Giorno: 16 ottobre 2013

Per Luigi Bernardi

luigi bernardi - foto di maria montalbò

Qualche ora fa è scomparso Luigi Bernardi, un grande amico di Poetarum Silva e mio carissimo amico personale, per me è un grande dolore. Luigi è indimenticabile, un grande, un figo. Voglio ricordarlo qui con due momenti: una poesia che gli avevo dedicato poco più di un anno fa e una chiacchierata – intervista che avevamo fatto nel luglio del 2012. Il resto dei ricordi li tengo per me Gli volevo molto bene ecchecazzo gliene voglio ancora.  (gianni montieri)

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Le cinque del mattino, l’ombra
dai tetti dalla tua finestra si dirada
Bologna dormirà per poco ancora
tu intanto hai già scritto, bevuto
forse un caffè o non ancora
non importa. Contano le lotte
tra le parole e la storia a venire
l’ordine consentito e il necessario.
Uno dei tuoi Mac accesi, l’ovvio
da tenere distante dai margini
ogni frase riuscita è un finale
fuori intanto si fa più chiaro
non si inventa nulla, non è vero?
Anche il giornale lo prendi prima
so che non è per essere diverso
è soltanto per essere te stesso.

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Gianni: Ciao Luigi, prima tre domande di servizio, com’è passeggiare a Bologna oggi?
Luigi: Bologna è un esaltatore di stati d’animo. Se sei incazzato ti offre motivi a ogni angolo per confermarti nella tua incazzatura; se invece sei cuorcontento, uguale. Non sono così sciocco da pensare che non sia così ovunque, e quindi passo alla domanda successiva. A Bologna però mi mancano esempi di architettura contemporanea. Non c’è un mattone fuori posto, è un museo all’aria aperta, una location cinematografica, incantevole ma dopo due giorni non ne puoi più.

Gianni: Dio ascolta ancora i Pearl Jam?
Luigi: Cazzo ne so. L’immagine che ho di Dio è comunque di qualcuno che non ascolta musica. Ma non solo la musica, nient’altro. Dio non ha orecchie.

Gianni: Lo Strega è sempre stato un liquore del cazzo, non trovi?
Luigi: Non bevo alcolici e mai berrei una cosa di quel colore. Sembra il liquido di contrasto per una radiografia ai Grandi Antichi di Lovecraft. Ma se subdolamente intendevi strapparmi parole contro l’omonimo premio letterario, non ti seguo.

Gianni: Di recente, a Bologna, ha aperto una libreria IBS, cioè il negozio italiano on-line per eccellenza. Sei riuscito a darti una spiegazione?
Luigi: È una strategia anti Amazon. Far circolare il marchio il più possibile in modo da diminuire l’impatto di quello della concorrenza. Non credo funzionerà perché far guerra ad Amazon è come farla alla Coca Cola. Il problema degli editori italiani è che sono anche distributori e librai. Si sentono onnipotenti. Negli ebook si sono messi in testa di poter fare senza Amazon e Apple. Investono palate di quattrini per creare piattaforme e reader autonomi. Non si rendono conto che siamo in Italia, un paese che non conta niente, con un mercato da quattro soldi. Avessero investito nel fare buoni e-book per Amazon e Apple, senza disperdere energie, i potenziali lettori li avrebbero seguiti con maggior convinzione.

Gianni: Tu sei uno dei più accaniti sostenitori (nonché precursore) dell’utilizzo dell’e-book, al di là dei vantaggi più evidenti (abbattimento costi, comodità, risparmio di spazio), qual è la vera forza del libro elettronico, secondo te?
Luigi: La risposta è non lo so. È una somma di circostanze, compresa quella che in Italia pochi fanno più libri cartacei degni di essere conservati. Mi piace leggere al buio sul mio IPad, mi dà la sensazione di non avere bisogno di altro. Siamo io e le parole del libro. È come parlare con qualcuno in un salottino invece che allo stadio. Ci si capisce meglio.

Gianni: Stai lavorando a un romanzo o a una nuova raccolta di racconti? Oppure ti stai muovendo in più direzioni?
Luigi: Sto lavorando a un romanzo, per la prima volta del tutto estraneo alla narrativa di genere. Non ho mai scritto libri di genere, anche se ne ho sempre utilizzato i meccanismi che mi facevano comodo. Questa volta me ne terrò alla larga. È una sfida, prima di tutto a me stesso, e poi a tutti coloro che non sanno pensarmi senza noir alle spalle.

Gianni: In un saggio molto bello “Al tavolo del cappellaio matto” Alberto Manguel, definisce in vari modi il lettore ideale. Ti propongo qui tre delle sue definizioni: “Il lettore ideale legge tutta le letteratura come se fosse anonima” “Il lettore ideale sa quel che lo scrittore intuisce soltanto” “Il lettore ideale non esaurisce mai la geografia di un libro”. Pensi che esista un lettore ideale? Se esiste, il tuo come vorresti che fosse?
Luigi: Per quello che scrivo, sono costretto a non pormi troppe domande rispetto al lettore. Altrimenti scriverei quello che vuole lui. E allora mi accontenterei di diventare uno scrittore ideale.

