Giorno: 2 ottobre 2013

Sergio Soda Spam (alcune poesie)

biennale architettura 2010 -foto gm

 

UNA TRAGEDIA DEL ‘94

Nel 1994 avrei dovuto trovare un equilibrio
tra il sogno e l’isolamento, e tu tra il sogno
e essere una troia. Non ci siamo riusciti, è un fatto

Ora io non so a cosa è valso il tuo vivere,
se così si può chiamare, e il mio non vivere,
se così si può chiamare

sono curioso però dei tuoi ricordi
Sapere se un cazzo casuale vale
le luci colorate della milano como
Se un bacio senza storia vale davvero nell’infinito,
perché delle luci io garantisco

(…)

n’è passata d’acqua sotto i ponti
io adesso davvero vorrei… io vorrei…
forse dimenticare tutto al posto tuo
E che tu versassi una lacrima per i miei giorni vuoti

 

POESIA: TI RICORDI COME TI HO CONQUISTATA?

Si discuteva di lana e ti dissi
che il cachemire non era la mia
Essa era lo shetland ruvido e luminoso

Poi rincarai la dose
Ti parlai di un pullover immaginario
Giallo e a pelo lungo
Elettrico che sapeva di limone

Ti dissi che lo avevamo in due sulla faccia della terra
Io e brian eno
Ridesti senza capire come una matta

Poi mi feci serio
“queste maglie con le loro trame non si trovano più”
Ma tu mi prendesti la mano e sussurrasti
“Io lo troverò”

Passarono gli anni
Di quell’oggetto nemmeno la traccia
Eravamo ostili sulla spiaggia dell’estate, il nostro inverno

La lana era lontana

 

POESIA: FOTOGRAFIE

In una ho la maglietta con lo squalo
Sono fuori dal balcone di the dream of naples
La luce mi bagna come un new waver popolare
La mia tradizione è tutta in vita

Poi in un’altra faccio ridere
Sono grasso e ho i pantaloni cortissimi per far vedere i burlington
Indosso la polo definitiva di best company, viola e verde

Poi c’è quella brandless
A edimburgo w l’anarchia c’è scritto
Non sono mai stato così preciso
I capelli sono sparati e ho i wayfarer

In un’altra c’è germana, attorno al subbuteo
Ho una lacoste gialla a strisce

Mi viene da piangere

 

Quando sei in albergo e fai colazione
E c’è il sole che ti bagna e la sera prima hai fatto l’amore
Con la donna che ti mangia di fronte
E le cade qualche briciola dalla bocca

Meglio ancora se fuori c’è una città ordinata
Non per forza gradevolissima
Oppure bellissima chissà ricca d’ori e spezie
E i taxi sono belli e silenziosi

Fai un patto con te stesso
Cerca di non fotografare la situazione per quello che è
Non essere il cronista di te stesso

Lavora per il ricordo e correggi la storia
Mettila in un luogo mitico di voi più che di te
Falsifica la memoria

 

UN’ALTRA STORIA DELLA PORNOGRAFIA (OMAGGIO A FRANCESCO FILIA)

L’ordine di leccare è perentorio quanto inutile
Chi sta lì sta lì per ubbidire
Assai più rivoluzionario risulterebbe un divieto
Assai più moderna un’inibizione

Ma l’ascolto ha una sola via
È impossibile uscire dalla fossa
La strada segnata dai corpi chiede solo i vermi
E la storia ammutolisce nella viscosità dei segni

 

POESIA: SE UNA NOTTE D’ESTATE UN PENDOLARE

a Saronno tutte le strade condussero a me
Nicoli mi narrò del sottopasso il primo giorno
il topos del santuario fu l’annuncio dei ragazzi
nei lembi del nuovo romanzo

Ma nel giro di sei anni divenni un habitué
Ogni donna rividi alla sera del teatro
La varesina costituì la mappa
Tanto che mi muovevo come se fosse una patria

Ci venni in tutti i luoghi allora
Dal sogno al pianto che non poteva mancare
Fino all’apparizione di un taxi

E finii dietro le sbarre a guardare la corsa vuota
A rivedere il film della stazione, della mia stazione
E poi feci le valigie Saronno, addio

 

POESIA UN PO’ SQUALLIDA: LA DOMENICA 

Domenica tu sei per me qualcosa
Che non so dire. Scendo a prendere il caffè
Con un amico e parliamo un po’ e tu sei con noi
Quasi non invitata ma attenta.

