Giorno: 30 luglio 2013

“O Musiva Musa” 2013

“O Musiva Musa” 2013
Decima Edizione

1°-31 agosto; via Galla Placidia, Ravenna; ore 21
(direzione artistica: Franco Costantini)

Dieci serate di poesia,
per festeggiare la decima edizione della rassegna.
Ogni giovedì e ogni sabato di agosto;
nello splendido “teatro all’aperto”
allestito sul sagrato di Santa Maria Maggiore…

 

Giovedì 1° agosto

In BASSO i cuori!

Sotto il fango, il paradiso. Ovvero: “sub limo”, il sublime…

Con Alessandro Carrozzo (basso), Franco Costantini (narratore) e Bruno Tomasello (sax). E la partecipazione speciale del Quartetto Myricae (Elisabetta Agostini, Carla Milani, Mauro Medri, Claudio Rigotti).

Una giocosa esplorazione tra i vari “topoi” del “basso” in poesia: il “basso” come luogo fisico (l’abisso, l’inferno…), come luogo dell’anima (la depressione), come metafora dei sentimenti meno nobili (l’odio), e così via.

Con una tesi di fondo: il “basso” contiene sempre l’“alto”; o ne è preludio…

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Sabato 3 agosto

Il futuro è… Fosco!

Omaggio a Fosco Maraini nel 101° anniversario della nascita.

Con: Pierluigi Canestrari, Franco Costantini e Paolo Zanzi (voci); Stefano Calvano (percussioni); Matteo Maida (percussioni “estemporanee”).

Fosco Maraini è stato uno degli intellettuali più geniali e versatili del Novecento: scrittore, poeta, etnologo, orientalista, alpinista, fotografo… Lo si ricorderà attraverso una delle sue creazioni più originali: la “Gnosi delle fanfole”, sorprendente raccolta di “poesie meta-semantiche”.

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Giovedì 8 agosto

Bene. Bene?! (…) Bene!

Omaggio poetico-musicale a Carmelo Bene, a 11 anni dalla scomparsa.

Con Paolo Caruso (Percus-Suoni e Colori) e Franco Costantini (voce).

La connessione tra Carmelo Bene e la poesia non riguarda solo le sue celebri interpretazioni (ricordiamo Majakowski, Blok, Esenin, Pasternak; Dante; Campana) ma il suo stesso modo di essere attore e “pensatore”.

A 11 anni dalla scomparsa di Carmelo (11, come le sillabe metriche del più nobile dei versi), Paolo Caruso ha immaginato e realizzato uno spettacolo in suo onore.

Caruso (affiancato nell’occasione dalla voce di Costantini) è un percussionista versatile, affinatosi ai corsi della Drummers Collective di New York. Pur prediligendo i ritmi afro-cubani e brasiliani, sa spaziare dal jazz al pop. Ha suonato/collaborato, tra gli altri, con Luca Carboni, Vinicio Capossela, Gianni Morandi, Tosca, Paolo Rossi, Bruno Lauzi, Mietta, Spagna, Samuele Bersani… In coppia con Costantini ha realizzato (negli anni Novanta) due performance, per le rassegne “Musica in Gioco” e “CORPOsaMENTE”.

Dal 1997 dirige e coordina l’Accademia Do Ritmo AFROEIRA, una tra le prime e più importanti orchestre di percussioni afro-brasiliane d’Italia.

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Sabato 10 agosto

“Le voci chiuse”

Di Piergiorgio Viti e Luciano Benini Sforza.

Con Francesca Mazzoni, Franco Costantini, Luciano Titi (fisarmonica).

Luciano Benini Sforza (di Ravenna; autore tra l’altro di “Dopo questo inverno”, 2012) e Piergiorgio Viti (di Sulmona; residente a Monte Urano, nelle Marche; autore tra l’altro di “Accorgimenti”, 2011) hanno scritto a quattro mani una sorta di intenso “dialogo lirico”: “Le voci chiuse”, appunto.

Ad accompagnare i due interpreti di questo dialogo (Mazzoni e Costantini), i colori e le melodie del grande fisarmonicista Luciano Titi.

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Giovedì 15 agosto

Il libro è viaggiatore

Il poeta tra le pagine.

A cura di RavennaPoesia. Con Maria Giovanna Maioli, Sandra Costantini, Franco Costantini. Scelta testi: Galilea Maioli.

