Giorno: 1 giugno 2013

Flashback 135 – Edoardo

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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Edoardo ha passi piccoli e scalzi, anche in pieno inverno. Porta sempre un libro nella mano perché leggendo può capire meglio le cose che gli stanno intorno. Si lamenta in continuazione della città, del mare, del freddo o della pioggia. L’altro giorno, seduto in enoteca, ha ordinato il solito bicchiere di vino bianco e togliendosi gli occhiali, tutto rosso in faccia, ha iniziato a recitare un Padre nostro ad alta voce. Alcune parole erano diverse, ma il senso non era cambiato; Lui nei cieli, il pane quotidiano, i debiti e i debitori. Ha esitato solo sul liberarci dal male. Perché, ha detto incrociando il mio sguardo, se ci toglie il male che cosa ci resta? Poi è uscito nel freddo della sera, camminando in mezzo alla strada e ha iniziato a cantare. A bassa voce.

© Marco Annicchiarico

 

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Tra le righe n. 13: Georg Trakl

Georg_Trakl

Tra le righe n. 13: Georg Trakl, An den Knaben Elis

la traduzione è nella sua essenza plurale etica dell’ascolto

Antoine Berman*

An den Knaben Elis

Elis, wenn die Amsel im schwarzen Wald ruft,
Dieses ist dein Untergang.
Deine Lippen trinken die Kühle des blauen Felsenquells.

Laß, wenn deine Stirne leise blutet
Uralte Legenden
Und dunkle Deutung des Vogelflugs.

Du aber gehst mit weichen Schritten in die Nacht,
Die voll purpurner Trauben hängt,
Und du regst die Arme schöner im Blau.

Ein Dornenbusch tönt,
Wo deine mondenen Augen sind.
O, wie lange bist, Elis, du verstorben.

Dein Leib ist eine Hyazinthe,
In die ein Mönch die wächsernen Finger taucht.
Eine schwarze Höhle ist unser Schweigen,

Daraus bisweilen ein sanftes Tier tritt
Und langsam die schweren Lider senkt.
Auf deine Schlafen tropft schwarzer Tau,

Das letzte Gold verfallener Sterne.

(Georg Trakl)

Al ragazzo Elis

Elis, se il merlo chiama da nere foreste,
allora è il tuo tramonto.
Bevono le tue labbra il fresco di azzurre sorgenti.

Lascia, se la tua fronte piano sanguina
le remote leggende
e il presagio oscuro del volo.

Tu che vai con passi taciti nella notte
carica di  grappoli purpurei,
levi più belle nell’azzurro le braccia.

Batte un cespo di rovi
dove i tuoi occhi guardano,  lunari.
Elis da quanto tempo tu sei morto.

Il tuo corpo è un giacinto,
in cui fruga con ceree dita un monaco.
il silenzio è una nera grotta; sbuca

di tanto in tanto timida una fiera,
abbassa lenta le palpebre gravi.
Nera rugiada cola alle tue tempie,

ultimo oro di stelle cadute.

(traduzione di Giame Pintor, apparsa per la prima volta in “Campo di Marte” del luglio-agosto 1939; oggi si può leggere in : Rilke, Poesie. Tradotte da Giaime Pintor. Con due prose dai Quaderni di Malte Laurids Brigge e versioni da H. Hesse e G. Trakl, Einaudi, Torino 1942 e 1955, p. 111)

Al fanciullo Elis

Elis, se il merlo chiama nel bosco nero,
Questo è  il tuo tramonto.
Bevono le tue labbra la frescura della sorgente fra le rocce.

Quando la tua fronte versa piano il sangue
Ci siano leggende antiche
E i segni oscuri del volo degli uccelli.

Ma mollemente ti addentri nella notte
Che pende di purpuree viti,
E con maggior bellezza muovi le braccia nell’azzurro.

Risuona un roveto,
In cui si trovano i tuoi occhi lunari.
O da quanto, tu Elis, tu sei morto.

È un giacinto il tuo corpo,
In cui le ceree dita immerge un monaco.
Una caverna nera è il tacer nostro,

Da cui talvolta esce bestia mite
E lenta china le ciglia grevi.
Sulle tue tempie cola rugiada nera,

l’ultimo oro di stelle tramontate.

(traduzione di Enrico De Angelis, in: Georg Trakl, Poesie. A cura di Grazia Pulvirenti. Traduzione di Enrico De Angelis, Marsilio, Venezia 1999, p. 201)

An den Knaben Elis fu composta nell’aprile 1913 e pubblicata sulla rivista “Der Brenner”, nel n. 15 del 1° maggio 1913.

