Giorno: 25 giugno 2013

“Incipio” di Rosemily Paticchio

Incipio_copertina

Rosemily Paticchio. Incipio

Scelta di testi con una breve nota introduttiva di Anna Maria Curci

All’inizio del romanzo di Novalis Heinrich von Ofterdingen il protagonista, in uno stato tra dormiveglia e sonno, si addentra in un mondo ‘altro’, non meno percepibile con i sensi di quello reale, senz’altro più completo: si tratta della dimensione alla quale anela la ‘Sehnsucht’ romantica per l’infinito, per l’universo prima della separazione. Musica e filosofia, narrazione e immagini nitide si alternano, duettano, si mescolano, si fondono. Tutto prepara e tende al manifestarsi del simbolo per eccellenza: die blaue Blume, il fiore azzurro.  Nel mondo sognato, dipinto, realmente percepito da Heinrich von Ofterdingen si entra nell’accedere ai testi di Incipio, raccolta d’esordio di Rosemily Paticchio, dalla quale sono tratti i testi che seguono:

Poi venne.. la Separazione dal Sogno

Qui vi è il margine di separazione

dal Sogno

che il silenzio oltrepassa sulle punte

e un librarsi d’ali spinge nel vento

come tempio sospeso tra nubi

con l’arcata che pende dal cielo

e arcobaleni finemente illustrati

quali nicchie di un abside esterno

che l’andar via sottile dei corpi

lo svestirsi degli abiti

in un soffio di voliera azzurra

rende la gabbia possibilmente semichiusa

sulla zona d’ombra di un micro-universo

e gli uccelli in suoni convulsi

eseguono melodie incendiate

a ritmo crescente.

Potremmo salpare qui dove le sponde

di muschio bianco videro le gondole

migrarsi oltre l’Oceano della Scienza

perduto sulle scie d’incenso!

Nymphaea

Guarda l’occhio del fossile alla sua creazione

di verde alleanza con i palmi gemelli

di confluenza nei luoghi fraterni

un volto facilmente collassa sugli scogli

ma non le mani legate alla calce

che tastarono la primitiva ghiaia

non le conchiglie bianche

testimoni dell’affilata gigantesca

spiaggia su cui poggiai il primo braccio

(E naufragai in cerca di una qualche sostanza..)

Come vidi che effimero e temporaneo

sta il petalo sull’orbitale di corolla

capì che i fiori, i peduncoli, non hanno niente

oltre al nettare preso d’assalto

in cui è il dramma della loro assenza.

Allora m’improntai rimpicciolendomi

nella selva vivente

a cacciare le nascoste orme di narcisistiche bacche

come figlia di Ninfe

in cerca di felicità con esse perdute.

 

 

Dendros_01  (Anima mundi)

Nella sosta lieve, nella veglia profonda

nel riposo inviolabile di una foresta in_vergine

dimora d’illusorio nonessere

si carica il solfeggio di uccelli

con armonie di tempere a fresco

s’ode il canto della dura corteccia

narrante la sinossi di un albero e dei suoi anelli.

Udire i rami è di alto intelletto

le spirali traboccanti di segni

la sfilatura dei tralci e tessitura

di sfere concentriche!

Si dilata nei polmoni aperti una chioma

dai fitti misteri a tratti s’inchina

con la direzione del vento, a tratti si ferma

con lo sguardo rivolto a rotondità di cielo

come un magnete che si beve la luce

per fotosintesi del piccolo progetto.

Ogni ramo è un abile arciere che la

lancia affonda nel petto di un confitto orizzonte

e sul sipario fecondo e redditizio

si riflette tutto il bagliore suo

Anima Mundi!