“Il libro è viaggiatore” è il titolo di una poesia di Roberto Roversi. Un titolo che bene illustra questa originale antologia: versi dedicati a quei fedeli “amici di carta” capaci di trasportarci ovunque; anche quando restiamo comodi in poltrona…

 

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Sabato 17 agosto

I due apostoli

Giovanni e Paolo (Strocchi e Pingani): predicatori del “verbo poetico”…

Con Paola Ravaglia, Franco Costantini, Maurizio Asero (percussioni).

Due poeti modernissimi, con robuste radici che affondano nel classico. In Strocchi, anche i toni più intimi svelano “l’universale” della condizione umana; in Pingani, il privato e il pubblico (il personale e il politico) si intrecciano come trama e ordito.

Ad offrire al pubblico la forza lirica e “civile” dei loro versi sarà il duo Ravaglia-Costantini, accompagnato dai colori e dai ritmi di Maurizio Asero.

 

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Giovedì 22 agosto

Lavorare stanca…

… ma cantare fa bene! (Canti del lavoro, dalla terra alla fabbrica).

Con Gianluigi Tartaull (chitarra, voce), Raimondo Raimondi (chitarra, mandolino), Valentina Campajola (voce, violino), Luca Vassura (fisarmonica).

Lavorare è duro. Ma anche l’assenza di lavoro è dura. Il tema, sempre attuale, è rivissuto attraverso una splendida antologia di melodie popolari, canzoni d’autore e versi poetici.

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Sabato 24 agosto

L’Angelo e il Re

Note dal silenzio.

Con Angelo Andreotti e Daniele Serafini. E la partecipazione di Antonio Cortesi (violoncello).

Angelo Andreotti (direttore dei Musei Civici d’Arte Antica di Ferrara, scrittore e poeta) incontra Daniele Serafini (anch’egli direttore di un museo, il “Francesco Baracca” di Lugo; anch’egli scrittore e poeta). Al violoncellista Antonio Cortesi (di Lugo) il compito di “sposare” armonia dei versi e armonia delle corde…

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Giovedì 29 agosto

Il VianDante, il RicorDante… e il DeborDante!

Omaggio al Vate. Special guest star: IVANO MARESCOTTI.

Con i ragazzi del seminario “Il VianDante”; e con Franco Costantini, Aurelio Lavatura, Raimondo Raimondi (corde).

Per il secondo anno consecutivo si è tenuto, nelle aule dell’Istituto Camillo Morigia (in via Marconi) un seminario interscolastico su Dante, la metrica, la recitazione poetica. Sotto la guida di Franco Costantini, vari studenti tra i 15 e i 18 anni (provenienti da tutte le scuole superiori di Ravenna) si sono cimentati in un percorso interdisciplinare che, attraverso la produzione di un piccolo spettacolo poetico, ha consentito loro di immergersi nella magia dell’endecasillabo dantesco, e di coglierne la straordinaria modernità culturale.

I suddetti ragazzi saranno impegnati anche sul palco di Via Galla Placidia. A fare loro simpaticamente da padrino ci sarà Ivano Marescotti, da sempre impegnato a coniugare “poesia” e “spettacolo” con una preziosa opera di divulgazione tanto dell’antico quanto del moderno (da Dante fino a Raffaello Baldini).

Quella del 29 agosto sarà pertanto una serata speciale, giacché gli aspetti spettacolari e culturali si fonderanno con quelli sociali, didattici, formativi, conviviali: nel nome di Dante e della poesia, ci sarà un vero e proprio “incontro tra generazioni”.

Sabato 31 agosto

Il viaggiatore è libro

Ulisse in mare aperto.

A cura di RavennaPoesia. Con Maria Giovanna Maioli, Franco Costantini, Maurizio Asero (percussioni). Scelta testi: Galilea Maioli.

