Alberto Cellotto – Pertiche

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Alberto Cellotto – Pertiche – La Vita Felice – 2012

Due delle possibili chiavi di lettura del bel libro di Alberto Cellotto, potrebbero essere: la terra (o Luogo) e il ricordo. Presi singolarmente questi due elementi lascerebbero pensare, semplicemente, a qualcosa di molto personale e particolarmente legato alle origini del poeta e, questo,sarebbe corretto se guardassimo soltanto ai punti di partenza di Cellotto.  “Così per quanto ne sanno  / questi giocatori soli / di sera, si può chiedersi ugualmente:  / vero che è bello qui? Che stiamo  / bene e manca solo quello che manca?” I luoghi del passato (recente o distante, si veda il poemetto sulla Prima Guerra Mondiale) sono quelli del Nord-Est, i ragazzi di adesso sono i soldati di allora. Lo scatto in avanti del poeta è consentire a chi leggerà (a qualunque latitudine appartenga) di sentire la stessa appartenenza, la stessa (a volte) poca speranza, la malinconia, la rinuncia a qualcosa che mai verrà, presente in questi versi. C’è poi qualcosa in più (che è spesso la differenza tra un libro e un ottimo libro): riuscire a leggere anche tutto quello che l’autore lascia fuori dai testi. Io ho avvertito (e credo di non sbagliare) una fatica dello stare al mondo in  un certo modo, l’oscillazione, terribile e dolcissima, tra il tenere i piedi per terra e spiccare salti nell’aria. Cellotto ci  mette in mano una matita con cui unire i puntini di un “insieme” non facile da realizzare ma necessario. “a questo cerchio di mattine e sere, / a quello che tutti non abbiamo detto / per paura.”

© Gianni Montieri

Nota: recensione pubblicata sul numero 16 della rivista QuiLibri

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