Ad ogni istante c’è quella promessa di pranzo
Di una madre apprensiva ed ansiosa
Che sta cucinando ora senza problemi
In un’angoscia che va tutta nello stomaco.

A tavola è come il gran premio
La vera formula uno di noi che mai ci divertimmo
Ma ridemmo sempre.

Oh domenica resta per sempre nel mio cuore allegro
E triste e senza sabati e vacanze.

 

© Sergio Soda Spam

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

in-side stories #16: Il barbiere di Encefalonia (seconda parte: la messa)

berlino - foto gm

in-side stories 16 – Il barbiere di Encefalonia (seconda parte: la messa)

 

Tonino Guarrattella era uomo energico e deciso sia come persona che come barbiere. Era intelligentissimo e completamente pazzo. Era l’uomo più temuto di Encefalonia.  Da qualche tempo aveva un pensiero che gli dava fastidio, una specie di retrogusto amaro rispetto a una cosa che aveva fatto. Nei momenti più impensabili, durante il lavoro o durante la pennica pomeridiana (abitudine che aveva adottato e subito adorato da quando era diventata illegale), gli tornava in mente la faccia di Luciano De Rosa, l’uomo che aveva sgozzato con un colpo secco di rasoio un paio di mesi prima. Aveva la sensazione di aver fatto fuori una persona intelligente e di particolare sensibilità. De Rosa gli appariva adesso come qualcuno che con un po’ di educazione, con la giusta pazienza, avrebbe capito, compreso. E, dopo, avrebbe visto i riccioli biondi che gli coprivano la testa e la fronte. I suoi morbidissimi e splendenti riccioli da angelo. Questo pensiero che tornava lo sorprendeva e lo spaventava:, restava un paio di minuti con la testa fra le mani, poi lo ricacciava indietro, sapendo che lui, Tonino Guarrattella, non poteva sbagliarsi. Si guardò allo specchio, i riccioli erano perfetti, l’aiutante quel pomeriggio aveva fatto un ottimo lavoro, prese la giacca e si avviò verso la porta di casa. Era l’una di notte, tra poco sarebbe cominciata la messa. Mise in moto la macchina e si diresse verso la discoteca “El cubo magico”.

Pasquale Gervasetta (questo era il nome dell’aiutante in pantaloni rosa) girava per casa in comodi e aderentissimi pantaloncini arancioni, la sera della messa era sempre particolarmente nervoso. Tonino lo voleva costantemente al suo fianco durante la funzione e, quindi, sotto gli occhi di tutta la Encefalonia che contava. Merda, pensò, i pantaloni rosa erano sporchi, quelli dorati (i suoi preferiti) li aveva indossati la settimana precedente, non restavano che quelli neri: lucidi e bellissimi, ma stretti, porca puttana. Comunque doveva sbrigarsi altrimenti chi l’avrebbe sentito a quello. Gesù, pensò, un’intera città in balia di un calvo che pensava di essere Shirley Temple, la riccioli d’oro dei miei coglioni. Sorrise al ricordo di quando capì la fissa di Tonino e gli accarezzò il cranio lucido sussurandogli: «Madonna mia Tonino, io capelli così morbidi non li ho mai toccati.» Quella volta il viso di Tonino si era illuminato, seppur ciccione, si era inginocchiato con agilità impressionante e gli aveva fatto un pompino. Che schifo, ma la vita e i soldi valevano tutto, un pompino illegale fatto da un ciccione poteva sopportarlo.