Rosemily Paticchio scrive di sé:

Nata nel 1975 nel Salento, dove ho sempre vissuto conseguendo nel 2002 la Laurea in Beni Culturali, esordisco in campo letterario nel 2012 con la pubblicazione della raccolta poetica “Prima che i germi”, nell’ambito del volume antologico “Retrobottega 2” (CFR Edizioni), con saggio critico di Gianmario Lucini. Successivamente pubblico la plaquette di poesie “Incipio” per la collana Coincidenze di Arca Felice Edizioni, a cura di Mario Fresa. Negli ultimi anni miei componimenti sono apparsi in varie antologie di Perrone Editore, altri sono stati pubblicati in volumi antologici di concorsi letterari e nell’ambito dei Premi “Verba Agrestia 2011” (Lietocolle) e “Dal manoscritto al libro 2010” (Perrone).  Alcuni contributi poetici sono apparsi su riviste letterarie e litblog. Ho pubblicato racconti sulla rivista per ragazzi “Un due tre stella” (Lupo Editore) e collaborato con artisti operanti sul territorio locale, curando i testi creativi di mostre fotografiche e installazioni. Attualmente svolgo collaborazione giornalistica con testate locali occupandomi di cultura, ambiente e territorio.

Tra le righe n. 14: Ingeborg Bachmann

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Tra le righe n. 14: Ingeborg Bachmann, Ihr Worte

la traduzione è nella sua essenza plurale etica dell’ascolto

Antoine Berman*

87 anni fa, il 25 giugno 1926, nasceva a Klagenfurt Ingeborg Bachmann. A lei, oggi, è dedicata la quattordicesima puntata della rubrica “Tra le righe”, con la sua poesia Ihr Worte nell’originale tedesco e in due traduzioni in italiano.

Nel 1961 Ingeborg Bachmann dedica Ihr Worte a Nelly Sachs. Bachmann stessa riferisce in una intervista, a proposito di questa poesia: «Ho scritto Voi, parole, dopo che per cinque anni non mi ero più arrischiata a scrivere una poesia, non ne volevo scrivere più, avevo proibito a me stessa di creare una struttura del genere, quella creazione chiamata poesia […]. So ancora poco di poesie, ma tra le poche cose che so c’è il sospetto. Sospetta a sufficienza di te, sospetta delle parole, della lingua, mi sono detta spesso, approfondisci questo sospetto – perché un giorno, forse, possa nascere qualcosa di nuovo – oppure nulla debba nascere.» *
La traduzione, in questo caso, è davvero (Wahrlich, come recita il titolo di un’altra poesia di Ingeborg Bachmann, dedicata alle parole e a un’altra poetessa, Anna Achmatova) un varcare, che rischia di essere impudico e azzardato, “la soglia dell’altro”. Solo un dettaglio su una difficoltà traduttiva: nel finale, Ingeborg Bachmann gioca con due termini, anzi con uno, del quale conia un plurale estraneo alla lingua corrente. Il sostantivo Wort, parola, ha in tedesco due forme di plurale: Worte, che sta per parole (dette o scritte), qui le destinatarie dei versi, e Wörter, precisamente “vocaboli”. Il sostantivo composto “Sterbenswort”, che letteralmente significa “parola di morte” è usato correntemente con l’articolo negativo “kein” e sta a indicare “neanche una parola”, “neanche un fiato”. Kein Sterbenswort è la negazione della parola, è il silenzio, mentre la contaminazione “Sterbenswörter” è usata qui, a mio parere, con l’intenzione di di far risaltare il potenziale distruttivo delle parole, di determinate parole. Anche qui il gioco è tra resa e ribellione. (Anna Maria Curci)

Ihr Worte

Für Nelly Sachs, die Freundin, die Dichterin, in Verehrung

Ihr Worte, auf, mir nach!,
und sind wir auch schon weiter,
zu weit gegangen, geht’s noch einmal
weiter, zu keinem Ende geht’s.

Es hellt nicht auf.

Das Wort
wird doch nur
andre Worte nach sich ziehn,
Satz den Satz.
So möchte Welt,
endgültig,
sich aufdrängen,
schon gesagt sein.
Sagt sie nicht.

Worte, mir nach,
daß nicht endgültig wird
– nicht diese Wortbegier
und Spruch auf Widerspruch!

Laßt eine Weile jetzt
keins der Gefühle sprechen,
den Muskel Herz
sich anders üben.

Laßt, sag ich, laßt.

Ins höchste Ohr nicht,
nichts, sag ich, geflüstert,
zum Tod fall dir nichts ein,
laß, und mir nach, nicht mild
noch bitterlich,
nicht trostreich,
ohne Trost
bezeichnend nicht,
so auch nicht zeichenlos –

Und nur nicht dies: ein Bild
im Staubgespinst, leeres Geroll
von Silben, Sterbenswörter.

