Giorno: 4 luglio 2013

Patrizia Cavalli: ‘Datura’

Essere nati, non solo essere nati,
ma anche in una data, proprio in quel giorno
precisamente nati.

Patrizia Cavalli

Foto di Dino Ignani

L’ultima raccolta di Patrizia Cavalli (Einaudi 2013) conferma l’inconfondibile cifra della grande poetessa, che si nutre di diversi ingredienti: ad esempio l’acume, la precisione, una forte sensibilità che si esprime attraverso un versificare estremamente razionale. La parola di Patrizia Cavalli ci lascia la sensazione di non poter essere in alcun modo contestata; questo aspetto della sua poetica viene rimarcato dalla scelta di una lirica declamatoria come quella del ‘poemetto’ (penso a Patria), ma anche nella forma breve, che conserva in sè la sicurezza dell’epigramma, quell’epigramma che taglia il mondo in due. Rimangono infatti al lettore la realtà e la sua interpretazione.

*
E se mi guardi davvero e poi mi vedi?
Io voglio che stravedi non che vedi!

*

[…]
Ma eravamo troppo perfettamente
in due, non posso avere fatto tutto io
da sola! E’ chiaro, sei tu che hai organizzato,
tu che per farti sognare mi hai sognato.

Cavalli è ossessionata dal voler capire, cioè dal presentimento che in ogni atto ‘comunicativo’ tra il sé e l’altro-da-sé vi sia un processo di significazione.
La volontà di comprendere è un aspetto ricorrente anche nella poesia di altri contemporanei, si pensi ad esempio ad Anna Maria Carpi in cui la comprensione viene prima della visione, cioè di quella sovrainterpretazione della realtà che il poeta fa per sua natura.  Comprendere i movimenti e le interazioni fra gli esseri umani è forse un po’ la spinta di ogni poeta, o forse più semplicemente della persona che pensa; poesia è anche molto altro, ovviamente. Poesia è anche musica. Come disse Montale in un’intervista, la differenza fra prosa e poesia è che in una il pensiero si dispiega orizzontalmente, mentre la poesia per definizione necessita di una certa verticalità (in musica, semplificando molto alcuni concetti: orizzontalità = melodia, verticalità = armonia). La poesia di Patrizia Cavalli gode di un bellissimo rapporto con la verticalità, e quindi con la versificazione, con il ritmo; Cavalli è anche un’ottima ‘attrice’ dei suoi testi, e non solo (ho avuto l’onore di presenziare ad alcune sue eccellenti interpretazioni di Alibi di Elsa Morante), è insomma una poetessa che esclama, e che per certi aspetti anche provoca. La raccolta ‘Datura’ ne è la più recente conferma.

Così schiava. Che roba!
Così barbaramente schiava. E dai!
Così ridicolmente schiava. Ma insomma!
Che cosa sono io?
[…]

Infine, l’inizio. Il titolo della raccolta: Datura. Un participio futuro che si apre a una speranza tutta laica, la speranza dell’arte e dell’umano: ciò che deve ancora essere dato. Ciò che sta per essere dato.
Ma cos’è questo che ci viene offerto? Cosa è in procinto di essere dato? Beh, l’arte stessa. L’arte che è domanda e risposta. Le poesie. I tentativi di spiegazione. Le poesie di Patrizia Cavalli, le quali, come ha saggiamente intuito Alfonso Berardinelli: «Sempre di più col tempo si capisce che sono fatte per illuminare e conoscere, perché in ogni ansia e ombra, in ogni percezione e passione c’è un enigma da indagare

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© Maddalena Lotter