Il “viaggiatore” per antonomasia (Ulisse, naturalmente) è “diventato libro” mille volte: tutti i grandi (da Omero a Joyce) hanno scritto di lui. RavennaPoesia propone un interessante viaggio tra i viaggi dedicati al Viaggiatore

Carmen Gallo – Quella gente non è vostra

Museo Rodin -Parigi – Foto Gianni Montieri

Qualche settimana fa ero in seduta di laurea a Napoli. A Napoli viene a studiare un sacco di gente dalla provincia, ma anche dalla Basilicata, dalla Calabria, dalla Puglia. Ho visto le facce dei genitori dei ragazzi che si laureavano. Gente che aveva scritto nel colore scuro della pelle, nell’insofferenza al colletto della camicia, nell’abito lungo della festa, tutta la loro differenza a quel luogo. E insieme lo scetticismo e la speranza in tutti i sacrifici fatti per far scalare ai figli la collina accanto, visto che sulla loro in pochi vogliono e possono restare. Gli uomini avevano mani grandissime, le donne si lamentavano per il caldo con un fare da bambine.

I ragazzi, loro, sospesi tra i due mondi, con quel tanto di rivalsa un po’ ingenua o di inerzia nell’assecondare il moto di massa comune.

Oggi nel vedere le facce delle persone coinvolte nell’incidente in Irpinia ho pensato a loro. Non perché temo che qualcuno sia coinvolto. Ma perché ho visto le stesse facce. Quelle facce che conosco bene perché per anni sono stati per me, come quelli sospesa, interlocutori bizzarri, compresi a metà, così familiari e poi lentamente estranei.

Oggi, a distanza di anni, vedo quelle facce e sento questa gente profondamente mia. L’ho capito quando ho sentito il bisogno di difenderla da voi. Di dirvi una volta e per tutte che le facce della nostra gente che muore non sono come le vostre. Potete scegliere l’angolo migliore della pagina, le parole più efficaci. Le facce della nostra gente che muore non potrete mai descriverle. Non vi appartengono, non sono come voi. Hanno nella fronte e nelle guance, nel collo e negli occhi tutte le storie che avete smesso di raccontare. Le storie di questo paese a sud delle vostre ambizioni, delle vostre ipocrisie. C’è un’altra verità più terribile in quelle facce, che quella del lutto e dell’interesse mediatico per la loro morte.

Ho la lucida consapevolezza che i miei genitori potevano essere su quell’autobus. Lo so perché il pellegrinaggio in autobus è a volte l’unico svago per persone con pensioni da fame o lavori occasionali, persone che non vi stanno dietro, né a voi né alla vostra televisione né alle statistiche su quanti libri leggete in un anno. Il Sud è all’ultimo posto, lo so. Immagino che la risposta implicita sia che siamo stupidi e ignoranti, pigri e dissipatori. Vorrei che qualcuno pubblicasse una statistica su quanti racconti orali si tramandano nelle famiglie del Sud ora. Solo nella mia famiglia ce ne sono decine. Con personaggi bizzarri, dai nomi improbabili, con storie folli e verosimili. Pasolini e De Martino hanno raccontato un mondo che è non finito. Siete solo voi che avete smesso di guardarlo, scegliendo di leggerlo nei libri così vi sembra più lontano. Voi fate sempre così.

Poi un giorno muoiono decine di persone di Pozzuoli e di Mugnano, il posto dove i miei sono andati a vivere quando non potevano permettersi una casa a Napoli, e muoiono in autostrada a Monteforte, dove da piccola mi portavano a prendere il fresco d’estate approfittando di un saluto alla Madonna. Sui giornali pubblicano le fototessere delle persone coinvolte nell’incidente. Io quelle foto non riesco a guardarle. Non so come fate voi. C’è una storia perfida e disperante in quelle facce, c’è una Storia che qualcuno dovrebbe ricominciare a raccontare al presente. E non m’interessa dei freni e del guardrail. M’interessa che sappiate che quella gente non è più la vostra.

***
© Carmen Gallo

Alcune poesie di Davide Valecchi da raccolte e antologie

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© RedMoon P h o t o g r a p h y 2012

da MAGARI IN UN’ORA DEL POMERIGGIO
(Fara Editore, 2011)

Una certa dolorosa chiarezza
del campo visivo restituisce
immagini inopportune all’ambito
delle parole, mentre ti allontani
lasciandomi in pegno frasi complesse
che mi dovrò far bastare per anni.

L’aspetto pomeridiano delle mura
che sostengono i campi in pochi giorni
decanta verso zone consuete:
l’avanzare dei licheni prosegue
inavvertito, cocci di terraglia
affiorano in zolle di terra smossa,
steli d’erba tagliente si confanno
alla spinta del vento.

