Giorno: 9 giugno 2013

I wonder

 

I wonder, ancora per ingenuità, come sia mai possibile che bisogna scrivere articoli dove è necessario annunciare che un film che è girato e ha ricevuto  premi e riconoscimenti in diversi festival internazionali, in Italia lo vedrete solo per TRE giorni (non scherzo) dal 10 al 12 giugno e solo nei cinema afferenti al circuito THE SPACE. Parliamo di ” Searching for Sugar Man” di Malik Bendjelloul,  presentato sul numero 1000 della rivista INTERNAZIONALE e che venerdì sera a Bologna ha meravigliosamente inaugurato il BIOGRAFILM FESTIVAL 2013, consapevole responsabile della scoperta di questa piccola fiaba e della possibilità che venga, appunto proiettato in qualche sala per qualche giorno.  Searching for Sugar Man è un film che soprattutto gli amanti della musica, quella buona, quella che nasce per strada, non possono permettersi di perdere, anche se sconvolgerà per un attimo la scala personale di valori sui musicisti che hanno fatto la storia del Rock.
Chiudete gli occhi per un attimo e immaginate che  un amico vi chiami al telefono e vi dica: “Ehi ma lo sai che Piero Ciampi non è mai morto e terrà 6 date  la settimana prossima?“, la risposta probabilmente sarà un “Mavaffanculo“. Ecco, allora prima di rispondere, sedetevi bene e leggete qui,
Si narra che negli anni 70 un giovane muratore vagasse per le strade e i locali di una periferica fumosa Detroit con la sua chitarra e ammaliasse il pubblico al punto tale da richiamare agenti di case discografiche importanti che non esitarono a fargli pubblicare ben due album (Cold Fact, 1970 – Coming from reality,1971).  Verità vuole che, nonostante le tante aspettative su di lui, i suoi testi e le sue musiche, che venivano considerati pari se non superiori a quelle del giovane talento dell’epoca, Bob Dylan, questo tale sig. Sixto Rodriguez  dopo un flop assoluto di vendite, scomparisse improvvisamente.
Ed è qui che inizia la leggenda: si dice che una fanciulla abbia portato una copia del suo vinile al fidanzato in un paese che ai tempi era ai margini dell’universo; parliamo di un Sudafrica bigotto, chiuso, dove per esempio la censura graffiava i vinili per impedire che certe canzoni venissero trasmesse in radio. Ecco che di festa in festa, di amico in amico, la voce si sparge e viene a nascere una vera e propria leggenda attorno a un nome, una foto su una copertina e ad un silenzio totale attorno all’autore, alle sue canzoni, al suo passato, presente e futuro, al punto di sentire la necessità di inventare le più svariate, dolorose, epiche leggende sulla sua scomparsa.
Nasce un mito quindi nell’ambito di un underground Sudafricano, che nell’apartheid più violento e repressivo, stenta ad emergere. Si arriva però ad un punto tale in cui qualcuno decide di passare dalla leggenda ai fatti. Dopo mezzo milione (ripeto scandendolo mez-zo mi-lio-ne) di copie vendute piratate e no, viene stampato un CD, sul cui libretto qualcuno lancia un appello. E’ un vero e proprio messaggio nella bottiglia, che perverrà alla spiaggia giusta e porterà alla realizzazione di un sogno. E’ a questo punto che l’occhio del regista si inchina davanti all’epifania e la rappresentazione dell’evento viene lasciata all’occhio emotivo e complice delle videocamere che nel 1998 ripresero il concerto di Sixto Rodriguez a Città del capo. Una storia a lieto fine? No solo e semplicemente un documentario, che non tralascia qualche frecciata al music business e che lascia comunque tante domande che possiamo riassumere in quel I wonder, martellante ossessivo, con cui S.R. attacca il suo concerto e che si lascia echeggiare nell’orecchio  mentre compiaciuti da tanta bellezza ci avviciniamo all’uscita, all’inevitabile ricerca di un vinile in più da mettere nella nostra preziosa collezione.

