Inedite

1.

Creare l’armonia fra dentro e fuori:
scoprire nell’inconscio l’architetto
che non ti ha rinforzato il sottotetto:
magari trasmutare il piombo in oro
con la dieta appropriata o con il lardo
di Colonnata e arrivare in ritardo
per l’importanza d’un pranzare onesto
e tendersi al respiro cardio-gastrico
prima di collassare a bordo lastrico:
così trasmuteresti le emozioni
nella coscienza di pensieri e forme
senza mai stuzzicare il can che dorme.
Coltívati il giardino dei ricordi
per pratiche e teorie di ciechi e sordi
fra i calami e i pennelli e gli obbiettivi
fotografici e i giochi di parole
operando col senno e con la mano
(l’onanismo ha qualcosa di malsano):
tu guarda e benedici un bel vedere,
se in metronomo oscilla un bel sedere.
Così contatterai terra e natura:
l’origine del mondo che matura
schiudendosi fra ostacoli e cimenti
verticali sorrisi irriverenti,
per cui ringrazierai dèi che non credi,
del bell’amore e dei congiungimenti,
se l’ostrica ti ha aperta la sua perla
nel lungo miele che ti eccita a berla.
Ma dentro ascolta il tuo peggior nemico
coi suoi discorsi seri e inopportuni
e il vortice dei demoni importuni
che t’aggiogano all’essere lubrico.
Il bene t’ha sorpreso nel risveglio
e non avrai saputo far di meglio
che cedere al rollio dell’influenza
pituitosa di tosse e impermanenza.
Ma tu ringrazia il giorno e poi la notte
medita la preghiera del silenzio
o poi con pugni e botte ti silenzio
per le avances che avrai male interrotte.
Così la chiave di fortuna ingrata
tu consegnala al cielo consacrata,
stretto in pungolo il vecchio talismano:
medita nella forma e sull’icona
della modella schiusa che si dona
così che l’alba e il tramonto t’appaia
ombra divina d’un’essenza gaia.

2.

Non affannarti, mio leggero amico,
a sollevare il velo degli inganni:
la commedia si ferma ai primi danni
del futile mistero che non dico.

Non ingegnarti alla lieta parvenza,
a rivoltare i tomi in cui ti libri
alla ricerca d’esili e squilibri
che ti ingrassino il senso e la coscienza.

La sostanza del segno nei tuoi nomi
rettificati in maldisposti encomi
non andrebbe mischiata con la stoffa
che intreccia i corpi di ragione goffa.

3.

Non amo troppo i critici filosofi,
che dicono “Non leggo poesia
fra i poetucci incontrati per via
e gli spigliati editorial-teosofi”.

Credo infine che il male sia la pagina,
la carta creatrice di barriere:
non ostinarti a volerci vedere
dentro la traccia che l’assenza impagina.

Una volta il poeta erano tutti
e si cantava al fuoco del camino
il tempo delle stelle sul cammino
e l’età degli eroi dolce di lutti.

La catena parlata senza limiti
era certo uno spazio democratico,
prima dello snobismo aristocratico
d’un foglietto stampato in cui ti limiti.

La poesia fu figlia della voce
che a qualcuno ora suona autoritaria,
se tra la folla repubblicitaria
domina ormai l’imbonitore atroce.

Perdonami lo sfogo medievale:
amico, io non spedisco cartoline,
e non conosco identità postale
per le filosofie delle vetrine.

5 comments

  1. Perdonami lo sfogo medievale:
    amico, io non spedisco cartoline,
    e non conosco identità postale
    per le filosofie delle vetrine.

    Mi piace Daniele Ventre. Ho visto che è giovane,
    quindi non puo’ che migliorare, non che non sia
    ora bravo.ud

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