*

Oggi ho indossato la tua mancanza
in ogni luogo che ho occupato:
un’intera giornata nel tuo segno
come se conoscessi il tuo sapore.

Esteso ad ogni frammento di senso
necessariamente: pericoloso
contraltare di ogni cosa, adesso
che la pioggia ha lavato via la polvere
e la gloria di un sole riemerso
delinea inesorabili confini.

*

Nel silenzio apparente delle foglie
si nasconde la trama dei tuoi passi.

Nessuno ha visitato questi luoghi
dopo di te: semplice immaginare
che da qualche parte qui si conservi
una tenue memoria vegetale
della tua esistenza, una sequenza
di immagini che senza fine
percorrono i sentieri della linfa,
invisibili ad ogni sguardo umano.

*

Questo vuoto che appena percepisci
e non ti spieghi ti riguarda appena:
si allarga nella mia gabbia toracica
nascosto ai tuoi occhi.

È la prosaica mancanza di fiato
che mi procurano certe tue note
feroci di grazia quando ti muovi
o quando getti in mezzo alle tue frasi
echi celesti inconsapevolmente.

*

L’intera litania dei desideri
si esaurisce in un lampo di fosforo
poco prima dell’arrivo del buio,
alla fine di un giorno che non entra
nel novero dei giorni luminosi.

Un misero numero di parole
è sufficiente a scrivere una formula
per questo tempo di belle macerie.

*

Siamo andati fino in fondo al sentiero
dove si fanno più fitte le impronte
degli animali notturni, fermandoci
come loro senza poter andare
oltre i nostri riconosciuti limiti.
Nel burrone soltanto i caprioli
si gettano con grazia silenziosa
proseguendo la corsa, scomparendo.
A noi e a tutte le altre creature
è dato solo di considerare
la possibilità di una discesa,
forse rinunciare,
tornare indietro,
sorvegliare la mente,
dimenticare l’abisso.

*

Se chiamo corpuscolare la luce
che cambia quando il tuo passaggio
attraverso uno spazio qualsiasi
libera quasi invisibili frammenti di fibre tessili
che restano in vista solo per frazioni di secondo
per poi perdersi fuori fuoco in alto o in basso
probabilmente non ho detto niente
dal momento che ovunque l’aria
è satura di piccoli corpi celesti
e di pulviscoli che si accendono
a intermittenza durante i giorni di sole
e la tua presenza da sola non basta
a determinare la qualità dei riflessi
e conferire alla luce l’attributo necessario
a poterla chiamare luce corpuscolare.

*

Non ho paura, anche se è già tardi
lungo l’arco delle stagioni perse
e un costante dileguarsi di nomi
sfibra i margini estremi della vista
dove la definizione di oggetti
quotidiani comincia a decadere:

i pochi confortevoli secondi
fissi nella veste di un pomeriggio
quasi eterno di ruggine e di sole
riescono a sostenere pensieri
non ancora oscuri.

*

da SCRIVERE PER IL FUTURO AI TEMPI DELLE NUVOLE INFORMATICHE
(Fara Editore, 2012)

Il tuo sguardo che comprendeva dune di galestro
e un orizzonte di asfalto in preda all’erosione
– oltre a minuscoli detriti di carta di giornale
rimasti alla base degli steli,
mai volati via –
fu l’innesco e non la cura,
dentro un pomeriggio quasi finito,
mai finito.

La disintegrazione continua ad avvenire senza soste
al livello più basso delle cose,
dove in fondo alla trama dei suoni
quasi inavvertito e fisso
un frammento di rumore bianco
non aumenta e non diminuisce:
rimane.

*

È sufficiente questa luce a credere scritto
qualcosa che non è mai accaduto:
per il modo in cui tutto appare agli occhi
mentre tenerli aperti è difficile
se anche il vento sottolinea distanze
non incolmabili e volano nell’aria,
come al solito,
oggetti così leggeri
da non posarsi mai a terra.

Luogo di parole è anche il salire verso l’alto
dei campi non più coltivati,
dove tonalità di verde e giallo vibrano non predette,
in comunione con qualcosa che mi sfugge solo in parte
e per il resto porta il tuo nome.

