Giorno: 22 settembre 2013

La Domenica (e l’incomprensibile) e Roberto Bolaño

parigi 2012 - foto gm

 

Ricordo una notte nella stazione ferroviaria di Mérida. La mia amica dormiva dentro il sacco a pelo e io vegliavo con un coltello nella tasca della giacca, senza voglia di leggere. Be’… Sono apparse frasi, voglio dire, in nessun momento ho chiuso gli occhi né mi sono messo a pensare, ma le frasi letteralmente sono apparse, come annunci luminosi in mezzo alla sala d’attesa vuota. Dall’altra parte, per terra, dormiva un vagabondo, accanto a me dormiva la mia amica e io ero l’unico sveglio in tutta la silenziosa e schifosa stazione di Mérida. La mia amica respirava tranquilla sotto il sacco a pelo rosso e questo mi tranquillizzava. Il vagabondo a tratti russava, a tratti parlava nel sonno, erano giorni che non si radeva e usava la sua giacca come guanciale. Con la mano sinistra si copriva il petto. Le frasi sono apparse come notizie su un tabellone elettronico. Lettere bianche, non molto brillanti, in mezzo alla sala d’attesa. Le scarpe del vagabondo erano posate all’altezza della sua testa. Uno dei calzini aveva la punta completamente bucata. A tratti la mia amica si muoveva. La porta che dava sulla strada era gialla e la tinteggiatura aveva in qualche punto un aspetto desolante. Voglio dire molto tenue e al contempo completamente desolante. Ho pensato che il vagabondo poteva essere un tipo violento. Frasi. Ho preso il coltello senza riuscire a tirarlo fuori dalla tasca e ho aspettato la frase successiva. In lontananza ho sentito il fischio di un treno e  il suono dell’orologio della stazione. Sono salvo, ho pensato. Eravamo diretti in Portogallo e questo è accaduto molto tempo fa. La mia amica ha respirato. Il vagabondo mi ha offerto un po’ di cognac da una bottiglia che ha tirato fuori dal suo fagotto. Abbiamo parlato per qualche minuto e poi siamo rimasti zitti finché non è arrivata l’alba.

Di quanto ho perso, irrimediabilmente perso, desidero recuperare solo la disponibilità quotidiana della mia scrittura, linee capaci di prendermi per i capelli e tirarmi su quando il mio corpo non vorrà più reggere. (Significativo, ha detto lo straniero). In modo umano e in modo divino. Come quei versi di Leopardi che Daniel Biga recitava su un ponte nordico per armarsi di coraggio, così sia la mia scrittura.

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Roberto Bolaño – Anversa – Sellerio – traduzione: gruppo di lavoro coordinato da Angelo Morino

Grace Paley, Grazie a Dio non c’è nessun Dio

GracePaley1997c

Grazie a Dio non c’è nessun Dio

 

Grazie a Dio non c’è nessun Dio
o saremmo tutti perduti

se fosse Lui che ci fa gridare
di angoscia feroce    di fronte alla tortura
all’odio    tre o quattro volte per generazione
non ci sarebbe speranza    e seppure Lui permettesse
alla pace di apparire    allora un giorno    grandi lastre
di pietra sotto i frutteti e il mare potrebbero
muoversi piano una contro l’altra    terremoto

se fosse stato Lui a costruire così stretto il ponte
su cui siamo esortati a passare
senza paura mentre intorno a noi
i vecchi gli zoppi i maldestri i
bambini scalpitanti ruzzolano giù
e a volte vengono spinti nell’orrido
precipizio    se fosse Lui certo saremmo perduti

se fosse Lui a offrire il libero arbitrio ma
solo ogni tanto    strano dono
per un popolo che abbia appena distinto
la mano destra dalla sinistra
ma se siamo noi i responsabili con-
sideriamo il nostro assiduo amore uno per l’altro
perchè questo è il giorno d’oggi    ora possiamo
guardarci negli occhi
a grande distanza   questo è il tele-
fonico elettronico digitale giorno d’oggi
celebre per il denaro e la solitudine ma noi

abbiamo sconfitto Babele accettando parole
straniere in gloriose traduzioni    se

sappiamo essere responsabili    se siamo
diventati responsabili

Thank God there is no god

Thank God there is no god
or we’d all be lost

if it is He who sends us howling
in murderous despair    at torture
hatred    three or four times a generation
there’d be no hope    and if He permitted
peace to appear    then one day    great plates
of stone beneath the orchards and sea may
move slowly against one another    earthquake

if it is He who built that narrow a bridge
across which we are invited to walk
without fear while all around us
the old the lame the awkward the jumping-
up-and-down children are tumbling off
or sometimes pushed into the hideous
gorge    if it is He then we are surely lost

if it is He who offers free will but
only sometimes    a peculiar gift
for a people who have just distinguished
their right hand from their left
but if we are responsible con-
sider our frequent love for one another
because this is nowadays    we may be able
to look over great distances into
each other’s eyes    these are the tele-
phonic electronic digital nowadays
famous for money and loneliness but we

have defeated Babel by accepting the words
of strangers in glorious translations    if

we can be responsible if we have
become responsible

 

© da Grace Paley, Fedeltà, ed. Minimum fax, traduzione di Livia Brambilla e Paolo Cognetti

Ai link sotto potete leggere altre poesie e due racconti di Grace Paley (pubblicati precedentemente):

POESIE

RACCONTO 1RACCONTO 2