Giorno: 21 agosto 2013

in-side stories #10 – Il negoziatore

berlino 2009 - foto gm

in-side stories #10 – Il negoziatore

 

Ore 7,00: L’infermiera

Santina Gervasio arrivò in Clinica per cominciare il proprio turno alle sette in punto di lunedì 12 febbraio. Quella notte non aveva dormito benissimo e, a guardar bene, la domenica appena trascorsa non era stata un granché. Nel senso che era stata come tutte le altre. Era contenta di cominciare la settimana lavorativa. Le piaceva il suo lavoro, le piaceva il reparto maternità. Le piacevano i neonati. Beata innocenza, non sapere ancora niente, dipendere totalmente da un’altra persona. Gemiti, sorrisi. Tutto uguale da millenni. Il mondo poteva andare pure a rotoli, quelli sorridevano, piangevano, poppavano. Passò nello spogliatoio, indossò camice e tesserino di riconoscimento ed entrò in reparto.

Ore 6,00: Il nido

Matteo, un giorno di vita, peso 3 kg e 800, ordinò «nghe nghe nghe mmm gne (circondiamola, blocchiamola con le culle)». Luca, 12 ore di vita, peso 3 kg e 100, «nguè nguè nguè (dai una mano anche tu, invece di dare ordini)». Claudia, Carolina, Jessica, Mattia e Sara, tutti tra l’uno e i due giorni di vita, peso variabile tra i 2kg e 400 (Jessica) e i 3 kg e 300 (Sara), scattarono come un solo neonato e bloccarono la Caposala appena entrata. Il doppio lancio di culla fu preciso, la Caposala cadde per terra e restò incastrata tra le due culle, il muro e un armadio. «Uè uè uè uè. Nghè Nghè Nghè. Mmm Mmm Mmm. Gne Gne Gne. (l’abbiamo scassata guagliù, bravi ora dovranno ascoltarci)». Gridarono in coro. «Nguèèèèèèè Nguèèèè!»(dobbiamo essere pronti, verranno)», disse Carolina che dall’alto dei suoi 52 cm di lunghezza di sentiva una leader, infatti con Matteo si guardavano in cagnesco (sarebbe meglio dire in cucciolesco).

Ore 5,30: La Caposala

Lucia Di Gennaro, Caposala di Villa dei Gerani da quasi dieci anni, era stanca del reparto maternità, non ne poteva più della cacca, della pipì, di genitori in ansia, di neonati piagnucoloni, della maleducazione dei parenti in visita. Aveva chiesto che la trasferissero ad altro reparto ma per ora non se ne parlava. Lei, nell’attesa, continuava a fare il suo dovere. Controllò i turni. Chi aveva appena concluso il turno di notte e chi stava per arrivare. Alle sei in punto entrò nel nido. Le due culle lanciate a velocità folle la presero in pieno tra le gambe e lo stomaco. Cadde all’indietro, sbattè contro il muro. Prima di perdere i sensi vide un frammento della stanza. Credette di sognare.

Ore 7,30: Il primario e l’infermiera

«Quindi lei mi sta dicendo, mi faccia capire bene Santina, che la porta del nido è bloccata dall’interno, che la Caposala è ostaggio dei neonati e che questi (Gesù santissimo, e che settimana che è schiarata) hanno avanzato delle richieste, dico bene?» «Sì, Dottore.» «E che queste richieste starebbero scritte in un biglietto che avrebbero fatto passare sotto la porta, dico bene?» «Sì, Dottore.» «E lei mi sta dicendo che non c’è nessun adulto all’interno del nido?» «Esatto Dottore.» «Ma come è possibile? Mi legga il contenuto del biglietto.» «Nguè Nguèèèèèèèè Nguè. Gneeee Gnuum Mmm! Nguè (rilasceremo la Caposala solo se ci lascerete tornare da dove siamo stati prelevati senza il nostro consenso).» «Chist’ so’ nummer’, chiami la polizia» «Già chiamata, stanno arrivando Dottore.»

