedimento “a levare” quanto è di troppo, superfluo, troppo descrittivo e quindi didascalico, quello che caratterizza la scrittura di all’ora dei pasti; procedimento atto a elevare ( “in levare” perciò) la poesia verso il suo obiettivo che è, a mio avviso, il cogliere sé in ciò che la rappresenta o in ciò su cui si riflette (e la messe di oggetti che costellano le sue poesie non sono forse i correlativi oggettivi dell’io?).
Ma allo stesso tempo è una poesia che si vorrebbe curativa: un accorato scongiurare che gli errori si possano ripetere nel tempo anche dopo averne imparata la lezione o più semplicemente riconoscerne i segni.
all’ora dei pasti è una raccolta che predilige per la maggior parte testi brevi, a volta quasi aforistici («sì certo che di amore / si guarisce / se prima / non si perisce»,  sì certo, p. 30), per giungere quasi in chiusura a disporre i testi più estesi e in un certo senso programmatici (come ho guardato a lungo, p. 41). Ed è sempre verso la fine che si incontra una poesia come pelle parole (p. 37) nella quale si gioca allusivamente con il modo di dire “belle parole” è il suo senso di compassione spicciola che racchiude, come a sottolineare un doppio negativo ossia che sono sempre le stesse belle parole che ti si attaccano sulla pelle quando non le cerchi, quelle che ti arrivano da altri non richieste; le altre “belle parole” sono quelle che uno dice a sé stesso, quelle di cui ci si veste nei silenzi per aprire un varco per evolvere in «un infinito da rimestare». Perciò pelle parole assume in seconda istanza il valore di una dichiarazione di poetica, restando ferma in prima istanza quella di una dichiarazione di volontà di comunicare ‘e silentio’, anticipata da non ditemi sempre, poesia che precede pelle parole, e confermata da abbattetemi che ricorda lo scaffale al quale Ripellino si sentiva predestinato, con più ironia ma non meno drammatica: «abbattetemi, seppellitemi / dove possa sentire il frusciare / delle pagine dei libri / che ho amato e non ancora letto // ardetemi, mettetemi / tra gli scaffali di una libreria / bruciatemi con i miei stivali / e borse e scarpe e occhiali // che sia un’eternità / accessoriata e un po’ patacca» (p. 42).

© Fabio Michieli

________________

* Questa recensione fu pubblicata la prima volta nel mese di marzo 2008 nel sito alleo.it, all’interno della rubrica SUN (dove, però, ora non è più consultabile). Segna a tutti gli effetti il primo mio intervento sulla poesia di Anna Toscano; a questo sono seguiti altri due contributi pubblicati qui in Poetarum Silva e disponibili ora anche in formato pdf.

in-side stories #20: Appunti per un racconto da scrivere

Berlin - foto gm

in-side stories #20 – Appunti per un racconto da scrivere

Premessa o incipit: La storia che si andrà a scrivere avrà una premessa. Per premessa si intenderanno alcuni avvenimenti che saranno accaduti prima della storia, che la storia influenzeranno ma che non entreranno nella stessa. La premessa è che uno scrittore italiano stia giocando a calcio balilla con David Foster Wallace in un posto di non facile definizione e localizzazione. Quello che sappiamo è che il posto non è su questa terra, in quanto sia lo scrittore italiano che David Foster Wallace sono morti. L’altra cosa che sappiamo è che questo posto ha un bar e che nel bar ci sono dei bigliardini. Lo scrittore italiano sta vincendo e se la ride. E continua a ripetere a David Foster Wallace di parlare meno. Foster Wallace suda copiosamente.

