Giorno: 23 luglio 2013

Progetto Dostoevskij

Illustrazione di Riccardo Amabili

Illustrazione di Riccardo Amabili

Il Progetto Dostoevskij nasce nel 2008, sul lago di Garda. «Prendo una vecchia copia dei Racconti di Dostoevskij che un amico regalò a mio nonno», ricorda Enoch Marrella, ideatore del progetto. «Due racconti, in particolare, mi colpiscono: sono due racconti completamente diversi, eppure mi accorgo che, in qualche modo, si guardano». Uno è Le notti bianche, il più celebre racconto dell’autore russo, breve opera sul sogno e sull’amore, sull’incontro di un’anima con un’altra che la accende, la spalanca e la abbandona. L’altro è Cuore debole, un racconto cosiddetto “minore”, apparentemente la storia à la Kafka (e ben prima di Kafka) del crollo psichico di un impiegato attanagliato dal bisogno di dimostrarsi all’altezza di una situazione che nessuno, se non lui stesso, gli impone, nel momento in cui un inaspettato regalo di felicità – l’amore – arriva a visitarlo.

Da questa doppia lettura nascerà un progetto teso a creare nuovi linguaggi e nuove mappature con cui esplorare l’opera di Dostoevskij, con la collaborazione di attori, musicisti, illustratori e la consulenza del professor Stefano Aloe, docente di slavistica presso l’università di Verona.

Sofia Pulvirenti e Enoch Marrella in Nottibianche

Sofia Pulvirenti e Enoch Marrella in Nottibianche; fotografia di Anna Faragona

Se qualsiasi parola riguardo Le notti bianche è di troppo, è il caso forse di rinfrescare qui la trama del meno conosciuto Cuore debole. È la storia di due amici, colleghi e coinquilini – Vassija e Arkadi – che, pur legatissimi, non potrebbero essere più diversi per temperamento: “cuore debole” il primo, imprigionato in un complesso di inferiorità che sfocia nel terrore di deludere chi gli concede la minima fiducia, “cuore solido”, semplice, il secondo, spirito pratico e affezionato che assiste al progressivo collasso dell’amico con una vicinanza che diventa spesso ricatto morale. E l’evento traumatico che farà esplodere gli equilibri non sarà luttuoso, ma sarà proprio quella prospettiva di felicità (un amore realizzabile, una sicurezza economica) che Vassija non riesce a concepire di meritare.

A ben guardare, quindi, il tema che abbraccia le due opere è unico: la gioia che illumina d’improvviso un’esistenza e al tempo stesso la folgora, fino a rivelarsi insopportabile a chi, per indole e sensibilità, si lascia divorare dalla sua potenza. La marchiatura a fuoco che la vita imprime sui due personaggi – il Sognatore delle Notti bianche, Vassija di Cuore debole – porterà l’uno a vivere per sempre del riverbero di un solo istante, l’altro alla follia; ma la matrice del marchio è la stessa: l’ipotesi, intravista e insopportabile, di una vita da spendere con completezza, al pieno della propria umanità.

Il Progetto rintraccia questo tema e lo sviluppa, con un ragionamento sui testi di traduzione intersemiotica in più direzioni. Una formazione più tarda di questa raggiera, ma preziosissima per lasciarsi accompagnare dal testo alla messa in scena, è il fumetto di Cuoredebole a opera di Riccardo Amabili, dove spazi, scena, posture dei disegni sono in continuo dialogo con il lavoro degli attori, arrivando spesso a suggerire e precisare loro un legame sempre più intenso con il testo di partenza.

Per quanto riguarda la “traduzione drammaturgica”, è stato necessario, ovviamente, abbattere il più possibile la narrazione, inserirla (soprattutto nel caso di Nottibianche) in monologhi, scandire le tappe delle vicende in momenti riconducibili a diverse scene: più semplice con Le notti bianche, per la sua scansione originaria e per la grande tradizione con cui confrontarsi; del tutto libero e nuovo, al contrario, il lavoro svolto su Cuore debole. A partire dal tono, dal registro: la traduzione di Giovanni Faccioli (Rizzoli 1957), privilegiata nella fase di adattamento alle scene, ha suggerito una nuova sfumatura del testo, un andamento più dinamico che è stato amplificato dal lavoro degli attori: i due personaggi ruzzolano, si cercano fisicamente con un’intimità assieme fraterna e matrimoniale, mentre la tenerezza stride con il senso di oppressione dovuto al cortocircuito tra le loro mentalità.

Enoch Marrella e Edoardo Ripani in Cuoredebole

Enoch Marrella e Edoardo Ripani in Cuoredebole; fotografia di Giovanni Antelmo

Vas

Vasilij V. Kandinskij, Several Circles, 1926

Così i due lavori, racchiusi sotto un’unica ala tematica, si traducono in due esperienze completamente differenti: costumi classici, ambientazioni sfumate, atmosfere alla Chagall e geometrie mutuate da Kandiskij, musiche per pianoforte e quintetto d’archi per Notti bianche; mentre per Cuore debole lo studio è stato condotto su Malevič: i quadrati che imprigionano i personaggi si richiamano e si moltiplicano, una scala sembra essere l’unica via di fuga da un perimetro sempre più popolato di ossessioni, e i momenti sono scanditi dalle più disparate musiche – da Beethoven a Szymanowski a Simon&Garfunkel – rielaborate in chiave sintetica.

Cuoredebole è spettacolo finalista nella rassegna Salviamo i Talenti – Premio Attilio Corsini al Teatro Vittoria e  vincitore del “1° Concorso Teatro Made in Marche – Tommaso Paolucci”.

Per chi volesse assistere ai due spettacoli, Cuoredebole e Nottibianche saranno uniti in un’unica rappresentazione che andrà in scena dal 18 al 23 Marzo 2014 al Teatro Dei Conciatori di Roma.

© Giovanna Amato

Enoch Marrella in Cuoredebole

Enoch Marrella in Cuoredebole

Crediti

Nottibianche – di E. Marrella, da F. Dostoevskij – Con Enoch Marrella e Ludovica Apollonj Ghetti – Regia e drammaturgia di Enoch Marrella – Scena di Selena Garau – Musica di Maurizio Blanco eseguita da Archimisti – Sound design di Angela Bruni – Disegno luci di Astrid Jatosti –  Costumi di Stefania Ponselè – Illustrazioni di Matteo Perazzoli.

Cuoredebole – di E. Marrella, da F. Dostoevskij – Con Enoch Marrella e Edoardo Ripani – Regia e drammaturgia di Enoch Marrella – Scena di Selena Garau – Musica di Angela Bruni – Disegno luci di Astrid Jatosti – Costumi di Stefania Ponselè – Illustrazioni di Riccardo Amabili.