Ore 8,00: Il commissario, il primario e l’infermiera

«Allora, da questo momento prendiamo noi in mano la situazione, siamo al terzo caso solo in Italia, questa settimana, di bambini che vogliono tornarsene tra le cosce delle madri, mi scusi il tono signora. Torino, Pordenone e adesso Napoli. Ma io lo sapevo, figuriamoci se Napoli non si doveva mettere in mezzo a questo teatrino. Allora, sgomberiamo il reparto, qui restino soltanto gli agenti, il primario e un’infermiera in caso di emergenza.» «Ma che si fa?» «Si aspetta, una volante è andata nella Maddalena a prendere il negoziatore» «Esiste un negoziatore?» «Sì, è un anziano commesso di un negozio di giocattoli dietro alla Stazione» «Commissario, posso farle un’altra domanda?» «Prego Dottò.» «A Torino e a Pordenone come è andata a finire?» «A Torino i neonati si sono arresi. A Pordenone… Lasciamo stare meglio che non vi dica niente di Pordenone.»

Ore 8,20 Il Negoziatore 

Ma questi che vanno trovando da me? Io devo pure andare ad aprire il negozio. Che significa che devo parlare con i neonati? Solo perché una volta nella Maddalena ho fatto stare zitto un neonato che piangeva da una settimana, ma chist’ so’ sciem’, quella è stata fortuna.

Ore 8,45 Il Negoziatore e il Commissario

«Giulio, lei ha capito la situazione?» «Ho capito commissà, quello che non ho capito è che ci faccio qui.» «Avimme truvate a Chatwin stammatina» «Come?» «Niente, niente. Le serve qualcosa?» «E che mi deve servire commissà? Mo’ vediamo.»

Ore 8, 47 Il Negoziatore, i neonati, il commissario, la caposala

Giulio il negoziatore si fece dare un album da disegno e cominciò a tracciare linee. Disegnò una donna vestita di bianco, dell’acqua, una pancia, dei neonati che gattonavano, un’altra donna nuda, due bambole, un campetto da calcio, un pallone, bambini che correvano. Disegnò un grosso punto interrogativo. Infilò il foglio sotto la porta. Luca gattonò fino al foglio e lo trascinò con la manina fino a Matteo e Carolina «’Nguè?» «Nguè nguè, gne, aaaawn, uè uè uè (che vogliono, cosa sono quelle cose, sembrano cose belle, ci siamo anche noi, che facciamo).» I neonati si passarono e spinsero il fiocco rosa di Jessica fino alla porta. Giulio lo tirò su e lo mostrò al Commissario. «Vogliono trattare, anche a Torino hanno fatto così.» «Che faccio commissà?» «Continui a disegnare.» Giulio disegnò: una scuola, un acquario, un girotondo, un arcobaleno, una pizza fritta, il mare,  una paletta, un secchiello, un leccalecca, un motorino, una nonna. Passò il foglio sotto la porta. La caposala si svegliò, non si rese conto di dove fosse, non riusciva a muoversi. Vide neonati gattonare da tutte le parti, uno mettersi un foglio in bocca, tutti gli altri li sentì gemere e piagnucolare «Nguèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè, uèèèèèèèèèèèèèèè uèèèèèèèèèèè, gheeeeeeeeeeeeeeeeee. (Non accettiamo torniamo indietro, ci sono le nonne, guarda i leccalecca, il mare, dov’è mamma?» La caposala si alzò, si disincastrò e prese Sara in braccio, si rese conto che doveva  essere accaduto un disastro, ma di che tipo non lo sapeva. I bambini erano tutti fuori dalle culle, una di queste bloccava la porta. Non credeva ai suoi occhi, un neonato stava passando due fiocchi sotto la porta. Decise di prendere in mano la situazione e di metterli nelle culle. I neonati gattonavano via da tutte le parti, il piano stava andando a rotoli. Adesso piangevano. «Due fiocchi come a Torino, si arrendono.» In quel momento la Caposala aprì la porta  «Ma che è successo? cosa ci fa qui la Polizia? Voi chi siete? Devo aver battuto la testa, ma chi li ha fatti scendere i bambini dalle culle?»

Ore 9,00: Il primario e l’infermiera

«Santina tutto si sta risolvendo, abbiamo fatto bene a non avvertire le mamme.» «Sì dottò, a quelle chi le avrebbe dovute sopportare. Specie a quelle due di Posillipo, Madonna e che antipatia.» «Che c’entra Santina, pure io sto a Posillipo.» «Vabbuò dottò ma voi siete un’altra cosa.» «Ma chissà che è successo a Pordenone, sui giornali non è uscito niente.» «Infatti, deve essere una cosa che hanno tenuto segreta.»