Gianni: Tra i tuoi libri quello che mi è piaciuto di più è sicuramente il romanzo “Senza Luce” ma sono molto affezionato ai racconti di “Niente da capire” e per vicinanza a quelli di  “Maddalena e le apocalissi”, tu ti affezioni ai tuoi libri? Oppure quando il libro è finito non vedi l’ora di dimenticartene?
Luigi: Sono così affezionato ai miei libri che in pratica non li finisco. Lascio sempre delle porte aperte attraverso le quali il lettore può infilarsi. Il lettore e, cosa che inizialmente non credevo, anche io. Tanto che Senza luce e Niente da capire sono diventati tasselli di una narrazione molto più ampia che si concluderà all’ottavo volume. Ne ho già scritti cinque. Adesso mi sono preso una pausa per scrivere il romanzo di cui ti dicevo. Anche Maddalena tornerà, quella addirittura prima di tutti, in autunno direttamente in e-book con una storia dal titolo Babooskha.

Gianni: Hai lavorato tantissimi anni nell’editoria, fino all’altro ieri praticamente. Ti va di spiegarmi cosa diavolo accade nell’editoria italiana? In particolare cosa c’è che secondo te non funziona più?
Luigi: Il libro si è trasformato in prodotto dell’intrattenimento. L’intrattenimento ha regole che non hanno niente a che vedere con quelle dettate dalla critica letteraria. I ruoli si sono invertiti: il direttore editoriale risponde al direttore commerciale, che molto spesso proviene da settori esterni all’editoria e applica modelli che all’editoria erano estranei. Niente di nuovo. È successo al cinema, alla musica, persino all’arte. Ciò non ha impedito che si potessero fare buoni film, buoni dischi e buone opere d’arte. Si fanno e si faranno anche buoni libri. Questo è il momento più difficile, quello in cui “loro” sembrano avere trionfato. Ci si accorgerà presto che non è così.

Gianni: Quali sono gli scrittori e poeti che hai amato o che ami di più?
Luigi: Non farmi fare la lista della spesa. Non so neppure se è giusto fare una classifica di autori. Tutti gli autori sbagliano. Allora ti dico cinque opere che mi hanno segnato e che trovo irrinunciabili: I demoni, di Dostoevskij; La certosa di Parma, di Stendhal; Rumore bianco, di DeLillo; Il falò delle vanità, di Tom Wolfe; L’avversario, di Carrère.

Gianni: C’è un libro dal quale non ti separeresti mai?
Luigi: No, altrimenti come potrei rimpiangerlo?

Gianni: Ti conosco come una persona che non sopporta l’ovvio, le banalità. Se dovessi dirmi su due piedi la cosa che ti irrita maggiormente, quale sarebbe?
Luigi: Le interviste.

Gianni: Conta di più la storia che si racconta o come lo si fa?
Luigi: Conta il rispetto, per la storia e soprattutto per i personaggi. Se li rispetti, allora ogni tua parola sarà pensata per loro; e il chi e il come coincideranno.

Gianni: Sei un appassionato di musica, quali sono i tuoi album del cuore “se così si può dire”?
Luigi: Un’altra lista della spesa, sei incorreggibile. Te ne dico cinque anche stavolta: La terra, la guerra, una questione privata dei C.S.I.; Des visages des figures, dei Noir Désir; Tutu di Miles Davis; The Goldberg variation di Glenn Gould; Atom Heart Mother dei Pink Floyd.

Gianni: Tornerai al fumetto prima o poi?
Luigi: No. Ho dato troppo al fumetto, compresa l’illusione che potesse restituirmi qualcosa in cambio.

Gianni: C’è uno scrittore italiano giovane sul quale punteresti?
Luigi: Premetto che non leggo molto e potrei impegnarmi di più. Inoltre alcuni di questi giovani li conosco personalmente, alcuni sono anche amici, e non vorrei stilare inutili graduatorie di merito. Siccome però ho capito non mi lasci se non ti sgancio un nome, ti rispondo Michele Mari, che nonostante l’età è il più giovane di tutti.

Gianni: Quando passo da Bologna dove andiamo a cena? Offro io.
Luigi: A casa mia, cucino io.

