Giorno: 12 giugno 2013

in-side stories #1 – La casa gialla

Parte oggi la rubrica che sostituirà – si spera degnamente –  il Solo 1500. Il titolo sarà  “in-side stories”, intanto perché di storie si tratterà,  immagino che il racconto breve sarà il primo grande protagonista di questa rubrica. Il secondo protagonista saranno le canzoni. Ogni racconto prenderà (in maniera molto libera) spunto da testi di canzoni, oppure potrà capitare che alcune canzoni al racconto si intreccino. Non so quanto sia originale quest’idea, ma a me e agli altri redattori è parsa ottima. Staremo a vedere se vi piacerà. Il primo racconto si intitola “La casa gialla”, lo spunto è la canzone “L’uomo coi capelli da ragazzo” di Ivano Fossati (troverete il brano e il testo, in fondo alla fine del racconto). Buona lettura e buon divertimento.

GM

berlin 2011 - foto gm

In-side stories #1  – La casa gialla

Prima cosa: il giardino. Alberi alti, disposti su due file, soldati. Il vialetto fatto di piccoli sassolini, separa il cancello dalla casa. La casa è gialla. La chiamano così “La casa gialla”. Arrivando dal vialetto si vedono due piani, costruzione monoblocco. Otto finestre per piano. Quattro a sinistra e quattro a destra della porta. Sbarre davanti ai vetri. Seconda cosa: la porta. Blindata. È grigio scura, come il colore delle nuvole prima di certi memorabili temporali. Dietro la porta, l’ingresso, la reception, dietro il banco una signora, capelli raccolti, l’aria gentile. Lo sguardo deciso. Il corridoio, sedici stanze, otto a sinistra e otto a destra, portoncini blindati come in carcere anche se carcere non è. Terza cosa: le stanze. Un letto per stanza, lenzuola bianche, coperte verde scuro. Un cuscino, un lavandino. Un uomo per stanza. Il dottore entra nella terza stanza a destra e saluta l’uomo. «Buongiorno Nicola» dice e gli stringe la mano. Nicola sorride stringe forte: «Ciao Professò». Il medico si siede sul letto accanto a Nicola e guarda la parente di fronte. Di fianco allo specchio un disegno, un ritratto di un uomo, somiglia a Nicola. Al medico quel ritratto piace, in tre anni non gli ha mai chiesto chi abbia fatto quel disegno. Gli piace pensare che Nicola si sia autoritratto. Gli piace pure pensare che lui e Nicola abbiano la stessa età, che in un’altra vita potrebbero essere amici. Eppure l’età di Nicola la conosce a memoria. La cartella medica recita chiaramente: «Nicola Consiglio nato ad Avellino il 22/02/1948. Il paziente presenta una sindrome ossessivo compulsiva unita a depressione cronica. Si raccomanda la somministrazione di psicofarmaci e l’isolamento. Il paziente va tenuto sotto stretta sorveglianza.» L’aveva scritta lui quella cartella e da tre anni cercava di smentire se stesso. C’era quasi riuscito. Nicola da sei mesi prendeva solo una pillola al mattino, frequentava gli altri pazienti, usciva a passeggiare in cortile. «Professò ma tu la domenica che fai?» «Che faccio Nicola, mi alzo tardi, sto con i miei figli. Quando è bello andiamo a camminare al mare.» «Bello il mare professò, me lo ricordo, ci andavo con mio fratello. Poi non ci sono andato più, dicevano che volevo per forza levare le onde. Tu lo sai che non si possono levare le onde Professò?» «Sì lo so, però certe volte che non c’è vento si levano» «Ma il vento c’è sempre Professò, pure quando non lo sentiamo, pure debole il vento c’è sempre. Quello certe volte mi sentivo dentro la testa: una specie di vento» «E adesso non te lo senti più non è vero?» «Solo certe volte di notte Professò. Allora mi metto la testa sotto il cuscino e il vento finisce.»

La casa gialla adesso è stata ristrutturata ed è un ostello per studenti. Nicola uscì una domenica mattina alle 12,00 in punto. Suo fratello Giuseppe lo aspettava in macchina col motore acceso, non si vedevano da tre anni e mezzo. Quando si sedette in macchina i calzoni si sollevarono appena, Giuseppe notò il calzino nero a destra e il calzino grigio a sinistra, così come era sempre stato. Pensò che non fosse più così grave. «Dove andiamo Giusè?» «Al mare, Nicò, ce lo facciamo un giro al mare?» «E dove sta il mare? Io non me lo ricordo» «Sta poco più avanti, sempre un poco più avanti.»

Gianni Montieri

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IVANO FOSSATI – L’UOMO COI CAPELLI DA RAGAZZO (album La Pianta del tè 1988)

L’uomo avrà quarant’anni
e i capelli da ragazzo
in mezzo al cortile tiene
l’anima per sé
Il medico lo guarda
il medico tranquillo lo ascolta
gli lascia servire in tavola
tutte le volte che c’è.
Così parlano del tempo
di questo vento che porta via
e ancora del mare
di questo bel mare di Lombardia
che cresce attorno ai muri
come seminato a grano
quando d’estate canta e soffia
qualche vapore lontano.

Chi venisse a prenderlo
una domenica
vedrebbe che bel mare che c’è.

Qui il ricordo non è uomo
e il più delle volte nemmeno donna
qui è il tempo che sta seduto
a mettere i numeri in colonna
Non per tracciare una rotta
che non si può dare una via
quando ad un acuto dolore segue
una più acuta fantasia,
L’uomo avrà quarant’anni
e i capelli da ragazzo
in camera ha un ritratto che
si è fatto da sé.

Chi venisse a prenderlo
una domenica
vedrebbe che bel mare che c’è

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Ascolta il brano