Il corpo della storia: La storia dovrà cominciare la sera in cui muore il musicista e cantante rock Lou Reed, perciò in una domenica di ottobre dell’anno 2013. La storia non dovrà fare accenno alcuno allo scambio di tweet tra Emanuele Filiberto di Savoia e Wu Ming sulla morte di Reed, perché allo scrittore italiano di cui si parla nella premessa non piacerebbe. La storia potrà fare accenno alla biografia di Lou Reed, a come è stato ricordato, se bene o se male deve deciderlo il lettore. L’album Berlin deve essere citato nella storia. Si possono aggiungere ma solo sullo sfondo: Patti Smith e David Bowie. Per esempio è possibile inserire un giornalista che raccolga delle loro finte testimonianze. Non provare nemmeno a far entrare nel racconto il ricordo di Gramellini o Riotta. La storia dovrà, in seguito, avere il seguente sviluppo: Una donna italiana che si occupa di editoria, una donna in gamba che sa fare il suo lavoro come si deve, nel momento in cui la storia avrà il suo svolgimento, starà correggendo (lavoro redazionale) un’antologia che andrà nelle scuole o in posti ancora più pericolosi. Tale antologia avrà un ipotetico e improbabile titolo che somiglierà a (a) Approccio a un’opera (b) Come avvicinarsi a un libro (c) La prima cosa è imparare a scegliere (d) Arrivare all’opera attraverso l’autore. La donna in questione dovrà avere tra i trenta e i quarant’anni, per nome non avrà un diminutivo, odierà l’antologia che sta correggendo e, più precisamente, odierà i criteri di selezione degli autori e la loro collocazione in determinate categorie. Lei non potrà impedire che questa antologia vada in stampa. Qui di seguito si forniscono alcuni esempi che si potrebbero usare o dai quali prendere spunto, se vi sembrano troppo distanti dalla realtà, pazienza. (a) Caroflglio tra i fumettisti (b) Carrisi (non Albano) ne “il giallo” vicino a uno come Dürrenmatt (c) Ammanniti trasversale, presente in tre o quattro capitoli, la questione Io e te deve essere trasposta in un nuovo rapporto Io a molti. Si dovrà inventare una vita privata alla ragazza, deve soffrire mentre svolge il suo compito ma ricordatevi che deve essere molto ironica e molto intelligente. La vita privata non deve essere strana per forza, ricordarsi di non scrivere cazzate. Il rock deve entrarci. Lo scrittore italiano della premessa deve essere stato, in vita, molto amico della ragazza. Può anche avere lavorato con lei. Lo scrittore in questione si incazzerebbe a morte se si trovasse tra le mani una di queste antologie e sarebbe dispiaciuto per la morte di Lou Reed. La scelta del clima è libera.

Finale: Ci sarà libertà ma anche un vincolo. La libertà è sull’antologia e sulla ragazza. L’antologia potrà non uscire, gli studenti potranno bruciarla in piazza, gli studenti la ameranno e scriveranno e diventeranno famosi come Moccia, ecc. La ragazza non è un’eroina, potranno solo girarle i coglioni o essere soddisfatta. Il vincolo sarà il seguente: Lou Reed dovrà arrivare nel posto dove David Foster Wallace le sta prendendo a bigliardino dallo scrittore italiano, dovrà salutarli. Lo scrittore italiano dovrà dire: “E tu che cazzo ci fai qua?” e aggiungere: “Sei capace a calcetto?” Lou Reed dovrà rispondere: “No, ma posso imparare.” E ancora: “Ma prima che io impari a giocare c’è qualcosa di cui dovresti occuparti, hanno messo Carofiglio nei fumetti.” Lo scrittore italiano guarderà Foster Wallace e Lou Reed e dirà: “Cazzo. Questa la finiamo più tardi, allenatevi intanto.”

E adesso che qualcuno la scriva. Avete dalle 6000 alle 8000 battute. Una volta scritta la storia potete inviarla all’indirizzo email della redazione: Poetarumsilva@gmail.com .

@Gianni Montieri

***
(grazie a Francesca per l’idea)

***

Lou Reed – Sweet Jane (Loaded, 1970)

Standing on the corner
suitcase in my hand
Jack’s in his corset, Jane is in her vest
me, honey, I’m in a rock ‘n’ roll band
Ridin’ in a Stutz Bearcat, Jim
you know those were different times
All, all the poets they studied rules of verse
and those ladies they rolled their eyes

Sweet Jane
Sweet Jane
Sweet Jane

Jack, he is a banker
and Jane, she is a clerk
and Both of them save their money
when they come home from work
Sittin’ down by the fire
radio does play, look classical music there, kids
“The March Of The Wooden Soldiers”
you can hear Jack say

Sweet Jane
Sweet Jane
Sweet Jane

Some people like to go out dancing
and other people like us, we gotta work
And there’s even some evil mothers
they’re gonna tell you that everything is just dirt
And you know that women never really faint
and that villains always blink their eyes
That children are the only ones who blush
and that life is just to die

Anyone who ever had a heart
and wouldn’t turn around and break it
Anyone who ever played a part
and wouldn’t turn around and hate it

Sweet Jane, Sweet Jane, etc.
Sweet Jane, oh honey, Sweet Jane

***
ASCOLTA IL BRANO