Giorno: 18 ottobre 2013

Flashback 135 – Playboy

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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“Silenzio. Soltanto l’alito lieve del vento, ora”. Ripenso a questa riga di Ray Bradbury pubblicata sessant’anni fa su Playboy e sorrido. Se non ci fosse stata quella rivista, queste righe (e il libro che le contiene) forse non avrebbero mai visto la luce. Per chi l’ha vissuta, quella dev’essere stata un’America incredibile; quasi uno dei sogni all’incontrario del comico Paolo Rossi. Le riviste pagavano i racconti di perfetti sconosciuti e le case editrici pubblicavano le poesie senza chiedere un contributo agli autori. Sorrido di nuovo e cerco di immaginare la faccia del lettore medio di Playboy del cinquantatré. Lo immagino seduto sulla tazza con il numero aperto tra le mani, indeciso se continuare a guardare le fotografie o se iniziare a leggere uno dei romanzi culto del novecento. In Italia, invece, andava di moda Topolino.

© Marco Annicchiarico

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l’irragionevole prova del nove (gc) – 1

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l’irragionevole prova del nove

(di gc)

– 1-

Simpliciter: – Ragioniamo.

Complicatibus: – In ragione di quale ragionevolezza?

Simpliciter: – Ragionevolmente.

Complicatibus: – Mente la ragione una ragione che non c’è.

Simpliciter: – Lei non intende essere ragionevole: vuol forse dare i numeri?

Complicatibus: – Dando i numeri, potrebbe partirsi d’una somma e insieme d’una differenza, o, meglio, trattandosi d’un partire, da una divisione e insieme d’un prodotto: ecco, d’un prodotto finito.

Simpliciter: – Piú che un prodotto finito, pare molto di meno: una divisione del prodotto finito in infinite parti.

Complicatibus: – Partendosi dal prodotto, potremmo allora forse dirlo un semilavorato.

Simpliciter: – Come d’un ciclo di produzione che, anzi ché non produrre, distrugga?

Complicatibus: – C’è  la possibilità di  definirlo come d’un semilavorato prodotto finito nell’infinito prodotto lavorato in semi della definizione del possibile esserci.

Simpliciter: – Possibile?

Complicatibus: – Si diano dunque questi numeri.

Simpliciter: – Il numero primo.

Complicatibus: – Il primo numero dei numeri primi?

Simpliciter: – Prima che sia troppo tardi.

Complicatibus: – Prima o poi, è sempre e comunque al primo che fa séguito il séguito.

Simpliciter: – Ne ségue cosí il secondo.

Complicatibus: – Il secondo numero dei numeri primi?

Simpliciter: – Un secondo.

Complicatibus: – Un secondo quale che sia?

Simpliciter: – Allora un minuto, un minuto primo o un minuto secondo, non penso faccia differenza.

Complicatibus: – La differenza la fa il non pensare a cosa pensare invece dell’indifferenza: all’ora non occorre piú e piú di un minuto, se pur minuto, minuto primo o secondo che sia?

Simpliciter: – Sessanta, per esattezza: sessanta minuti secondi per un minuto primo.

Complicatibus: – Minuti secondi minuti per minuto primo minuto?

Simpliciter: – Minuzioso. E sessanta minuti primi per l’ora.

Complicatibus: – L’ora esatta? Forse. Forse, una volta o l’altra, ne parleremo, ché sa, vedersi arrivare prima i minuti secondi minuti e poi i minuti primi minuti e in fine l’ora, la quale dovrebbe essere adesso, appunto ora e non dopo il poi, non è certo cosa da poco. Ma ora non è l’ora del còmputo dell’ora.

Simpliciter: – Come procedere allora?

Complicatibus: – Si proceda per gradi, non è questo il tempo del càlcolo del tempo.

Simpliciter: – Per gradi equivale a dire per àngoli?

Complicatibus: – Non è questo il luogo per il càlcolo del luogo, né dunque degli àngoli,  né dei triàngoli; forse, alla fin fine, potrebbe darsi un quadrato: ecco, un quadrato, sí, ma diviso in quattro; ed in  questi quattro sottoquadrati potrebbero darsi quattro numeretti.

Simpliciter: – E cosí, dunque, torniamo ai numeri.

Complicatibus: – Bene: bene o male il primo numero, che non è un numero primo, è il quattro, che è il primo dei numeri non primi.

Simpliciter: – Il primo numero dei numeri non primi, il quattro.

Complicatibus: – Il primo numero è dunque il primo numero dei numeri non primi; il secondo numero, in vece, è un numero primo, pur non essendo né il primo numero dei numeri primi, né il secondo numero dei numeri primi, ma soltanto il terzo, il tre appunto.

Simpliciter: – Il terzo dei numeri primi, il tre.

Complicatibus: – Il secondo numero è dunque il terzo numero dei  numeri primi.

Simpliciter: – Il numero tre essendo il secondo numero, non vedo l’ora d’arrivare al terzo numero, chi sa, potrebbe essere il due.