Il parcheggio della discoteca era affollatissimo. I vigili e i poliziotti all’ingresso controllavano che tutte le donne avessero il tacco dodici, un numero sufficiente di pailettes e i gioielli per l’occasione. Controllavano poi che gli uomini portassero scarpe lucide nere, punta stretta, cravatte (come legge imponeva) non abbinate al colore degli abiti. Lentamente e ordinatamente tutti entrarono in discoteca. La musica dance anni ’70 pompava dalle casse, le stroboscopiche e le luci colorate facevano il resto. Più o meno tutti ballavano o bevevano caffè e orzata, le bevande legali, ma lo facevano quasi svogliatamente. Tutti quanti erano in attesa di un segnale. Pasquale avvisò Tonino che le porte erano state sigillate. Tonino sorrise, si avvicinò al microfono del deejay  e disse: «Miei cari, è l’ora. Che si disponga tutto per la cerimonia.» Le casse tacquero, le luci si spensero, le luci stroboscopiche furono risucchiate dal soffitto. Da ogni angolo fecero il loro ingresso candele accese, statue di madonne colorate, altare principale e altarini laterali. Dall’alto venne calato un Gesù sulla croce, la croce era verde pistacchio. Sulla testa del Cristo, in luogo della vecchia e legale scritta INRI campeggiava la frase: Solo al Calvario il vero pistacchio di Bronte. La parte centrale del pavimento si aprì come una porta a scrigno e salirono alla ribalta banchi da chiesa, poltrone da cinema e sgabelli da picnic. Tutti con ordine e rapidità si accomodarono. Tonino Guarrattella salì sull’altare insieme a Pasquale e disse: «Nel nome del capello, della tetropeloctomia, del rasoio manuale e dello shampoo santo, amen» «Sia lodato il ricciolo.» Rispose l’assemblea. Tonino proseguì: «Fratelli, prima di inaugurare ufficialmente il settimo anno della messa illegale, raccogliamoci in silenzio e pensiamo a quelle piccole attività legali che abbiamo dovuto svolgere questa settimana.  Vedo in prima fila le sorelle Russaglia costrette anche in questi giorni a fare volontariato. Prego per voi. Lamberto Cinnella, lo so, hai dovuto soccorrere un ferito in pieno giorno, so il tuo dolore, la vergogna quando si è salvato. Prego per te. Prego per tutti voi, fratelli miei, che i vostri capelli siano sempre così come li vedo stanotte: puliti, folti, lucenti, neri, castani, biondi, rossi. Tanti. Vi amo tutti, ogni volta mi commuovete. Amen.» «Che il barbiere sia lodato.» Esclamò Pasquale. «Sempre sia lodato.» Risposero i fedeli in coro, toccandosi i capelli. Tonino fece un cenno a Pasquale, che senza indugiare scese tra la folla, prese una donna dalla terza fila, una donna dai bellissimi capelli rossi e la condusse davanti all’altare. Tonino scese dall’altare e si mise di fronte alla donna. Pasquale la fece inginocchiare. Tonino la guardò negli occhi, le accarezzò i capelli e parlò: «Adelaide, mia adorata, come dobbiamo fare con te? Soltanto questa settimana hai totalizzato venti comportamenti legali, capisci anche tu che non posso passarci sopra.» Adelaide acconsentì con un movimento del capo, lacrimoni le scendevano sulle guance. «Io ti perdonerei, anzi ti ho perdonata, ma non posso dimostrarmi debole di fronte a quest’assemblea, gente che si comporta illegalmente, con devozione, per tutta la settimana. Tu rappresenti il mio più grande dolore, il mio fallimento. Guardami. Come sono i miei capelli?» Adelaide sollevò la testa e disse con commozione: «Sono bellissimi, i riccioli biondi, morbidi come sempre.» Non aveva notato i nuovi riflessi cenere. Pasquale, nel frattempo aveva passato un pugnale a Tonino, che la guardò, la abbracciò e, con un movimento solo, la scalpò. Pasquale e altri due vestiti come le gemelle Kessler, ai tempi del varietà, la portarono via. Tonino fece un largo sorriso rivolto all’assemblea e disse: «Fratelli, con la gioia nel cuore vi invito a pregare con me, recitiamo insieme il primo canto dei radicali liberi.» Si alzarono tutti insieme e cominciarono a pregare.

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© Gianni Montieri

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Housemartins – Caravan of love , 1986

Are you ready, are you ready,
Are you ready,are you ready,
Are you ready for the time of life
It’s time to stand up and fight,
It’s alright, it’s alrightHand in hand we’ll take a caravan
To the mother land
One by one we’re gonna stand up with pride,
One that can’t be deniedStand up stand upFrom the highest mountain valley low,
We’ll join together with hearts of gold
Now the children of the world can see
There’s a better place for us to be

The place in which we where born,
So neglected and torn
A part

Ev’ry woman ev’ry man
Join the caravan of love,
Stand up, stand up, stand up,

Ev’ry body take a stand,
Join the caravan of love,
Stand up, stand up, stand up,

I’m your brother,
I’m your brother don’t you know

She’s my sister,
She’s my sister don’t you know

We’ll be living in a world of peace
In the day when ev’ryone is free

We’ll ? the young and the old,
Won’t you let your love
Flow from your heart

Ev’ry woman ev’ry man
Join the caravan of love,
Stand up, stand up, stand up,

Ev’ry body take a stand,
Join the caravan of love,
Stand up, stand up, stand up,

I’m your brother,
I’m your brother don’t you know

She’s my sister,
She’s my sister don’t you know

Are you ready

You better get ready