Giorno: 31 Mag 2013

Raffaele Ferrario – poesie inedite

biennale architettura 2010 - foto gm

exit poll
alcuni ne ostentano motivo d’orgoglio
per altri sono vanto di fede
per altri ancora bar e bestemmie
tipo davanti ai rigori di champions league

i sondaggi durante un’elezione gli exit poll
poteva bastare una didascalia ornamentale
invece della lingua non sarebbe stato più
divertente il contagio di camera e senato“?”

gli accoliti chierici attivisti sobillatori
hanno introdotto c4 dallo scavo
di una vecchia catacomba comprando
il silenzio di alcuni devoti controllori

degni del tradimento perché tengono famiglia
e non tollerano le coalizioni ridotte a merchandising
sulle pertiche rampicanti della pista innervata
dalla valanga di ski-lift costretti a ripetersi

con infinitesimale baldoria del mezzomese
cui ringhiare contro inventandosi eutanasie
ma i bambini hanno fame il gas è piombato
e la maternità un lusso da mezzoseme

non sono mai nate figlie alle figlie trentenni
maturate ai licei quelle dei professionali
la sanno già lunga per complicità e sesso
parte di loro sembra godersela bruciando

le tappe studia e fantastica l’altra parte
si applicano a indagare che cosa gli altri pensano di loro
quando fioccano gli sms impostati sul t9
dai palmari di nuova generazione con slang

kappa e spada enne a rovescio e una carovana
diurna di emoticon recente dogana clinica
in cui l’oggetto transizionale da orsetto
si è socializzato in mobile identitario

l’abat-jour accesa durante tutta la notte
perché dà sicurezza e controllo indizi precoci
di predisposizione al pensiero allentato
costano poco il crack e la metamfetamina

e non ha controvalore il declino confuso
del minorenne tra i fumi del dropout
ma la leadership è della birra in lattina
che fora il vuoto con gli apriti sesamo

gli exit poll agghindati da urne funerarie
non hanno programmi che non si possa cambiare canale
con il telecomando puntato a squarciagola
in trionfo sulla narrativa stile libero e suicida

paese di santi navigatori e poeti
anche di papi e di paolo e francesca
rosa innesta orchidea elettrificate in rosoni
di cattedrali duomi basiliche abbazie

si dice che tutte le strade portino a roma
la roma papale quella imperiale
ai tassativi bisticci dell’italiano con l’italiano
del milanese con il terrone del borgataro coatto

con lo spietato albanese del rione contro il rione
degli ultras ai derby armati fino ai denti
con le forze dell’ordine in tenuta antisommossa
oltre all’invidia e all’anarchia interpersonale

l’italiano non si fida dell’italiano e ama muoversi
per procura per carte bollate attraverso i salotti
le parrocchie la televisione o equitalia che presto
manderà il suo funzionario più abile in famiglia

l’exit poll perde contatto con il tuffo dell’exit troll
dopo l’exploit di cloro dalla piattaforma dieci metri
ogni concorrente ha votato a matita il blackout
di se stesso coi frammenti del cervello su resina e silice

***

la x e la y


la x e la y
non sono lettere dell’alfabeto inglese
ma piante antiche di corredo universale

dove l’africa è l’uovo pangeatico
e l’impero il segmento che manca
perché non sono lettere inglesi

sono alfabeti di carne
con implantologia lessicale
passaporti per geografie lontane

la x e la y
mappature del genoma umano
sopravvivono per vincoli e legami

.
non serve loro una via crucis
nessun messia o sacerdotessa
basta un generatore di calorie

.
che ne condensi la virtù e il codice
a inchiostro sullo scontrino
dal prezzo verdeggiante sul display

.
la x e la y
segni curiosi di epifanie manifeste
con il martello e con i chiodi
per aggiustare il parquet dell’apparizione

.
se la donna campa più a lungo
dell’uomo ci sarà una ragione
la ragione del segmento che manca

***

mayday
fa un brunch con la pinna del mare
mentre cucina supplì con i riccioli
della neve per l’ora del lunch

arancini volanti sono in fase di atterraggio
dal disco del sole al disco del piatto
e la terra ricambiata dà orti generosi

cloruro di sodio
farciture pèréiformi
cristalli esagonali
giardini commestibili

fa colazione con ricci di mare
e scalda latte fresco sul patibolo
raccoglie i cespi di verdure

archivia carne secca e sughi
nella diaspora con scatolette
di toner e conserve in vetro scuro

fa sera si apparecchia la cena
divora il mayday nel barattolo
e scavalca in un flash la ringhiera

***

Nota biografica:

Raffaele Ferrario è nato a Cesena nel 1971. Si è laureato in psicologia clinica e di comunità con una tesi sullo scrittore russo Fëdor Dostoevskij, dal titolo Il testo letterario come verità psicologica. Ha scritto i seguenti libri:

• Crepuscolo degli affetti (autopubblicazione, 1999)

• Embrioni (autopubblicazione, 2001)

• Il battesimo dell’istante (autopubblicazione, 2003)

• La coda della galassia (antologia, Fara, 2005)

• Renato Turci, poesie e testimonianze (curatore, Foschi, 2009)

• La Casa dell’Uccello (autopubblicazione, Tosca, 2009)

• Questo amore che non muore (autopubblicazione, Tosca, 2010)

• Manicomio (Edizioni del Leone, 2010)

• Crepuscolo degli affetti (L’arcolaio, 2011)

• 2012 Storia di un sopravvissuto (Il Violino, 2012)

• Labyrinthi (antologia, Limina Mentis, 2012)

• Borderline – Una Parigi di meno (L’arcolaio, 2012)

• Poeti di Corrente (antologia, Le Voci della Luna, 2013)

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Daniele Mencarelli – Figlio

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Parentesi del male

1)

.