Complicatibus: – Ma è soltanto con il quarto numero che, forse, s’arriverà alla possibilità che sia possibile, come dire, l’ipotesi del prodotto, diviso pur che sia, e dunque finito o infinito.

Simpliciter: – Non ne vedo l’ora.

Complicatibus: – Non si vede l’ora del quarto, che è la fine e il fine insieme, poi ché ancora non è l’ora del terzo, il quale verrà dopo il secondo numero che è il terzo numero dei numeri primi.

Simpliciter: – Ma il secondo non era già detto? Or ora è stato detto essere il tre.

Complicatibus: – Ora,  però, prima di procedere per il poi, ha da dirsi ancora qualcosa sui primi due numeri, per amor dell’amore della qual cosa.

Simpliciter: – Mi meraviglia,  Lei che parla amorevolmente.

Complicatibus: – Mente l’amore un amore che non c’è.

Simpliciter: – Lei non intende essere amorevole: vuol dare i numeri nuovamente?

Complicatibus: – Mente il nuovo una novità che non c’è: il primo numero non è nient’altro che la somma delle cifre del primo numero del prodotto da farsi.

Simpliciter: – Un nuovo primo numero?

Complicatibus: – Non proprio nuovo, ma soltanto il primo primo numero da cui deriva il secondo primo numero che era stato detto sí primo numero, ma con inesattezza, poi ché mente l’essere esatto una esattezza che non c’è.

Simpliciter: – Il primo primo numero? e allora anche il secondo non è propriamente secondo.

Complicatibus: – Mente proprio la sua propria improprietà.

Simpliciter: – Ma c’è il prodotto da farsi: facciamolo.

Complicatibus: – Non prima di dire che il secondo numero non è nient’altro che la somma delle cifre del secondo numero del prodotto da farsi anch’esso sí quanto il primo, no?

Simpliciter: – Non saprei.

Complicatibus: –  Né dopo averlo detto.

Simpliciter: – Non prima né dopo, sí quanto il primo no, e senza differenza: ma non erano stati detti differenti?

Complicatibus: – Con indifferenza: legati d’un prodotto indifferente che è somma senza differenza.

Simpliciter: – Ma la somma non è sempre senza differenza?

Complicatibus: – Al contrario la somma è sempre differenza; e però, se uno dei due numeri, o tutti e due, son composti ancora da due o piú numeri, han da essere scomposti di nuovo fino ad arrivare alla cifra unica.

Simpliciter: – Un messaggio cifrato?

Complicatibus: – La cifra dell’unità che non è detto che abbia uno come risultato, né un risultato quale che sia: un unico, solo risultato, non Le risulta?

Simpliciter: – Ma l’unità  non è necessariamente unica?

Complicatibus: – Mente il necessario una necessità che non c’è, se non forse unica.

Simpliciter: – Una necessità unicamente necessaria?

Complicatibus: – Mente l’unicità della necessità la molteplicità, il multiplo, il prodotto.

Simpliciter: – E dunque?

Complicatibus: – E dunque, anche quello che era stato detto primo primo numero non era tale, e cioè vero primo, ma deriva anch’esso da un numero, il quale, essendo incerto, non è certo il numero uno.

Simpliciter: – Mi sembra di andare alla deriva.

Complicatibus: – La deriva delle derivate e dei derivati, o vero sia le derivate e i derivati della deriva, appartengono forse anch’esse ad altre storie: a quella del tempo, o a quella del luogo; ma queste son, come dire, storie vecchie d’una vecchia storia, storie lunghe d’una lunga storia, qui in vece si tratta soltanto d’un conto e alla fin fine d’un quadrato.

Simpliciter: – Quadriamo allora questo conto: dìa i numeri.

Complicatibus: – Ordunque, questo numero, se bene incerto, lo potremmo dire vero primo primo numero.

Simpliciter: – Veramente?

Complicatibus: – Mente il vero una verità che non c’è.

Simpliciter: – Il vero primo primo numero? e allora anche il secondo non era il vero secondo.

Complicatibus: – A seconda dei casi, o del caso soltanto.

Simpliciter: – Secondo il caso, a seconda dei casi: è tutto un caso, allora, questo prodotto da farsi?

Complicatibus:  – Quel che vale per il vero primo primo numero,  questo  vale anche per il secondo.

Simpliciter: – Vero?

Complicatibus: – Si potrebbe anche dire che vale diviso, pur tutta via è una storia da non dire, che non dirò.

Simpliciter: – Perché?

Complicatibus: – Perché non si sa che resta del resto: del resto,  niente si sa se resta, o meno.

Simpliciter: – Non si sa se c’è resto o non c’è, una volta che si è divisi?

Complicatibus: – Una volta o l’altra farla finita con il prodotto della divisione, o con la divisione del prodotto. Non condivide?

Simpliciter: – Facciamola finita prima possibile.