Giorno: 16 agosto 2013

Flashback 135 – L’appartamento

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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Ci sono notti in cui mi sveglio, lasciando a metà il sogno. In quel momento avverto la sensazione di trovarmi altrove. Ieri, con gli occhi ancora chiusi, pensavo di essere nell’appartamento di Torino. Immaginavo la disposizione del letto, la finestra e la luce che avrei rivisto aprendo gli occhi. Dura sempre pochi istanti. Girandomi sul fianco destro ho realizzato subito dov’ero e ho acceso la luce. Torino è una ferita ancora aperta. È la sensazione di essere usciti di casa e di avere smarrito la strada. Ho bevuto un po’ d’acqua per poi posare di nuovo la testa sul cuscino. Ho cercato di riprendere il sogno da dove l’ho interrotto, a volte succede. La sveglia suonerà fra due ore; poi, dopo averla rimandata un paio di volte, scenderò dal letto. Questa volta dalla parte giusta.

© Marco Annicchiarico

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Reiner Kunze, un giorno su questa terra

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Reiner Kunze, un giorno su questa terra

Reiner Kunze è nato il 16 agosto 1933. Oggi, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, propongo la lettura di alcune sue poesie tratte dalla raccolta ein tag auf dieser erde, “un giorno su questa terra”, pubblicata nel 1998 dalla casa editrice Fischer. (a.m.c.)

dalla sezione: spaziergang zu allen jahreszeiten (passeggiata in tutte le stagioni)

IN ERLAU, WORTFÜHLIG

Wir schlafen, die wange am fluß,
an der unbeirrbarkeit des wassers

Doch immer öfter liegen wir wach
um halt zu finden an der stille

Abseits der wörter
von den wühltischen der sprache

Vor dem haus, in der astgabel der eibe,
brütet die amsel unhörbar gesang aus,

und die glocke von Pyrawang jenseits des stroms
bucht ab von der zeit

(p. 9)

A ERLAU, CON I SENSI DESTATI ALLA PAROLA

Dormiamo, con la guancia al fiume,
all’incrollabilità dell’acqua

Eppure sempre più spesso vegliamo, stesi,
per trovare appiglio nel silenzio

Lontano dalle parole
dei banchi di merce in svendita della lingua

Davanti alla casa, nella forcella del tasso,
il merlo, impercettibile,  cova canto,

e la campana di Pyrawang al di là del corso d’acqua
addebita sul conto del tempo

(traduzione di Anna Maria Curci)

dalla sezione: kreuz des südens (croce del sud)

KIRSCHBAUM IN KIOTO

Von menschenhand
zweig für zweig
eingeflochten in den himmel

Die götter wandeln
auf blüten

(p. 48)

CILIEGIO A KIOTO

Creato dalla mano dell’uomo
ramo per ramo
intrecciato verso il cielo

Gli dei vanno a spasso
su fiori

(traduzione di Anna Maria Curci)

dalla sezione: die mauer (il muro)

DEMONSTRANTEN

In der faust
eine kerze

Für den sturz!

Bedacht,
daß aufs Straßenpfaster
kein wachs tropft

Niemand
soll stürzen

(p. 59)

MANIFESTANTI

Nel pugno
una candela

Per la caduta!

Attenzione,
che sul selciato
non goccioli la cera

Nessuno
deve cadere

(traduzione di Anna Maria Curci)

dalla sezione: komm mit dem Cello (vieni col violoncello)

MÜNZE IN ALLEN SPRACHEN

Wort ist währung

Je wahrer,
desto härter

(p. 83)

MONETA IN TUTTE LE LINGUE

La parola è valuta

Quanto più vera,
tanto più forte

(traduzione di Anna Maria Curci)

dalla sezione:  ein tag auf dieser erde (un giorno su questa terra)

I
Früh, vor dem offenen fenster,
läutet der rehbock, das seil im maul,
den apfelbaum

Du störst den fledermausschlaf
der watestiefel, die an der wand
schaftüber hängen,

und schulterst den fischkorb

Die rute, das wünschelholz,
schlägt aus
nach dem bach

In den wiesensenken steht
ein äschenschwarm von nebeln, die hohen
rückenfahnen wehn

Die mannshohe nessel
brennt dir ein, daß du lebst

(p. 95)

I
Presto, la mattina, davanti alla finestra aperta,
il capriolo suona, con la fune in bocca, il campanello
dell’albero di mele

Tu disturbi il sonno da pipistrello
degli stivali da pescatore, appesi alla parete
per i gambali,

e metti in spalla la cesta per il pesce

la bacchetta, il legno del rabdomante,
devia
verso il ruscello

Negli avvallamenti dei prati sta
un banco di temoli di nebbie, le alte
bandiere dorsali sventolano

Ad altezza d’uomo l’ortica
ti imprime a fuoco che tu vivi

(traduzione di Anna Maria Curci)

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Reiner Kunze, «nato a Oelsnitz in Sassonia nel 1933 da famiglia operaia, era già in dissenso con il regime dal 1959, quando per motivi politici era stato costretto ad abbandonare la carriera accademica. La trasmissione alla radio di alcune poesie d’amore scritte da Kunze aveva costituito il pretesto per organizzare una campagna diffamatoria contro l’autore, all’epoca giovane assistente all’Università di Lipsia. Kunze fu accusato di attività controrivoluzionaria e di tradimento della patria socialista e sottoposto a un vero e proprio linciaggio: in un’assemblea, uno studente che si era sempre mostrato devoto verso il maestro, aggredì Kunze con gli sputi; durante il discorso in propria difesa, Kunze perse i sensi e restò malato per mesi; studenti e assistenti che avevano simpatizzato con lui furono sottoposti a rappresaglie. Secondo le parole dell’autore stesso, il 1959 costituì per la sua biografia ‘l’ora zero’: in quell’anno egli sperimentò in prima persona l’irredimibile violenza ideologica del nuovo regime e, al contempo, grazie a un felice evento inaspettato, entrò in una nuova fase della propria esistenza. Grazie a quella fatale trasmissione radiofonica, Kunze ha infatti modo di conoscere la propria moglie, la dentista ceca Elisabeth Littnerová: l’autore soggiorna tra il 1961 e il 1962 in Cecoslovacchia, dove frequenta il vivace ambiente letterario locale, inizia a tradurre poeti cechi contemporanei (Jan Skácel, Vladimír Holan, Antonin Brousek) e ha modo di risollevarsi dalla grave crisi che aveva vissuto dopo l’allontanamento dall’Università di Lipsia. «Il mio debito verso la Cecoslovacchia è quasi incalcolabile. All’epoca significò per me una sorta di risurrezione umana», ebbe a confessare più tardi l’autore in un’intervista. È comprensibile, pertanto, che Kunze abbia vissuto la repressione della Primavera di Praga con particolare intensità emotiva e intellettuale: Kunze, che dal 1962 risiedeva con la famiglia a Greiz, in Turingia, esce in segno di protesta dalla SED dopo l’ingresso delle truppe del patto di Varsavia a Praga il 21 agosto 1968. Da quel momento le sue poesie scompaiono dalle antologie, gli incarichi di traduzione dal ceco vengono revocati e il suo nome è completamente ignorato». (da: Paola Quadrelli, «Il partito è il nostro sole» La scuola socialista nella letteratura della DDR. Aracne, Roma 2011, pp. 139-140)

Reiner Kunze (foto dpa)

Reiner Kunze (foto dpa)