Senza la parola non è mondo
e il tuo tempo procede
fa dei mesi due anni esatti,
non parli e ormai dovresti
ogni vicino s’aggiunge al pasto
dei timori scambiati con il sonno
tra padre e madre al buio d’una stanza.

2)

.
Piccoli siamo davanti ai dottori
che fanno di te un esame da studiare
meccanismo da scrutare nella mente
in ogni suo dispositivo intellettivo.
Dottori con le dita a pistola
puntate all’altezza dell’amore
del futuro fatto polvere,
felici nell’ora della loro annunciazione,
«qui non c’è bambino, ma un malato».

3)

.
Dal greco autós
la malattia di chi si basta
di chi rifiuta la parola prossimo,
malattia come un destino
senza sorprese né guarigione.
Tu dormi la notte è al principio
non sai che ai piedi del tuo letto
stanno due figure senza pace
paralizzate dal troppo movimento.
Ti scopri nel sonno
e quattro braccia partono,
nessuna bocca ha il coraggio
dire quello che gli occhi si dicono,
chi dopo nostra morte ti metterà al caldo?

4)

.
Traffico alla gola
cielo mangiato dalla notte
oltre non sai vedere,
vorrebbero le parole non dette
farsi preghiera da inizio a fine
ma ti fermi sempre al Padre
non più mio né nostro
in questo sfinito ricominciare,
quello che sai fare
è perderti alla prima luce di stella
rivelata ora che il giorno muore,
a lei dura la voce si offre
la vita del padre al posto del figlio,
tortura ogni grammo di tessuto
donami tutto il male che riesci
ma salvalo e io sarò salvo.
Ti sveglia muta sorpresa
invano tenti di capire
chi ti ha portato sotto casa.

5)

.
Lunga teoria d’ospedali
mesi tra inverno e inverno
un anno vissuto senza estate,
tutto nel mezzo è perso
trascurato ogni lavoro
come un fastidio anche la scrittura,
la vita c’ha scelto per altra occupazione
seguirti con occhi non più nostri
non più giochi insieme da volare
ma comportamenti da rileggere
spiare in cerca dell’indizio
buono a dare fiato alla giornata,
per dire a tutti vi sbagliate
questo figlio è come gli altri
è nato sano con l’amore dentro
bello nella sua corsa a sorriso pieno.

6)

.
Qui dove ho scoperto vita
sul dolore di figli sconosciuti
rivivo oggi su nostra carne,
destino di tornare a Te
Bambino Gesù dentro le tue viscere
per dare ancora voce alla speranza.
Dio è un dottore senza camice
di grazia sanno le parole
che fanno del tempo nuova vigilia,
è strano il compimento della sera
una scoperta d’aria e di colori,
la luce calda di chi spera.

7)

.
Agosto di un giorno senza fine
mare di Puglia alle finestre
un cane spelato senza coda
vaga per qualche resto,
tu lo scruti e c’è mancanza
vuoto da colmare con un suono
parola che sgorga dalla bocca
attesa come tua seconda nascita,
«cane», «cane» ripeti sul nostro pianto
sull’abbraccio della gioia che conosce
solo chi ha conosciuto massacro,
falla sentire al mondo la tua voce
l’oro del suo squillo incerto,
ammutolisci il male ricevuto
tutti gli spergiuri sul tuo destino,
nostro verbo fatto figlio
parlaci di un nuovo tempo.

8)

.
Ora che il male
è chiuso tra parentesi
mi dicono dovrei dimenticare,
cancellare la schiera di rapaci
in volo ridente sul tuo capo,
specialisti dell’infanzia
stretta in tabelle senza scampo
che adorano quando decretano
nella migliore delle ipotesi
il male: un figlio malato,
da tagliare come traguardo
sulla pelle di chi l’ha messo al mondo.
Io invece non dimentico
sto qui per ricordare
la rabbia il fuoco d’odio
non i miei ma i tuoi giorni
tolti al bene dei tuoi anni,
scrivo per quelli che verranno
uomini e donne fatti genitori
che porgeranno loro frutto,
l’amore impareggiabile di un figlio,
nelle vostre mani, vuote d’umano.

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Nota:

Figlio è il primo titolo della serie poeti.com, la nuova collana digitale nottetempo dedicata alla scrittura in versi, diretta da Maria Pace Ottieri e Andrea Amerio.

Poeti.com ospiterà autori italiani e stranieri, esordienti e affermati, classici e contemporanei pubblicati in ebook, talora arricchiti da illustrazioni e/o materiali audio/video, in vendita su tutti gli store on line. Parallelamente all’edizione digitale la collana prevede per ogni titolo un’edizione cartacea in una tiratura limitata, numerata e firmata dall’autore.

www.poetinottetempo.com è il sito dedicato alla collana.

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Daniele Mencarelli nasce a Roma, nel 1974. Vive ad Ariccia. Ha pubblicato quattro raccolte di poesie: I giorni condivisi, poeti di clanDestino, 2001, Guardia alta, Niebo-La vita felice, 2005, e Bambino Gesù, nottetempo, 2010.

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