*

L’ultimo nostro coincidere forse
riposa fuori dalle traiettorie,
tra i nomi rimasti a sbiancare
sul cemento infiltrato dalle acque,
purificato per tutta l’estate
da un sole senza tregua.

L’avamposto sul ciglio del burrone
è il primo muro di un’idea mai nata:
accoglie i segni di cosmologie
accennate, coperti
di fioriture semplici
e piccolissime esistenze.

Da qui si può osservare
– ed essere osservati da lontano
come puntini neri in controluce –
il fondo della valle
dove scorrono i convogli
insieme a tutto il resto.

*

«È la salita che farà il lavoro»,
dici, «non conta niente tutto il resto.
La sfocatura non è un’apparenza
ma il volto delle cose non rimaste.»

Eppure salgono ancora bagliori
da punti esatti sotto la distesa
di castagni e si possono vedere
piccoli cocci che brillano quasi
fino al livello del mare, voltandosi.

*

da DI LÀ DAL BOSCO
(Le Voci Della Luna, 2012)

But I will not follow you to the sealine
(Steve Kilbey)

Non ho più intenzione di seguirti,
ora,
anche se non sei altro che la voce
di un primo sole bianco e remoto.

I percorsi attraverso le stagioni
non sono mai stati chiari o brevi
ma nel rumore di fondo
dove ti ho avvertito sempre
si apre un vuoto che non conoscevo.

*

da CHI SCRIVE HA FEDE?
(Fara Editore, 2013)

Questo giorno non andrà
nel novero dei giorni luminosi:
un cielo quasi plumbeo si è protratto
fino alla soglia della notte,
senza parole spese invano,
senza apologia di momenti
aperti e subito richiusi.

(1999)

*

Ogni mansione ha avuto notte
in giorni disseminati,
in laconici giorni
riassunti dalla formula di un’aria
che si deteriora lentamente:

una discesa nella contingenza
corporale, una caduta breve
e profonda, alimento il vuoto,
corona il bosco e l’alloro nel sole.

(2000)

*

La purificazione che nel cielo
si è compiuta per opera del vento
non porta conseguenze alla disfatta
dell’estate.

Il silenzio dei muri a retta è forte
e non basta il frusciare delle serpi
o delle foglie d’erba secca a entrare
nei ricordi.

Le voci dove mi trovavo allora
sono da qualche parte ad aspettare
il ritorno del suono del rimbalzo
del pallone.

(2011)

*

Ce ne vorrebbe di tempo
per tirare fuori i nomi
dal mucchio di oggetti da macero
cresciuto dietro la casa non finita.

Anche il periodo dell’anno
finisce per contare
con l’ora del giorno
la lunghezza delle ombre
i piani di esistenza
e i tappini di latta
dei succhi di frutta
ritrovati nell’erba.

Ma è il nome del riflesso
che cambia di continuo
e sotto tutto il resto
a ruota.

(2012)

Nota Biografica

Sono nato nel 1974 a Firenze. Ho molti interessi ma i principali sono senza dubbio la letteratura e la musica. Ho pubblicato la raccolta di poesie Magari in un’ora del pomeriggio (Fara Editore, 2011). Altre poesie sono presenti nelle antologie Scrivere per il futuro ai tempi delle nuvole informatiche (Fara Editore, 2012), Di là dal bosco (Le Voci Della Luna, 2012), Chi scrive ha fede? (Fara Editore, 2013) e in rete. Come musicista ho fatto parte di vari gruppi fin dall’adolescenza, spaziando tra rock, elettronica e sperimentazione e dedicandomi principalmente alla chitarra elettrica, ai sintetizzatori e ai sampler/sequencer. Attualmente sono impegnato con due gruppi: Video Diva (gothic rock) e Downward Design Research (elettronica). Con lo pseudonimo di aal (almost automatic landscapes), a partire dal 2001, ho intrapreso un percorso di ricerca sonora in campo elettro-acustico, concreto, elettronico e ambient, pubblicando lavori per varie etichette, anche in collaborazione (con Logoplasm, Adriano Zanni/Punck, Matteo Uggeri/Sparkle In Grey e altri). Dal 2011 i temi della ricerca del progetto aal sono stati spesso destinati alla sonorizzazione dal vivo di eventi performativi legati alla poesia.

Nel web:  http://davidevalecchi.blogspot.it/