 Ore 9,30: Tutti

«Meno male è andata bene.» «Vero Dottore, meno male. Lucia stai bene?» «Sì Santì, solo nu poc’ e male ‘e cape.» «Giulio, grazie lei è stato prezioso, se aspetta le faccio dare un passaggio.» «No grazie, commissà, mi faccio due passi e poi mi piglio un autobus.» «Ma lei lo sa che adesso verranno i giornali a cercarla, lei è un eroe.» «Ma quale eroe commissà, se non si svegliava la Caposala mica uscivano.» «Uscivano, uscivano, ricordatevi i due fiocchi.» «Grazie a nome di tutto il personale.» «Grazie dottò, posso vedere i bambini?.» «Come no, Santì accompagna il signore dentro il nido, oh stateve accort’.»«uèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè uèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè uèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè, gneeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee gneeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee (pensano di aver vinto, non sanno che questo è solo l’inizio, oggi abbiamo imparato a trattare.)»

Ore 9,35: Il negoziatore, i neonati e l’infermiera.

Santina restò sulla porta. Giulio entrò e passò davanti alla prima fila di culle, nessuno dei bambini piangeva. Tenevano gli occhi chiusi, ma a lui sembrava che lo guardassero. Si fece coraggio e domandò a bassa voce: «Uè piccirì ma voi veramente li capivate i miei disegni?» Silenzio. «Vi piacevano?» Silenzio. «Vabbuò state in silenzio stampa, io sto con il nemico e non potete parlare, ma io penso che un poco vi devono essere piaciuti.» Silenzio. «Me ne vado, tanto prima o poi verrete al negozio e io vi riconoscerò. Me li ricordo tutti i bambini. Tutti.»

Ore 9,45: Il primario e il commissario:

Il primario e il commissario si salutarono nel parcheggio della clinica: «Grazie di tutto commissario, mi tolga una curiosità: Ma che è successo a Pordenone?» «Lei è curioso Dottore, prometta di mantenere il segreto. A Pordenone, i neonati hanno preso tre ostaggi e minacciano di non uscire fino a settembre.>> <<Settembre? Ma stiamo a Febbraio. Non è possibile.>> <<Infatti è impossibile.>>

Ore 10,00: I neonati e Santina

Era l’ora della poppata, tenendo la porta aperta Santina si avvicinò alla prima culla, quella di Claudia. Con un certo timore la prese tra le braccia, quando vide che dormiva, sorrise e si tranquillizzò. Doveva essere stato una specie di incubo collettivo. Si avviò verso la stanza della mamma di Claudia. La neonata dischiuse le palpebre e guardo verso il nido, aveva una strana luce negli occhi.

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© Gianni Montieri

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Francesco De Gregori – Bambini venite parvulos (Album Mira Mare 19 4 89, 1989)

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Nessun calcolo ha nessun senso dietro questa paralisi.
Gli elementi a disposizione non consentono analisi,
e i professori dell’altro ieri stanno affrettandosi a cambiare altare.
Hanno indossato le nuove maschere e ricominciano a respirare.
Bambini venite parvulos, c’è un’ancora da tirare,
issa dal nero del mare, dal profondo del nero del mare.
Che nessun calcolo ha nessun senso e poi nessuno sa più contare.
Legalizzare la mafia sarà la regola del duemila,
sarà il carisma di Mastro Lindo a regolare la fila
e non dovremo vedere niente che non abbiamo veduto già.
Qualsiasi tipo di fallimento ha bisogno della sua claque.
Bambini venite parvulos, c’è un applauso da fare al Bau Bau,
si avvicina sorridendo, l’arrotino col suo Know-How,
venuto a prendere perline e a regalare crack.
Sabbia sulle autostrade, ruggine sulle unghie,
e limatura di ferro negli occhi, terra fra le nostre lingue.
Avrei voluto baciarti amore, ancora un poco prima di andare via.
Prima di essere scaraventati dentro questo tipo di pornografia.
Bambini venite parvulos, vale un occhio il vostro cuore,
mille dollari i vostri occhi, i vostri occhi senza dolore.
Bambini venite parvulos, sangue sotto al sole.

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