Kein Sterbenswort,
Ihr Worte!

Ingeborg Bachmann

A voi, parole

Per Nelly Sachs, l’amica, la poetessa, con venerazione

A voi, parole, orsù, seguitemi!
Anche se già ci siamo spinti avanti,
fin troppo avanti, ancora si va
più avanti, si va senza fine.

Non vi è schiarita.

La parola

non farà
che tirarsi dietro altre parole,
la frase altre frasi.
Così il mondo intende
definitivamente,

imporsi,
esser già detto.
Non lo dite.

Seguitemi, parole
che non diventi definitiva
– questa ingordigia di parole
e detti e contraddetti!

Lasciate almeno per un poco
ammutolire ogni sentimento
che il muscolo cuore
si eserciti altrimenti.

Lasciate, vi dico, lasciate.

Non sussurrate nulla,
nulla, dico, all’orecchio supremo,
che per la morte nulla

ti venga in mente,
lascia stare,  seguimi,
né mite né amara
non consolatrice
né significativamente
sconsolante,
ma nemmeno priva di significato  –

E soprattutto niente immagini
nella polvere, vuoto rotolare
di sillabe, parole di morte.

Neanche una,
o parole!

Ingeborg Bachmann
(traduzione di Maria Teresa Mandalari, in: Ingeborg Bachmann, Poesie. A cura di Maria Teresa Mandalari, TEA, Milano 1996, pp. 155-157)

Voi, parole

Per Nelly Sachs, l’amica, la poetessa, con venerazione

Voi, parole, su, seguitemi!,
e anche se siamo andati avanti,
troppo avanti, ancora una volta
si va oltre, si va senza fine.

Non sta schiarendo.

La parola

si tirerà soltanto
altre parole dietro,
la frase un’altra frase.
Così vorrebbe il mondo,
definitivamente,
farsi invadente,
esser già detto.
Non dite il mondo.

Parole, seguitemi,
che non divenga definitiva,
no, questa brama di parole
e botta e risposta!

Non fate, ora, per un po’,
parlar alcuno tra i sentimenti,
lasciate il muscolo cuore
allenarsi in altro modo.

Lasciate, dico, lasciate.

Al sommo orecchio nulla,
nulla, dico, in un sussurro,
per la morte nulla ti venga in mente,
lascia, e seguimi, non mite,
né aspra
non consolatoria
non sconsolatamente
significativa,
e così neanche senza segno –

E, bada,  non questo: un’immagine
nella tela di polvere, vuoto ruzzolare
di sillabe, vocaboli di morte.

Neanche una parola,
voi, parole!

Ingeborg Bachmann
(traduzione di Anna Maria Curci, apparsa, tra l’altro, nel n. XIII dei Quaderni di traduzione, nel blog “La dimora del tempo sospeso”, qui)

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*Berman, linguista francese, traduttore dall’inglese, dallo spagnolo e dal tedesco, saggista e teorico della traduzione, è menzionato da Maria Luisa Vezzali a p. 8 del suo Editoriale al volume di “Materiali” (pubblicazione semestrale della Bottega dell’Elefante), pubblicato nel dicembre 2007 con il titolo La soglia sull’altro. I nuovi compiti del traduttore.

**originale: «Ihr Worte habe ich geschrieben, nachdem ich mich fünf Jahre lang nicht mehr traute, ein Gedicht zu schreiben, keines mehr schreiben wollte, mir verboten habe, noch so ein Gebilde zu machen, das man Gedicht nennt. […] Ich weiß noch immer wenig über Gedichte, aber zu dem wenigen gehört der Verdacht. Verdächtige dich genug, verdächtige die Worte, die Sprache, das habe ich mir oft gesagt, vertiefe diesen Verdacht – damit eines Tags, vielleicht, etwas Neues entstehen kann – oder es soll nichts mehr entstehen.» (traduzione di A.M. Curci)

Altre poesie di Ingeborg Bachmann su Poetarum Silva:

La Boemia è sul mare

Lasciapassare

Spiegami, Amore

Spiegami, amore