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«Georg Trakl nasce nel 1887 a Salisburgo, dove trascorre gli anni dell’infanzia e della giovinezza fino al trasferimento a Vienna nel 1908. Qui porta a termine gli studi di farmacia e il servizio militare come addetto sanitario. È a Vienna che nonostante una condizione di volontario isolamento dagli ambienti cittadini, si consolida definitivamente una vocazione artistica già manifestata nel periodo di Salisburgo con le prime frequentazioni letterarie e i primi tentativi di scrittura poetica. Esperienza centrale nella vita e nell’opera è una drammatica passione per la sorella Grete, che segna entrambi i fratelli come colpa incancellabile. Dopo un breve ritorno nella città natale, nell’anno cruciale per la cultura dell’espressionismo – il 1912 -, Trakl si trasferisce a Innsbruck, dove lavora nella farmacia dell’ospedale militare e dove il consumo di alcool e di droga diviene irreversibile insieme a sempre più frequenti crisi depressive. Il soggiorno in questa città significa anche l’inizio della collaborazione con il circolo della rivista “Der Brenner”, dove sostanzialmente vengono pubblicate quasi tutte le sue poesie prima della morte. La poesia di Trakl raggiunge forse il massimo della propria intensità e qualità nell’anno 1913, quando l’editore Wolff gli pubblica il primo libro di liriche. Tutto il periodo successivo fino alla morte è segnato dal precipitare delle sue condizioni psichiche e della situazione economica. Il poeta muore probabilmente suicida per una dose eccessiva di cocaina la notte fra il 3 e il 4 novembre 1914 all’ospedale militare di Cracovia». (da: Georg Trakl, Poesie. A cura di Grazia Pulvirenti. Traduzione di Enrico De Angelis, Marsilio, Roma 1999)

Giaime Pintor – “Giaime Pintor era nato a Roma, di famiglia sarda, il 30 ottobre 1919. Aveva frequentato le scuole elementari e il ginnasio a Cagliari, il liceo e l’università a Roma, laureandosi in legge nel giugno 1940. Quindi aveva seguito il corso allievi ufficiali, ma la vita militare non gli aveva impedito di svolgere un’intensa attività letteraria e pubblicistica, tra cui si notano mirabili traduzioni in versi di R.M. Rilke e della Kätchen von Heilbronn di Kleist. […  ]Ma ciò che di lui rimane stampato, pur costituendo una voce importante nella nuova cultura italiana, non dà la piena misura della sua stupefacente versatilità e maturità di giudizio, quali sono note a chi lo ebbe amico e poté godere della sua incantevole conversazione: una molteplicità d’interessi che si ribellava ai limiti d’ogni specializzazione e che gli permetteva di orientarsi con ugual sicurezza nella politica, nella storia, nella letteratura, nella musica e nelle arti, una signorilità innata del tratto, la vivacità dell’esposizione e la gentilezza dei modi, tutte queste doti facevano di lui un mirabile esempio di educazione – nel più alto senso della parola – ereditata e assorbita attraverso la cultura dell’ambiente familiare e perfezionata con l’opera assidua dell’intelligenza. “[…] Ufficiale alla Commissione d’Armistizio, era vissuto per più di un anno a Torino, con frequenti viaggi in Germania; quindi si era fatto trasferire a Vichy, per il desiderio impaziente di conoscere nuovi ambienti, nuove scene, nuovi punti di vista politici e culturali […]. Tornò a Roma dopo il 25 luglio 1943, ed appena Napoli fu liberata attraversò clandestinamente le linee del fronte. […] Incaricato di rientrare a Roma con ordini segreti, incappò in un campo minato mentre riattraversava le linee del fronte e fu ucciso dall’esplosione il 1° dicembre 1943.” (Massimo Mila nell’Introduzione a:  Friedrich Schiller, Wallenstein, UTET, Torino 1971, 27-28)

Enrico De Angelis, germanista all’Università di Pisa, si è occupato di Stifter, Adorno, Musil, George, Handke. Tra le sue pubblicazioni: Arte e ideologia grande borghese. Mann, Musil, Kafka, Torino 1975; Robert Musil, Torino 1982; Simbolismo e decadentismo nella letteratura tedesca, Bologna 1987. Ha curato per Einaudi i Diari 1899-1941 di Musil e per Marsilio Notte, lucente notte. Sonetti di Andreas Gryphius (1993).  Il suo studio L’Ottocento letterario tedesco è apparso nel n. 34-35 (2000) di “Jacques e i suoi quaderni” ed è reperibile in rete qui

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*Berman, linguista francese, traduttore dall’inglese, dallo spagnolo e dal tedesco, saggista e teorico della traduzione, è menzionato da Maria Luisa Vezzali a p. 8 del suo Editoriale al volume di “Materiali” (pubblicazione semestrale della Bottega dell’Elefante), pubblicato nel dicembre 2007 con il titolo La soglia sull’altro. I nuovi compiti del traduttore.