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ciao vecchio mio

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per chi non conosce Bernardi qui c’è quasi tutto  LuigiBernardi

in-side stories #18 – Angeli

foto gm - biennale architettura 2010

in-side stories #18 – Angeli

Il messaggio da parte del suo angelo gli venne recapitato quando mancava poco alla fine dell’incontro. Era la seconda volta che partecipava a questa specie di meeting. Si svolgevano in una casa appena fuori città. Una casa bellissima. C’era questa tizia che parlava con gli angeli, li vedeva e cose del genere. Ti iscrivevi, versavi una quota, ascoltavi le storie che raccontava, poi arrivavano i messaggi per i partecipanti, i più fortunati, perché non era detto che il tuo angelo avesse un messaggio da darti o che avesse voglia di parlarti. Per come la vedeva lui, alcuni dei partecipanti avevano un aspetto, un modo di fare, che l’angelo di pertinenza avrebbe lasciato l’incarico solo a vederli.

La tizia gli appoggiò la mano sulla spalla e disse: «Il tuo angelo ha due messaggi per te, vuoi ascoltarli?» «Certo, voglio dire, siamo qui apposta no? Tutta la faccenda è questa no? ascoltare il messaggio?» Lei chiuse gli occhi e sorrise: «Devi lasciare il tuo lavoro e aprire un laboratorio di dolci vegani e perdonare tuo padre.» Ma che cazzo significava? Era rimasto lì tutta la sera ad ascoltare la predica e tutti i messaggi che ricevevano gli altri per questo? I tizi per i quali la posta era arrivata prima, si erano sentiti consigliare abbracci, annunciare ritorni di mogli partite con chissà chi e per chissà dove, nascite di figli, fratelli rilasciati sulla parola, trasferimenti in città più belle di quella topaia. A uno addirittura era stata promessa una medaglia d’oro alle olimpiadi, uno che a vederlo non aveva mai fatto sport in vita sua. E a lui toccavano i dolci vegani? E peggio ancora di perdonare quel bastardo di suo padre? Guardò la tizia che continuava a tenere gli occhi chiusi e le chiese se fosse sicura che i messaggi fossero proprio quelli e quelli soltanto. Lei rispose con un cenno affermativo della testa. Passò a quello dopo di lui per il quale il messaggio diceva di non stare in pena che presto tutto si sarebbe risolto. Il succo della serata era che gli angeli avevano tolto l’angoscia a tutti meno che a lui. Il suo angelo doveva essere un dannato figlio di puttana. Si alzò e se ne andò ancora sconvolto. Non partecipò mai più a quegli incontri.

Negli anni successivi la sua vita prese una certa piega. La fabbrica di arredi per cui lavorava, fallì. Visse per un po’ con il sussidio di disoccupazione. Sua moglie disse che visto come stavano andando le cose se ne sarebbe andata via per un po’. Pensò che non l’avrebbe più rivista, fanculo. Suo padre morì l’estate successiva. A quei tempi non aveva preso nemmeno in considerazione l’ipotesi di perdonarlo. Né lo avrebbe fatto a posteriori.  Andò a vivere in un’altra città. Prese a bere moltissimo. Poi smise. Lavorò come meccanico. Intanto, di sera, faceva il cameriere in un ristorante. Si licenziò da entrambi i lavori. Cambiò di nuovo città. In questa seconda città ebbe una donna. Questa donna aveva una lavanderia in centro, lavorò per lei. L’anno dopo la donna lo lasciò e lo licenziò.  Cambiò città. Trovò lavoro in una ditta di trasporti. Faceva consegne con un furgone bianco e rosso. Gli piaceva il rosso. Ebbe qualche saltuaria relazione. Si era trovato un paio di buoni amici. Questo lavoro gli piaceva. Una mattina mentre faceva il suo giro di consegne, una bella mattina di febbraio, si trovò coinvolto in un incidente stradale. Era certo che la precedenza fosse sua, l’altro tizio, che guidava una vecchia Audi nera, non la pensava allo stesso modo. Una parola tira l’altra e il tizio dell’Audi lo accoltellò. Morì sul colpo. In tutti quegli anni il pensiero di fare il pasticciere vegano non l’aveva mai sfiorato.

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© Gianni Montieri

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Vasco Rossi – Gli angeli (Album: Nessun pericolo per te, 1996)

Quello che si prova
non si può spiegare qui
hai una sorpresa
che neanche te lo immagini
dietro non si torna
non si può tornare giù
Quando ormai si vola
non si può cadere più….
Vedi tetti e case
e grandi le periferie
E vedi quante cose
sono solo “fesserie”…
E da qui….e da qui…
…qui non arrivano gli angeli
con le lucciole e le cicale..
E da qui….e da qui….
“non le vedi più quelle estati lì”
“quelle estati lì”

Qui è logico
cambiare mille volte idea
ed è facile
sentirsi da buttare via!!
Qui non hai “la scusa”
che ti può tenere su
Qui la notte è buia
e ci sei soltanto tu
Vivi in bilico
e fumi le tue Lucky Strike
e ti rendi conto
di quanto le maledirai…..

E da qui….e da qui…
qui non arrivano “gli ordini”…
a insegnarti la strada buona…
E da qui….e da qui….
QUI NON ARRIVANO GLI ANGELI!!

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