Don De Lillo – L’angelo Esmeralda

Langelo-Esmeralda-DeLillo

Don Delillo – L’Angelo Esmeralda – Einaudi 2013

 – Sono felice, – dichiara. Queste parole sono pronunciate con una irrevocabilità molto pragmatica, e questa semplice affermazione ha su di me un effetto profondo. A dire il vero mi spaventa. In che senso è felice? La felicità non è forse completamente al di fuori del nostro sistema di riferimento? Come può pensare che sia possibile essere felici qui? Vorrei dirgli: «Questa è solo una forma di convivenza, una serie di compiti più o meno di routine. Esegui i compiti che ti sono stati assegnati, fa’ i tuoi test, controlla le varie liste delle cose da fare».Vorrei dire: «Lascia stare la misura della nostra capacità visiva, la portata delle cose, la guerra stessa, la morte terribile. Lascia stare la notte che tutto copre, le stelle viste come punti statici, campi matematici. Lascia stare la solitudine cosmica, l’emergere di sbigottimento e terrore dal profondo del nostro essere«. Vorrei dire: «La felicità non rientra negli eventi della nostra esperienza, almeno non fino al punto di avere la faccia tosta di parlarne».

I due uomini che parlano stanno viaggiando nello spazio in un’epoca non molto distante dai giorni nostri. Sulla terra, la terra che osservano da lontano, si sta svolgendo una guerra, una guerra alla quale la gente si è già abituata. Questa narrativa infallibile è quella di Don DeLillo, il racconto è il secondo dei nove che compongono lo stupefacente L’angelo Esmeralda, la prima sintesi di storie brevi in tanti anni di quello che è considerato (insieme a Roth) il più grande scrittore americano vivente e non solo. Ancora una volta, l’ennesima, andiamo a lezione di scrittura da DeLillo, anche sullo spazio breve riesce a tracciare storie universali, che pur essendo ambientate in un tempo a noi prossimo, sembrano travalicarlo il tempo, anticiparlo. Per questo quando si leggono questi racconti, che ci si trovi nel Bronx o alle Barbados, la sensazione è spesso quella di fluttuare. Restiamo, di volta in volta, sospesi sopra le pagine in attesa che lo scrittore, a un capoverso, a un cambio di battuta  in un dialogo, ci prenda per mano e ci conduca dove desidera. In un mondo che va oltre la realtà perché la anticipa, cosa che DeLillo ha sempre fatto nell’arco di tutta la sua opera. C’è qualcosa di inafferrabile in queste storie, qualcosa che i protagonisti non riescono, o non vogliono più, controllare, così si muovono in una gigantesca bolla d’aria dove le cose accadono al rallentatore. Assisteremo a un miracolo:  una bambina violentata e uccisa apparirà di notte, alla luce dei fari di un treno, su un cartellone pubblicitario del Bronx. Leggeremo di uomini che intavolano discussioni quasi filosofiche in un carcere di minima sicurezza, rinchiusi per reati finanziari non usuali. Come l’uomo che non paga le tasse per semplice indolenza, perché l’atto di pagarle rappresenta un fastidio paragonabile al lavare i piatti, o rifare il letto. Poi sconosciuti che si incontrano in un museo, persone apparentemente normali ma disorientate e disorientabili, spaventate. Poli destinati ad attrarsi e respingersi. Inoltre, solitudini. Un uomo che passa la sua giornata andando al cinema dalla mattina alla sera, attività insolita all’interno della quale lui vive il suo equilibrio, che rischierà di perdere per inseguire una donna che ha la sua stessa passione o malattia? La costruzione dei racconti è perfetta, il salto rapido alla Carver, i dialoghi, i finali inevitabili ovvero apertissimi. DeLillo non sovverte lo stato delle cose, ma lo racconta o lo anticipa. Magnificamente.

© Gianni Montieri

Nota: recensione pubblicata sul numero 16 della Rivista QuiLibri