Giorno: 25 agosto 2013

La domenica (certe case) e Silvina Ocampo

 

Era la casa della mia zia più anziana, dove mi portavano in visita tutti i sabati. Sopra l’atrio con il soffitto a lucernario c’era un’altra casa misteriosa, dove si vedeva vivere attraverso i vetri una famiglia dai piedi aureolati come santi. Lievi ombre salivano sul resto dei corpi proprietari di quei piedi, ombre appiattite come le mani viste attraverso l’acqua del bagno. C’erano due piedi piccoli e tre paia di piedi grandi, due con tacchi alti e sottili dai passi brevi. Viaggiavano bauli con rumore di temporale, ma la famiglia non viaggiava mai e continuava a star seduta nella stessa stanza spoglia, dispiegando giornali al suoni di musiche che sgorgavano incessanti da una pianola che si impuntava sempre sulla stessa nota.

Desideravo spesso scendere dalla nave e inoltrarmi in quella misteriosa distesa dove non c’erano erba medica, né grano, né girasoli, né lino, né fango, né terra arata, né creta, né alberi, né uccelli, né bovini, né greggi, ma solo acqua azzurra, acqua verde, acqua nera e spumosa.

***

Silvina Ocampo – Un’innocente crudeltà – La nuova frontiera – traduzione di Francesca Lazzarato

Davide Zizza: frammenti (inediti)

Capocolonna1

vista dal promontorio di Capocolonna (foto dell’autore)

1.

Sembra un concerto questo giorno
di luglio; sazio di sole e di rumori naturali,
mi avvicino e mi affaccio
ad un silenzio, provo a cercarmi
nei meandri di una parola o di uno sguardo –
e tu sei qui, mnemosine delle ore
in solitudine: le ore rallentano,
tutto sembra rivelare qualcosa.

2.

Il poema del giorno conclude il suo verso
avanzando un’ipotesi,
una verità, una lucertola assolata
al muro, un odore di stoppie,
un rossore di cielo prima
della sera. Memore delle mie
incertezze, mi riduco
a semplice bagnante
nelle increspature del mare.

3.

Un giorno è una prosa,
un mese un capitolo.
Un anno diventa un volume
di pagine in cui trovare un odore
che riveli il segreto
dell’acqua in cui traluce il greto.

4.

da questo eremo
scrivo i sinonimi del silenzio;
vivo fra deserto e mare,
fra arsura e acqua:
con un vocabolario minimo sulle labbra
il sospiro dell’estate
mi ferisce;
e rimango isolato –
non villa o giardino,
solo un cortile
in cui ogni parola guadagna
il suo ordine,
come anni fa quando sentendo
i sonagli del sole
cercavo l’uso delle parole corrette

5.

Il mio sguardo va sui cortili,
sui posti meno curati o su quelli dove
l’interesse per il fiore o la cancellata da giardino
è osservazione per pochi.
Là trova il pensiero la sua forma,
il simbolo di una vita normale, anche noiosa,
con andamento in prosa in cerca di poesia.

6.

Estate sul balcone:
come ai vecchi tempi, c’è sempre qualcuno
in canottiera, con un giornale come
ventaglio, che inizia – due sorsi di caffè –
un cruciverba.

© Davide Zizza